Italia

 

Fidarsi o no del grillo parlante?

 di Emilio Hirsch

 

L’esito delle elezioni di Febbraio ha dimostrato un forte afflusso di voti al Movimento 5 stelle che si attesta come nuovo interlocutore politico tra i due schieramenti di destra e sinistra. Ora che, dopo la rielezione di Napolitano come presidente della Repubblica, il governo di larghe intese tra PD e PDL ha visto la luce, il Movimento 5 stelle resta il più consistente partito di opposizione. Il successo travolgente di questa nuova formazione è stato sorprendente e persino inatteso per molti simpatizzanti ed elettori. Questa nuova formazione parlamentare ci pone davanti a numerosi quesiti non solo come cittadini italiani ma anche come ebrei. Quali sono le idee del movimento? La democrazia del web che sbandiera è credibile? C’è serpeggiante ostilità verso gli ebrei? Le risposte che vengono spontanee non lasciano personalmente tranquilli e non convincono che il movimento possa rappresentare una via verso il rinnovamento del Paese e l’uscita dalla crisi. Il movimento appare succube di un leader populista e probabilmente anche approfittatore. Un personaggio equivoco, più propenso a drammatizzazioni e spettacolarizzazioni di forte impatto psicologico che al confronto fermo e pacato. Le folle arringate con il turpiloquio e le minacce non sono mai riuscite in grandi imprese e il prevedibile risultato sembra, nel più ottimistico dei casi, quello dell’aggressività della Lega Nord naufragato insieme allo yacht del figlio di Bossi. Grillo è un capo autocratico che domina un movimento succube e di misero spessore culturale (d’altronde tutti i giornali lo definiscono il partito dei grillini). Ciononostante, i grillini si vantano di usare i nuovi mezzi di comunicazione elettronica per allargare la partecipazione democratica. Forte è, però, la possibilità che tutto questo sfumi in grida confuse e scoordinate. Grillo si è appropriato di una infinità di proteste, distanti fra loro (dal no TAV all’abrogazione della sperimentazione scientifica sugli animali), sperando che dal rumore di fondo dei “tweet” (messaggini via internet) possa emergere una linea condivisa e costruttiva. L’uso dei “flash mob”, spontanee proteste di piazza organizzate via internet, dovrebbe essere l’esempio di questo metodo. Se queste occasioni fanno balenare alle minoranze e a chi si sente escluso la possibilità di dar voce alle proprie opinioni, è difficile pensare che il grillismo possa funzionare da reale tramite verso le istituzioni democratiche. Grillo e pochi suoi luogotenenti stanno oculatamente strumentalizzando queste iniziative, pilotando e dirigendo con il pugno di ferro. Il dubbio che il grillismo rappresenti l’antitesi dello slancio di partecipazione ad una informazione aperta e trasparente viene consolidato da episodi di intolleranza verso il dissenso e verso la stampa. Non da ultimo, l’atteggiamento verso gli ebrei e l’antisemitismo è, a dir poco, ambiguo, con momenti di subdola relativizzazione storica (ben note sono le prese di posizione contro le celebrazioni del Giorno della Memoria e le visite scolastiche ai campi di sterminio), nonché di vere e proprie aggressioni verbali (difficile dimenticare l’insulto “verme ebreo” a Gad Lerner). Pur cercando di giudicare al di là di questi episodi inquietanti, la gestione autocratica del grillismo lascia il dubbio che ci sia addirittura un tornaconto privato, nonostante le turpiloquenti sparate contro le ruberie della politica nazionale. È infatti importante ricordare che il sito internet dove Grillo pubblica il suo blog è di sua proprietà e che, ogni volta che qualcuno lo consulta, Grillo riceve i proventi della pubblicità che propina. La “democrazia” grillina potrebbe presto rivelarsi un’appiccicosa impostura, dove al solito qualcuno lucra e l’attenzione dei più viene pilotata altrove. Forse dobbiamo essere ancora una volta vigili, denunciare ogni abuso e razzismo, confidando nel tessuto realmente democratico e progressista della nostra società, su cui fortunatamente possiamo ancora contare.

Emilio Hirsch

    

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