Torino

 

Il presidente risponde

 di Beppe Segre

 

In risposta alla richiesta di intervista e a quanto pubblicato sul numero di febbraio scorso, inizio con il dire ciò su cui non sono d’accordo.

Ha Keillah ha deciso di pubblicare la lettera della consigliera Alda Guastalla perché, così si legge, “il Presidente, Beppe Segre, si è rifiutato di allegarla, come richiesto, alla sua relazione ed al Bilancio preventivo 2014, inviata a tutti gli iscritti con il Notiziario di febbraio”.

Le parole “si è rifiutato” sembrano suggerire ai lettori una scelta liberticida, quando la prassi generale è che la Comunità non pubblica sul Notiziario né allega a proprie pubblicazioni comunicazioni di iscritti, per distinguere quanto è comunicazione istituzionale da quanto è comunicazione personale, e questa è la risposta a tutte le richieste che sono pervenute e non solo a questa.

Nella stessa frase si parla del Presidente e “della sua relazione”. Se si intende alludere alla Relazione che viene presentata ad ogni assemblea, ad illustrazione delle attività effettuate e delle previsioni per il futuro, non è “del Presidente” (anche se, ahimè, è il Presidente che la scrive materialmente, almeno in parte, sollecitando e raccogliendo i contributi dei consiglieri) ma è “del Consiglio”, organo chiamato ad approvarla e firmarla. Del Bilancio preventivo e della relazione, approvati nella riunione del 15 gennaio, già iniziammo a parlare nella riunione di Consiglio del 26 novembre e poi del 18 dicembre, poi mandai una bozza aggiornata ai consiglieri l’8 gennaio, e poi infine una nuova versione per la riunione del 14 gennaio, in cui furono recepite ultime modifiche, con discussione fino all’ultimo minuto possibile (ma questo mi sembra normale).

Ora la consigliera Alda Guastalla, con altri consiglieri, è naturalmente libera “di uscire deliberatamente alle 0.05 prima che venisse messa in votazione la relazione”, ma sulla relazione, così come su tutti i progetti, si è lavorato insieme, a lungo, discutendo su ogni parola, con tutta la trasparenza necessaria.

Ma veniamo alle domande dell’intervista.

 

Perché la Comunità non riesce a trovare un Rabbino Capo?

Mi sembra una domanda posta in un momento sbagliato. Negli stessi giorni in cui veniva formulata questa domanda, rav Ariel Di Porto è stato nostro ospite per conoscere le persone, le istituzioni e l’organizzazione della Comunità: il Rav ha avuto incontri con Presidente e vicePresidenti, con la commissione Ufficio Rabbinico, con i consiglieri e i rappresentanti delle istituzioni, ha conosciuto vari iscritti, ha partecipato alle funzioni dello Shabbat, ha tenuto una lezione alla Comunità a partire dalla parashà della settimana, ha avuto un incontro con il gruppo dei giovani ed ha fatto una lezione agli ospiti della Casa di Riposo, ha partecipato alla tefillah didattica dei ragazzi della scuola media e alle lezioni della scuola in preparazione dello shabbat, ha visitato il Cimitero, ha controllato miqwè e camera mortuaria, ed ha chiesto informazioni su procedure diverse. Ha infine incontrato gli iscritti per una lezione che si è di fatto trasformata in un momento meno ufficiale di conoscenza e di dialogo. Si è poi parlato di possibili programmi, con particolare attenzione al coinvolgimento ed alla formazione dei giovani.

Il Consiglio ha poi approvato, all’unanimità, nella riunione del 26 febbraio, una delibera che esprime grande stima e vivissimo apprezzamento a Rav Di Porto, incarica la Giunta di formulare una bozza di contratto e una proposta per gli aspetti economici, auspica che, risolti i vari problemi organizzativi, a breve possa essere nominato Rabbino Capo per iniziare già dal mese di maggio attività a Torino, part time, e poi dal 1 settembre con impegno a tempo pieno e servizio regolare.

Chi svolge in questo momento la funzione di Rabbino Capo?

In assenza di un Rabbino Capo, il Consiglio, in applicazione delle procedure previste dall’articolo 29 comma 2 dello Statuto, ha verificato la disponibilità, per un periodo di tempo determinato, di Rav Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità di Roma, ha concordato la collaborazione con la Comunità di Roma, ha verificato il parere favorevole della Consulta Rabbinica, e infine ha designato Rav Di Segni. Colgo l’occasione per esprimere il vivissimo e affettuoso ringraziamento di tutto il Consiglio per Rav Di Segni, che ha accettato di assumersi a titolo volontario anche questa responsabilità, che si somma ai numerosi e gravi impegni di cui già è incaricato.

Chi si occupa del culto? Chi si occupa dei funerali? Etc.

Con questa domanda Ha Keillah sembra dimenticare che esiste Rav Somekh, Rabbino della Comunità, che dedica tutto il suo impegno per garantire culto, funerali, lettura della parashà, derashot e conferenze, interventi a scuola, lezioni settimanali che sono davvero molto apprezzate da un pubblico fedele e interessato, assistenza a persone in difficoltà, controllo kasheruth, partecipazione a manifestazioni, oltre a dedicare il lunedì e il martedì a lezioni presso il Beth HaMidrash di Milano, nel quadro degli accordi intercorsi tra la Comunità di Torino e di Milano. Rav Somekh è affiancato, per le attività operative di controllo kasheruth, da un giovane, il cui lavoro è formalizzato con un contratto di prestazione occasionale e accessoria, e per le attività di culto dai volontari di sempre.

[La domanda intendeva appunto riferirsi al lunedì e al martedì, ndr]

A proposito di Rav Birnbaum

Come abbiamo già scritto nella Relazione al consuntivo 2013, il Consiglio ha espresso apprezzamento per l’impegno, l’entusiasmo e la comunicativa profusi da Rav Birnbaum e dalla signora Renana nel triennio in cui è stato Rabbino Capo a Torino. Ho sentito persone che hanno affermato “Grazie a Lei mi sono riavvicinato all’Ebraismo, perché ho capito che Ebraismo è anche gioia e partecipazione”. Ci sono state però situazioni in cui non ho condiviso il comportamento di Rav Birnbaum, che non mi sembrava finalizzato ad unire tutta la Comunità, e gliel’ho evidenziato francamente.

Sulle attività culturali

Se si guarda solo al succedersi delle periodiche attività pomeridiane e serali, può effettivamente svilupparsi l’impressione che siano altri enti (interni o esterni) a organizzare incontri e conferenze a cui la Comunità fornisca solo l’appoggio e il nome di supporto; ma di fronte a un’iniziativa promossa da più associazioni insieme sembra un po’ pretestuoso voler decidere a priori che solamente una o alcune di esse hanno ideato e lavorato, mentre altre (nella fattispecie la Comunità) si limitano a mettere l’etichetta e a godere dei frutti dell’opera altrui: come escludere che si tratti invece di reale collaborazione?

Inoltre ritengo che una simile ottica tesa a conteggiare le serate comunitarie sia limitante e miope. Infatti non si fa cultura semplicemente proponendo incontri agli iscritti, per quanto interessanti e validi, come pure ce ne sono stati di recente, anche organizzati o co-organizzati dalla Comunità. Si promuove sviluppo culturale affrontando tematiche o lanciando iniziative capaci di coinvolgere allo stesso tempo gli ebrei e tutti gli altri cittadini torinesi anche al di fuori dei tradizionali impegni al Centro Sociale.

In realtà, l’attuale Consiglio sta proprio elaborando programmi e iniziative autonome, mirate e non dispersive, secondo il programma elettorale di Anavim citato dalla Redazione di HK in chiave di scoperta opposizione politica. Tre soli esempi, recenti e proiettati verso il futuro, per non tediare il lettore:

• insieme al Goethe Institut di Torino, al Museo Diffuso e più di recente con altri importanti enti culturali cittadini (Istoreto, Centro Primo Levi) la Comunità sta da tempo promuovendo e sviluppando il progetto per portare anche a Torino, nel 2015, le Stolpersteine (pietre d’inciampo da posare di fronte alle case dei deportati), progetto del quale è stata la prima promotrice già dall’estate del 2011 con la Città di Torino e che ha portato - grazie alla bella sinergia che si è creata con gli altri istituti - a un proficuo workshop di analisi e progetto realizzato presso il Goethe dal 18 al 20 febbraio scorso;

• il 13 febbraio presso la Casa Valdese si è svolto - in occasione dell’imminente anniversario dell’emancipazione valdese - un pomeriggio di dibattito e approfondimento dal titolo Mano nella crisi, dedicato alle difficoltà sociali, culturali, economiche della fase attuale e alle concrete possibilità di intervento da parte delle comunità culturali/religiose. C’è l’intenzione di sviluppare questo dialogo in un secondo incontro (che si svolgerà a maggio nel Centro Sociale di Piazzetta Primo Levi), per poter dare poi corpo a iniziative comuni di effettiva solidarietà sociale;

• per la terza volta il 25 marzo, a settanta anni esatti dall’arresto del partigiano, si è svolta - a cura del Comune di Torino, della Comunità di Sant’Egidio, delle Comunità Ebraiche di Casale, Torino e Vercelli - la Marcia dedicata alla memoria di Emanuele Artom dalla Stazione di Porta Nuova (lapide ai deportati) a Piazzetta Primo Levi, dove alunni della Scuola “Emanuele Artom” e giovani provenienti da Casale hanno intonato, prima degli interventi del Sindaco, di Rav Somekh, di Daniela Sironi della Comunità di Sant’Egidio, cori di resistenza e di libertà alternandoli alla lettura di pagine dai Diari di Artom. Si tratta di un momento dal forte impatto formativo, dedicato principalmente alle giovani generazioni. Un impegno al quale la Comunità non vuole e non può rinunciare.

Il fatto che questi e altri progetti - come quelli, numerosi, legati al Giorno della Memoria - si realizzino grazie a positive sinergie tra la Comunità e altri enti cittadini, è - riteniamo - una occasione da non perdere, un “valore aggiunto”, un arricchimento utile a noi e agli altri.

Dovendo tracciare un bilancio di questi due anni e mezzo, quali sono le ombre e le luci?

Quali problemi sono stati risolti e su quali pensi ci sia ancora da lavorare?

Abbiamo individuato un Rabbino colto, propositivo, entusiasta e con grande impegno personale, che auspichiamo possa essere al più presto il nostro Rabbino Capo, e guidare la vita della Comunità per i prossimi anni.

Sono finalmente partiti, dopo un lungo approfondimento tecnico e una trattativa con più aziende, i lavori per la ristrutturazione della Casa di Riposo, per adeguare le strutture alle normative aggiornate, garantire la continuità del servizio, aumentare la capienza e poter dunque migliorare il quadro economico. È stato individuato come collaboratore, per il coordinamento tecnico, il completamento del progetto esecutivo e poi per la Direzione Lavori, un ingegnere strutturale esperto, che ci dà fiducia che un progetto complesso che va a investire tutta la sede, possa essere realizzato puntualmente e senza criticità.

Grazie all’impegno della Comunità, i giovani delle scuole imparano a conoscere il comportamento eroico e l’insegnamento etico di Emanuele Artom.

La Comunità si è costituita parte civile nel procedimento contro un professore razzista e antisemita; è stata pronta a denunciare i discorsi revisionisti espressi da politici locali.

Per quanto riguarda l’ordinaria gestione, c’è un controllo rigoroso della spesa, con attenzione per ogni piccola uscita, per una trattativa con più fornitori, nel rispetto per i nostri iscritti che partecipano con il pagamento di tributi e con proprie offerte autonome, e dei nostri figli e nipoti, cui dobbiamo permettere gli stessi servizi di cui godiamo oggi: culto e cultura, scuola, casa di riposo. Nelle scelte economiche si ragiona sempre in prospettiva futura, valutando benefici di eventuali investimenti e cercando di eliminare soprattutto quei costi non “vitali” destinati a lievitare e a compromettere ulteriormente la situazione economica.

La Commissione Immobili, con la collaborazione di professionisti esperti, ha passato in rassegna tutti gli alloggi che costituiscono il patrimonio immobiliare della Comunità, individuando criticità da sanare, adeguamenti di manutenzione ordinaria e straordinaria con le relative priorità, ed avviando alcuni importanti interventi, per gli edifici di corso Bramante e di via Legnano, e per altri ancora, interventi rimandati da anni e non ulteriormente procrastinabili. È stata aggiornata la situazione catastale, sanando numerosissime anomalie che risalivano ad anni lontani. È stata effettuata la manutenzione straordinaria della Sinagoga di Cuneo, affiancando il professionista nominato dalla precedente amministrazione, e rivedendo il progetto. Sono stati effettuati interventi di formazione del personale, obbligatori per legge, che non venivano più svolti da anni.

La crisi economica che colpisce l’Italia (e non solo!) produce naturalmente le sue conseguenze anche sulla vita comunitaria, e cresce il numero degli inquilini morosi e degli iscritti che perdono il lavoro e che hanno gravi difficoltà economiche. La Comunità deve reagire. Alla grave crisi che ha colpito l’Istituto Athenaeum, non più in grado di pagare l’affitto, ci siamo dati da fare per cercare un’altra scuola importante con la necessità di una grande sede scolastica. Per le esigenze dell’assistenza, grazie ad un progetto UCEI, abbiamo la collaborazione di un’assistente sociale, che fornisce una consulenza, assai preziosa, per la possibilità di accedere a forme di sostegno da parte di Enti pubblici.

Certo i problemi sono tanti: sarebbe da rivedere il Regolamento per il calcolo dei Tributi, per ottenere una contribuzione equa, proporzionata alle effettive condizioni economiche; dobbiamo migrare al nuovo sistema informatico, messo a disposizione dell’UCEI, manca lo spazio per archiviare i documenti, è da organizzare un gruppo di volontari disponibili a portare compagnia a persone sole e in condizioni di disagio.

Il lavoro non mancherà neppure per i prossimi amministratori.

Sei ottimista o pessimista sul futuro della Comunità?

È necessario essere realisti: quaranta anni fa la popolazione ebraica era costituita da poco più di 1.600 iscritti. Quindici anni fa da 1.280. Oggi siamo meno di 900, in una generazione o poco più, la popolazione si è dimezzata, le condizioni diventano sempre più difficili: diminuiscono iscritti, tributi e affitti, si azzerano i contributi dagli Enti Pubblici, ed aumentano le spese per mantenere in decoro e sicurezza Sinagoghe, Cimiteri, archivi, biblioteche. Confido che i consiglieri siano ben consci della responsabilità che grava su chi deve decidere e della gravità dei problemi, e spero che gli iscritti si rendano conto dell’impegno che dedichiamo.

Mi spiace solo la litigiosità che si evidenzia nella lettera della consigliera Alda Guastalla, e in certi interventi inutilmente polemici che sentiamo a volte in Consiglio.

Ma la delibera che auspica la nomina di Rav Di Porto come nuovo Rabbino Capo è stata assunta all’unanimità.

Anche la delibera per la designazione di Rav Riccardo Di Segni ai sensi art. 29 comma 2 dello Statuto è stata approvata all’unanimità.

E perfino quella proposta di rinnovare con Rav De Wolff un contratto a tempo determinato dal 1 novembre 2013 fino al 31 agosto 2014, oggetto di tantissime discussioni e che poi non è stato possibile siglare, è stata approvata all’unanimità.

E ha lavorato assai bene la Commissione Casa di Riposo, con la partecipazione di consiglieri della maggioranza e della minoranza. E così hanno lavorato bene altre Commissioni, cui partecipano consiglieri della maggioranza e della minoranza.

Sono fiducioso che, al di là di qualche polemica, sui problemi concreti si discuta e si lavori insieme, per il bene della Comunità.

Beppe Segre

 


 

Non è mia intenzione ribattere in modo puntuale alle numerose affermazioni del Presidente su cui mi trovo in disaccordo; solo su una frase vorrei soffermarmi: “mi spiace solo la litigiosità che si evidenzia nella lettera della consigliera Alda Guastalla, e in certi interventi inutilmente polemici che sentiamo a volte in Consiglio”

Se per litigiosità si intende informare gli iscritti su quanto avviene, o spesso non avviene, in Consiglio e se interventi inutilmente polemici sono quelli in cui evidenzio le scorrettezze, le omissioni, le incongruenze della maggioranza, allora sono onorata di essere litigiosa e polemica; se invece il termine litigioso viene inteso nella sua comune accezione, invito gli iscritti a partecipare ad una sola riunione di Consiglio perché si rendano conto di chi, praticamente ogni volta, si esibisce in violenti attacchi a singoli, sfuriate e simili.

Alda Guastalla 


 

    

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