Mostre

 

Wonderland

 

Trentacinque artisti israeliani e palestinesi hanno collaborato alla realizzazione di Wonderland, collettiva che, dopo essere stata esposta alla Beit Chagall di Haifa nel 2012, inizia ora il proprio tour europeo. Fra loro anche alcuni vincitori del Premio Israele, il più importante riconoscimento assegnato dallo Stato ebraico nell’anniversario della sua indipendenza.

Si comincia con Berlino: dopo un breve esordio al Bundestag, il parlamento tedesco, la mostra sarà ospitata fino al 21 aprile nei locali della redazione del quotidiano Neues Deutschland. La significativa scelta della capitale tedesca come prima location è stata resa possibile grazie al sostegno della fondazione Rosa Luxemburg, vicina al partito Die Linke. La tappa successiva è Bruxelles: fino all’estate l’esposizione sarà accessibile ai visitatori all’interno del Parlamento europeo per poi proseguire per altre capitali.

Wonderland, Paese delle meraviglie, è un progetto sviluppato in comune da artisti palestinesi e israeliani che si propongono di raccontare, attraverso il loro lavoro, la realtà quotidiana della vita in quel piccolo lembo di terra fra il Mediterraneo e il Giordano, con i suoi dolori e le sue gioie. “La scelta di rappresentare, da differenti punti di vista, le difficoltà di una vita vissuta in un contesto di perenne conflitto – spiega Shirley Meshulam, curatrice della mostra – vuole al tempo stesso testimoniare un comune anelito alla pace”.

Il nucleo principale dell’esposizione è certamente il logorante conflitto politico che da decenni segna in profondità la vita di due popoli. Quel che si tenta di mostrare è come una simile condizione si rifletta nell’arte, ovvero nella coscienza e nel lavoro di chi, da una parte e dall’altra, sceglie questo mezzo per raccontare se stesso e la realtà che lo circonda. Il risultato, tuttavia, non comprende solo l’espressione – pur presente – dei traumi e dei sentimenti di angustia provati dagli artisti: altrettanto presente, se non predominante, è la fiducia gioiosa riposta nella collaborazione dei due popoli per un futuro pacifico, di cui la stessa collettiva vuol essere un concreto esempio.

Il rapporto fra arte e politica diviene in Wonderland tema centrale. “Io non faccio politica – afferma Hadas Reshef, giovane artista di Tel Aviv – faccio quadri. Ma poiché la vita stessa è attraversata dalla politica (e in Israele più che mai), non possono che esserlo altrettanto le mie opere”. La giovane Hadas intende la sua attività artistica come uno strumento di contestazione e la collaborazione con i colleghi palestinesi come una comune protesta contro le classi dirigenti che, secondo lei, sono tra i maggiori responsabili del perpetrarsi del conflitto: “L’arte, oggi come mai, deve abbattere barriere e costruire ponti: la nostra collaborazione vuole indicare la strada da seguire per la pace fra israeliani e palestinesi, contro le velleità belliche dei nostri attuali governanti”.

Anche la curatrice Shirley Meshulam rivendica senza giri di parole il significato politico della sua iniziativa. Cita Rosa Luxemburg, la rivoluzionaria ebrea tedesca cui la fondazione che promuove la mostra è intitolata: “La libertà è sempre libertà di pensare diversamente. Questa libertà è per noi una necessità: pensare diversamente per noi significa opporci alla violenza che da troppo tempo caratterizza le relazioni fra i nostri due popoli. Questa mostra vuol dare una voce collettiva e unitaria al rifiuto, tanto da parte israeliana quanto palestinese, di ogni forma di sopraffazione”.

Manuel Disegni