Italia

 

Bicchiere tristemente mezzo pieno

di Anna Segre

 

La vittoria risicatissima del centro-sinistra alla Camera e la maggioranza solo relativa al Senato sono state interpretate da tutti come sonore sconfitte. Mentre il Pdl e il Movimento 5 stelle si affrettavano a cantare vittoria, nel Pd tutti correvano a coprirsi il capo di cenere. Certo, rispetto ai sondaggi di poche settimane prima il consenso era precipitato, eppure la situazione, se giocata bene, avrebbe potuto offrire qualche opportunità. In un parlamento dominato da tre grandi forze politiche il Pd si trova nel mezzo, con la possibilità di fare l’ago della bilancia e la libertà di manovra data dalla certezza che le altre due forze (Pdl e M5s) non potranno mai governare insieme (almeno, al momento l’ipotesi appare a tutti inimmaginabile); da una posizione simile il Psi negli anni ’80 e i partiti religiosi in Israele dalla nascita dello Stato fino a pochi mesi fa hanno avuto un potere di condizionamento fortissimo pur con un numero di parlamentari relativamente limitato; a maggior ragione un partito in questa posizione che ha pure la maggioranza assoluta in uno dei due rami del Parlamento dovrebbe sentirsi in una botte di ferro, o, per lo meno, questa è l’impressione che avrebbe dovuto trasmettere in tutte le dichiarazioni pubbliche e in tutti i colloqui. Si sarebbe dovuto ripetere in ogni occasione un messaggio di questo tipo: “Provate a fare qualcosa senza di noi se ci riuscite. Non ci riuscite? Bene, allora è inutile che facciate tanto i furbi perché siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico”. In effetti, nonostante il Pd abbia fatto di tutto perché l’opinione pubblica si dimenticasse di questa sua oggettiva posizione di forza, le elezioni per il Presidente della Repubblica hanno visto in campo, dalla prima all’ultima votazione e da parte di tutti i partiti, solo esponenti del Pd o ad esso vicini. Anche le elezioni per i Presidenti delle Camere hanno dimostrato che il centro-sinistra quando gioca bene le sue carte è in grado ottenere buoni risultati. La posizione di ago della bilancia sarebbe facilitata ancora di più dal fatto che è improbabile che Pdl e M5s possano volere entrambi nello stesso momento lo scioglimento delle Camere: presumibilmente quando i sondaggi saranno favorevoli agli uni saranno sfavorevoli agli altri e viceversa.

Chi avrebbe immaginato solo pochi mesi fa, quando Berlusconi gridava di essere stato vittima di un complotto dei “poteri forti”, dando per scontata la complicità del Quirinale, che avrebbe considerato una sua vittoria personale la rielezione di Napolitano e si sarebbe lanciato in lodi sperticate del suo discorso d’insediamento? Anche Grillo, dopo due mesi di offese e insulti, al momento di eleggere il Presidente della Repubblica ha tirato fuori una rosa di nomi quasi tutti di sinistra, alcuni dei quali più che ragionevoli, e, soprattutto, ha dato chiari segni di disponibilità a un eventuale governo con il centro-sinistra (che peraltro sono stati lasciati cadere nel vuoto).

Tutte le ragioni fin qui riportate per vedere il bicchiere mezzo pieno (a cui si può aggiungere la vittoria di Debora Serracchiani in Friuli-Venezia-Giulia che, arrivata proprio nei giorni di caos totale nel Pd, ha quasi del miracoloso) non sono segni di una mia patologica incapacità di guardare in faccia la realtà: è evidente che la situazione non è affatto rosea e che il governo di larghe intese non promette niente di buono. Ma, proprio perché le cose vanno male, fa ancora più rabbia pensare che forse sarebbe bastato pochissimo per farle andare diversamente. Considerando che i margini di manovra erano tutt’altro che esigui è stato ancora più sconfortante vedere una leadership così occupata nelle rese dei conti interne da dimostrarsi tragicomicamente incapace di manovrare. È stato desolante vedere tutti i parlamentari di altri partiti votare disciplinatamente Marini, Prodi e Rodotà mentre i democratici li affossavano uno dopo l’altro (Rodotà non era un loro candidato, ma non hanno mai chiaramente spiegato perché, anzi non hanno dato segno di essersi accorti della sua esistenza). È stato surreale vedere Bersani e i suoi corteggiare per settimane i 5 stelle che li insultavano e ignorarli completamente non appena hanno momentaneamente smesso di insultarli. È tuttora avvilente che i democratici passino il tempo a litigare furiosamente mentre Berlusconi e i suoi fanno la parte delle persone pacate e ragionevoli e addirittura considerano la rielezione di Napolitano come una loro vittoria. A questo proposito dispiace dire che anche lo stesso Napolitano pare essersi dimenticato di chi stiamo parlando, si ostina a volere tutti i costi un’intesa con un partner che da vent’anni si rivela del tutto inaffidabile e bolla le sacrosante reticenze a sinistra come incomprensibili puntigli e intolleranze.

Le cose potevano andare diversamente e forse c’è ancora qualche margine di possibilità di farle andare diversamente (almeno nell’attività legislativa); proprio per questo fa ancora più rabbia, giorno per giorno, che non vadano diversamente, anche se giorno per giorno si può sempre sperare che prima o poi qualcuno rinsavisca.

Forse chi conosce la storia della sinistra ebraica italiana, e in particolare torinese (e del Gruppo di Studi Ebraici), negli ultimi cinque o sei anni (tra lacerazioni, litigi, scissioni, membri del Gruppo che diventano Presidenti della Comunità con i voti di altri, ecc.), si domanderà da quale pulpito venga la predica. Ma questa è un’altra storia…

Anna Segre

 

    

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