Europa

 

Antisemitismo in Europa

 di Sergio Franzese

 

Organizzato dall’Associazione Ex Allievi e amici della Scuola Ebraica di Torino (Asset) si è svolto giovedì 3 aprile presso la comunità di Torino un incontro sul tema: “Ucraina, Francia, Ungheria oggi: tra antisemitismo e ascesa delle nuove estreme destre”. Un argomento di stringente attualità che ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso intervenuto ad ascoltare Stefano Gatti (CDEC - Osservatorio sul pregiudizio antiebraico), Guido Franzinetti (Dipartimento di Studi Umanistici Università del Piemonte Orientale) e Daniel Reichel (Pagine ebraiche). La serata è stata introdotta Giulio Disegni, Presidente dell’Asset.

Delle tre realtà prese in considerazione è certamente quella francese a destare maggiore apprensione per la vicinanza geografica e culturale che lega l’Italia (ed in particolare il Piemonte) alla Francia, dove la presenza musulmana mescolata al disagio giovanile delle periferie diviene facile preda dei movimenti di ispirazione jihadista e costituisce un terreno fertile per un antisemitismo ed un antisionismo violento ed aggressivo. Squallidi personaggi come il “comico” Dieudonné M’bala M’bala, di cui ha scritto Nata Rampazzo nello scorso numero di questo giornale citando episodi di odio antiebraico avvenuti oltralpe, trovano purtroppo ampio seguito anche grazie alla rete attraverso cui vengono veicolati filmati che si richiamano ai peggiori stereotipi antisemiti ed irridono alla tragedia della Shoah. Alcuni spezzoni di questi sono stati mostrati da Stefano Gatti così come le foto di chi esibisce il gesto della “quenelle”(1), saluto nazista all’inverso inventato dal “comico” Dieudonné in occasione delle elezioni europee del 2009 quando presentò una lista antisionista con Alain Soral, ex dirigente del Front National di Jean-Marie Le Pen, conosciuto per le sue teorie del complotto portato avanti a livello globale da banche, massoneria, Israele e Stati Uniti e per le sue posizioni radicali contro il femminismo, gli omosessuali e gli ebrei. Soral è diventato, dal 2009, l’ideologo che sta dietro alle posizioni politiche e pubbliche portate avanti dal “comico” Dieudonné che è molto vicino anche a Robert Faurisson, professore di letteratura francese all’università di Lione e una delle figure centrali nella diffusione del negazionismo.

All’epoca della sua presentazione alle europee fu lo stesso Dieudonné a dichiarare al quotidiano Libération un primo significato del gesto. Disse infatti di essere molto felice “all’idea di trascinare la sua piccola quenelle nel culo del sionismo”.

Infine i recenti risultati delle elezioni amministrative francesi in cui il Front National di Marine Le Pen ha riportato una notevole affermazione imponendosi come terzo partito costituiscono certamente un ulteriore motivo di inquietudine poiché l’antisemitismo, anche se non viene posto come un argomento centrale del programma politico, è un sentimento piuttosto diffuso e radicato nell’estrema destra francese alla quale fanno riferimento nostalgici fascisti, negazionisti e cattolici tradizionalisti.

A pochi giorni dalle elezioni che hanno visto il Front National raggiungere 6,84% dei suffragi ed assicurarsi il governo di 14 municipalità Marine Le Pen ha dichiarato di voler sopprimere i menù che sostituivano i piatti a base di carne di maiale dalle mense scolastiche destinati agli alunni di religione musulmana ed ebraica. Se il buongiorno si vede dal mattino la giornata che seguirà si annuncia davvero pessima.

Non ci si deve peraltro dimenticare che la Francia oltre ad essere la patria della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e del principio di Libertà Uguaglianza e Fratellanza è storicamente anche la culla dell’antisemitismo e del negazionismo.

In Francia, dove la comunità ebraica è stimata in circa 600.000 persone, sono stati 423 gli episodi di antisemitismo registrati nel 2013, 614 nel 2012 e 389 nel 2011(2). Il crescente clima di astio nei confronti degli ebrei ha provocato un sensibile aumento delle aliyot verso Israele (circa 3000 nel 2013 contro circa 2000 dell’anno precedente, con un aumento del 50%).

Antiche forme di antigiudaismo alle quali si ricollega l’antisemitismo attuale riguardano le altre due realtà prese in esame nel corso dell’incontro: Ucraina e Ungheria. Denominatore comune ad entrambe è il rapporto duraturo e complesso delle società maggioritarie nei confronti della diaspora ashkenazita, radicata da secoli nell’Europa Orientale, che ha avuto il suo epicentro in Polonia. La recente sommossa ucraina e la vicenda della Crimea, fatti che hanno prodotto una crisi internazionale, secondo il Prof. Guido Franzinetti necessitano di una lettura più approfondita rispetto a quella veicolata dai mezzi di informazione. Situazioni articolate in cui si affacciano ragioni e torti da entrambe le parti ed in cui, da entrambi le parti, si svolge una guerra di propaganda volta a demonizzare il campo avversario (noi che ci occupiamo di Medio Oriente conosciamo bene queste logiche ma resta comunque il bisogno, anche in questo caso, di riuscire a separare ciò che è vero da ciò che non lo è). L’opposizione ucraina appare eterogenea ma è innegabile che essa annoveri tra le proprie file elementi di estrema destra, filo-nazisti ed antisemiti, nazionalisti che si richiamano alla figura di Stepan Bandera leggendario combattente per la libertà e l’indipendenza ucraina nonché collaboratore della Germania di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale con la quale si alleò in funzione antisovietica pur di conquistare l’indipendenza del suo paese. L’organizzazione fascista OUN-B fondata da Bandera contribuì attivamente alla Shoah facendo uccidere migliaia di ebrei e polacchi.

Quale sia il peso numerico e ideologico dell’estrema destra in quella che è divenuta nota come la rivolta di Piazza Maidan non è dato saperlo con precisione, ma la certezza di tale presenza dovrebbe costituire un serio campanello d’allarme. Sta di fatto che dall’inizio dell’anno a Kiev si è registrata un’impennata di aggressioni razziste: il 17 gennaio un trentenne appartenente alla comunità ebraica era stato accoltellato e ridotto in fin di vita. Qualche giorno prima era stato aggredito un cittadino israeliano, insegnante di lingua ebraica in una scuola religiosa locale. Il 18 gennaio nei pressi di una sinagoga di Kiev alcuni appartenenti alla comunità ebraica avevano fermato un uomo che pedinava i visitatori e prendeva nota dell’orario e dell’itinerario del loro ritorno a casa. A febbraio era stata profanata la sinagoga riformata Ner-Tamid a Simferopoli con svastiche e scritte antisemite mentre in precedenza erano state lanciate bombe molotov contro la sinagoga di Zaporizhia. Una richiesta urgente di aiuti rivolta al premier israeliano Benyamin Netanyahu e al ministro della Difesa Moshe Yaalon è stata inviata dal direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, il rabbino Menachem Margolin, in seguito al moltiplicarsi di episodi di antisemitismo in Ucraina. In parallelo, a fine febbraio, lo stesso ha chiesto all’Unione Europea di insistere con gli attuali responsabili della sicurezza a Kiev affinché impediscano gli attacchi contro la minoranza ebraica. Al di là degli episodi documentati e del clima oggettivamente sfavorevole, il Prof. Franzinetti ha comunque sottolineato che anche il tema dell’antisemitismo, purtroppo presente sia sul fronte ucraino che su quello russo, tende ad essere talora usato come strumento nella guerra di propaganda fra le parti in conflitto con il rischio di essere evocato in modo distorto o amplificato rispetto alla realtà.

La situazione ungherese, sulla quale ha relazionato Daniel Reichel, autore di un réportage svolto nel 2012 insieme alla collega Rossella Tercatin, pubblicato su Pagine Ebraiche(3), ci descrive una nazione nella quale la storia è stata segnata dall’alleanza con la Germania nazista, dal consolidamento di formazioni politiche come le Croci Frecciate, partito filonazista e antisemita che sotto la guida di Ferenc Szálasi governò l’Ungheria dal 15 ottobre 1944 al gennaio 1945, un breve lasso di tempo durante il quale diverse decine di migliaia di ebrei vennero deportati dall’Ungheria verso i campi di sterminio.

Ai giorni nostri, secondo recenti stime, in Ungheria il venti per cento almeno degli abitanti è composto di antisemiti duri, militanti. Il partito nazionalista Jobbik, che nel 2010 aveva ottenuto il 16,7% dei voti conquistando 47 seggi su 386, nelle elezioni del 6 aprile di quest’anno ha compiuto un ulteriore balzo in avanti conquistando il 20,5% dei suffragi e riconfermandosi come terza forza politica (anche se a seguito della riforma elettorale varata nel marzo del 2013 si vedrà assegnato un numero inferiore di seggi rispetto al passato). Così nel corso della legislatura uscente il suo capo, János Gyöngyösi, ha potuto alzarsi dal seggio in parlamento e chiedere la lista degli ebrei che siedono là e nelle istituzioni sensibili: sono un pericolo per la nazione, ha detto. Gyöngyösi ha alle spalle una truppa variegata che dà credito a questa miserabile cretinata: ci sono intellettuali che sui giornali spiegano a turno come gli ebrei abbiano occupato economicamente il Paese, come siano i capofila dell’illusione europeista che spossessa l’Ungheria. Gli Jobbik negano la Shoah, organizzano rally a favore dell’Iran, che considerano un Paese indipendente dall’odiata America, minacciato da Israele. I rom poi (presenza stimata in Ungheria tra i 450.000 ed il milione) sono da essi considerati “subumani”, rifiuti da eliminare. Jobbik ha gruppi che indossano uniformi nere, aggressivi, delle vere e proprie milizie, anche se una legge ora le proibisce.

Ironia della sorte, Csanád Szegedi, il numero due di Jobbik, nel 2012 ha scoperto di avere origini ebraiche(4). Ed allora in piena crisi di coscienza ha abbandonato ogni incarico dirigente, è uscito dalla formazione politica antisemita e, stando a quanto si dice, ha iniziato un percorso di ritorno alla fede ebraica.

Su Viktor Orbán, attuale presidente e capo del partito Fidesz (rieletto il 6 aprile con il 44,4% dei voti), gravano accuse di autoritarismo e di tolleranza nei confronti delle posizioni xenofobe anti rom ed antisemite espresse dalla destra estrema e, soprattutto, di revisionismo storico attraverso il quale si vorrebbe far dimenticare la responsabilità ungherese nella Shoah che con la deportazione e lo sterminio di oltre mezzo milione di ebrei magiari vide ridursi drasticamente la presenza ebraica in una nazione nella quale essa era aveva rappresentato una componente importante sia dal punto di vista numerico che culturale, ben inserita all’interno del tessuto sociale.

In conclusione Ucraina, Francia ed Ungheria (per la quale ho riportato i dati aggiornati della recente consultazione elettorale) sono solo tre esempi attuali di come l’antisemitismo non sia mai pienamente sconfitto e di come esso si riaffermi quando il malessere sociale è in crescita.

L’incontro è servito a richiamare l’attenzione su avvenimenti che pur svolgendosi fuori dai nostri confini ci riguardano da vicino, come cittadini europei e come ebrei. Anche in Italia l’affermazione crescente di formazioni politiche di matrice populista ed antieuropeista potrebbe favorire una crescita dell’antisemitismo, fenomeno che finora qui da noi possiamo fortunatamente definire “a bassa intensità” ma che come è noto trae linfa anche dalle deliranti accuse di complotto rivolte agli ebrei ed usate in funzione anti-sistema. Non può passare inosservato il fatto che manifestazioni di diffidenza e di odio sempre più spesso e con toni talvolta marcatamente violenti traspaiono da molti commenti postati nei blog e nei siti internet italiani in cui si parla di ebrei e di Israele.

Capire ciò che avviene intorno a noi deve servire a non farci cogliere impreparati da un futuro che si presenta gravido di incognite.

Sergio Franzese

 

(1) Filmati su Youtube:

     Dieudonné M’bala M’bala: Shoah Nanas: http://tinyurl.com/nfv4d9t

     Dieudonné M’bala M’bala: Debut du film L’Antisémite: http://tinyurl.com/nz7kg53

     La Quenelle: http://tinyurl.com/pjsa6hj

 

(2) Fonte: Service de Protection de la Communauté Juive: http://antisemitisme.org

 

(3) Pagine ebraiche - Speciale Ungheria/1 - Aprile 2012 - Pag. 10: http://tinyurl.com/nppmkav

     Pagine ebraiche - Speciale Ungheria/2 - Maggio 2012 - Pag. 10 http://tinyurl.com/pnwl3z2

 

(4) Leader neonazista ungherese si scopre ebreo e si converte - Il Fatto Quotidiano - 22/10/2013: http://tinyurl.com/ogkv8r6

 

 

 

"Morte agli ebrei". Scritta comparsa il 28 febbraio sulla porta d'ingresso della sinagoga riformata "Ner Tamid" a Simferopoli, Crimea.

 

   

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