Italia

 

Una moschea per Firenze?
Intervista all’Imam Izziddin Ilzir, Presidente dell'UCOII

a cura di Hulda Brawer Liberanome

 

L’Imam Izziddin Ilzir mi riceve in una stanza ricavata da quello che anni fa era una rimessa per automobili. Trasformata in un centro di preghiera e di cultura islamica, è ubicata in Piazza dei Ciompi, a pochi passi dal nostro Tempio, ad alcuni minuti a piedi dal Duomo. Nella Piazza, rivalorizzata negli ultimi anni, abitava a cavallo fra il tre ed il quattrocento lo scultore Lorenzo Ghiberti, famoso nel mondo per le formelle della porta est del Battistero di Firenze che raccontano scene dalla nostra Bibbia. La stanza, che serve anche da ufficio, è arredata con alcuni mobili tipici importati dal Medio Oriente ed altri semplici e funzionali acquistati localmente. Chi va, chi viene; un pittore dilettante prende matita e carta e mi ritratta per poi regalarmi la sua opera. L’Imam Izziddin Ilzir, nativo di Hebron, è arrivato a Firenze da studente, è sposato e padre di tre figli di età delle scuole elementari. Non è solo il capo religioso della comunità islamica della provincia di Firenze ma anche il presidente, fino alla primavera del 2014, dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia (UCOII) alla quale aderiscono, mi dice, non meno di 150 centri su un totale di circa 200 centri con sale di preghiera. Il presidente viene eletto per quattro anni da un’assemblea dei centri islamici che mandano i loro rappresentanti in base alla grandezza delle sale di preghiera: per ogni cento mq. un rappresentante, con un massimo di quattro per centro. La partecipazione all’Unione, che cura i rapporti con l’esterno, permette ai soci di ricevere, fra l’altro, assistenza giuridica e aiuto nella ricerca di capi religiosi e di maestri di religione e della lingua araba per impartire lezioni ai bambini musulmani la domenica mattina, in assenza di scuole vere e proprie. Secondo l’imam, la maggior parte dei centri dislocati in tutta la penisola (otto a Torino, quattro a Firenze e provincia) non hanno un preciso indirizzo politico anche se ci sono delle eccezioni, come, ad esempio, uno dei centri milanesi e il centro di Reggio Emilia, che sono vicini al movimento radicale islamico dei Salafiti. A Firenze Ilzir è conosciuto per la partecipazione a numerose manifestazioni culturali ed è membro del comitato interreligioso al quale partecipa la nostra Comunità (attualmente rappresentata dalla Prof.ssa Carla Neppi Sadun). È spesso ospite dei campi internazionali organizzati annualmente dalla Fondazione La Pira, ai quali vengono invitati anche studenti israeliani e palestinesi scelti, per la maggior parte ma non esclusivamente, dal Centro Peres per la pace per gli israeliani e da alcune parrocchie cattoliche per gli arabi.

La prima comunità islamica in Italia è stata fondata negli anni settanta dello scorso secolo da un gruppo di studenti arabi dell’università di Perugia, racconta l’Imam. Via via con l’andar del tempo, l’esempio viene copiato da altri studenti in altre città e solo nel 1991 i centri cominciano ad accogliere intere famiglie per rispondere alle esigenze della popolazione musulmana. In pochi decenni il numero dei musulmani in Italia è cresciuto da qualche decina di migliaia di persone ad un milione e mezzo di oggi provenienti da una cinquantina di Paesi, in prevalenza, in ordine di importanza, da Albania, Marocco, Tunisia, Egitto, Pakistan e Bangladesh. Cresce ogni anno il numero degli Italiani convertiti all’Islam, attualmente all’incirca cinquantamila, in prevalenza donne alla ricerca di un ambiente con valori “lontani dalla società materialista”. Di moschee vere e proprie costruite come tali ce ne sono in Italia solo due, a Roma e a Milano, mentre da anni si stanno costruendo moschee anche a Colle Val d’Elsa, nel senese e a Ravenna. Nelle numerose sale di preghiera gli imam, per l’85% arabi, pregano ed insegnano il Corano in arabo, spesso traducendo anche in italiano. I frequentatori regolari delle sale di preghiera non superano un terzo della popolazione musulmana, una percentuale che sale a 60-70% per la festa di fine del digiuno del Ramadan (cosa che mi ricorda l’affluenza per Neila di Kippur), quando migliaia di fedeli affollano le piazze o le strade adiacenti ai centri.

Di una moschea a Firenze per i diecimila musulmani residenti in città e nella vicinanze si parla già da anni. Potevamo, dice l’Imam, acquistare un terreno adatto e costruire una moschea con i nostri mezzi ma preferivamo agire con l’appoggio della cittadinanza. Per questo motivo decidono di rivolgersi al Comune di Firenze e alla Regione Toscana. Viene costituita una commissione formata da rappresentanti di vari enti e organizzazioni cittadini, compresa la Comunità ebraica. Con il finanziamento della Regione si affida ad una società specializzata, la Sociolab, un sondaggio della pubblica opinione e l’organizzazione di incontri con la cittadinanza per tastarne le reazioni sull’eventualità che ci fosse una moschea a Firenze. Alle varie riunioni aperte al pubblico, tenute per lo più nelle sedi di alcuni quartieri, hanno partecipato in totale circa trecentocinquanta persone, tutti favorevoli alla costruzione a Firenze di una moschea, ad eccezione di un rappresentante di un movimento di estrema destra che era contrario. Al tentativo di condurre un più ampio sondaggio telefonico, effettuato da un gruppo di ricercatori dell’università di Siena, pochi rispondono, facendo capire in tal modo che, nonostante gli sforzi effettuati, è limitato l’interesse dei cittadini all’argomento.

Ciò nonostante la commissione continua ad incontrarsi per esaminare, in primo luogo, le varie proposte relative all’ubicazione della futura moschea. Per i rappresentanti della comunità musulmana l’area scelta dovrebbe disporre, oltre a spazio interno per la sala di preghiera e per un centro culturale, anche di un parcheggio e di un terreno da destinare a giardino e a zona di gioco per i numerosi bimbi delle famiglie dei fedeli. Inoltre, i frequentatori della moschea dovrebbero poter usufruire dei servigi di un vicino regolare servizio di trasporto pubblico. In considerazione di queste esigenze la commissione ha parlato di certi spazi liberi in periferia e di alcuni edifici di aziende industriali dismesse che potrebbero essere adattate architettonicamente ad una moschea. Il problema dell’ubicazione resta cruciale considerata l’esclusione dell’intero centro storico dove lavorano numerosi musulmani, di cui una parte vorrebbe poter partecipare alle preghiere, almeno una o due delle cinque richieste. L’opinione diffusa fra gli stessi musulmani è che le attuali sale di preghiera, alcune nel centro storico, restino aperte ai fedeli mentre la futura moschea dovrebbe servire per le festività importanti e come centro di cultura islamica aperto alla cittadinanza e fungere da simbolo dell’unità e dell’importanza della comunità musulmana di Firenze. L’esempio della moschea di Roma, la più grande in Europa, insegna che un centro religioso lontano dai luoghi di lavoro o di abitazione dei fedeli non può servire per la preghiera giornaliera. Conclusi i lavori della commissione e presentato un ampio rapporto sul suo lavoro e dei vari sondaggi effettuati “non si è più sentito niente. Tutto tace” confessa sconsolato l’imam, che non è riuscito ad ottenere una chiara risposta, né dal comune di Firenze né tanto meno dalla Regione Toscana, certamente urgentemente impegnati causa la crisi politica ed economica in cui si trova il Paese.

È l’ora della preghiera del mezzogiorno e Izziddin Ilzir è pronto per recarsi alla grande sala di preghiera con le pareti nude e bianche, per unirsi ai fedeli, alcune decine di uomini, di maggioranza uomini non giovani, data l’ora. Ci salutiamo. Lui arabo palestinese di Hebron, io israeliana di Gerusalemme, due città poco distanti ma per molti aspetti rappresentanti di mondi diversi. Probabilmente potevamo parlare in ebraico - l’Imam per un anno ha frequentato l’università di Gerusalemme, mi dice - ma parliamo in italiano. Ci conosciamo da anni ma non abbiamo mai parlato del conflitto arabo-israeliano. In rappresentanza della comunità di Firenze ho sostenuto, in linea di principio, il diritto dei musulmani di avere la loro moschea. La nostra comunità non poteva, certo, esprimersi su progetti architettonici e di scelta di ubicazione. Nelle riunioni della commissione e anche durante gli incontri con la cittadinanza fiorentina i rappresentanti della comunità musulmana hanno spesso citato l’esempio della comunità ebraica fiorentina per quanto riguarda l’organizzazione di eventi culturali, l’insegnamento di ebraismo e della lingua ebraica, il funzionamento del museo, i contatti con la cittadinanza. Talvolta mi è sembrato che non tenessero nella dovuta considerazione i secoli della permanenza ebraica nella città e nel Paese e il fatto che il Tempio, inaugurato nel 1882, era allora considerato ubicato in zona periferica. È ben chiaro che la grande maggioranza dei politici e degli esponenti della cultura fiorentina sostengono il diritto dei musulmani ad avere la loro moschea. Restano per ora senza una chiara risposta numerosi problemi concreti come l’ubicazione del edificio, con quale progetto architettonico e probabilmente anche (nonostante le assicurazioni del I’imam cerca la disponibilità dei fedeli) con quale copertura finanziaria realizzare il progetto ambizioso della costruzione di una Moschea a Firenze che potesse rispondere ai desideri della comunità musulmana in continua crescita ed essere accettabile per la maggioranza della cittadinanza.

 

Hulda Brawer Liberanome