Storie di ebrei torinesi

 

TRA TORINO E SUDAMERICA

 

Nello scorso numero di Ha Keillah avevamo incontrato Alida Vitale, nata in Argentina (così come Gabriele Levy, che avevamo intervistato nel numero del luglio 2013). In effetti la nascita sudamericana (in particolare argentina, ma non solo) è comune a un certo numero di iscritti alla nostra Comunità, i cui genitori erano emigrati per sfuggire alle leggi razziali e alle persecuzioni. Alcuni, come Ernesto Ovazza, mantengono ancora legami molto forti con il paese natale e vi si recano periodicamente, altri non vi tornano più da molti anni; altri ancora, come Daniela Momigliano, non vi sono mai più tornati.

 

 

Uruguay: Ernesto Ovazza

 

 

Ci racconti un po’ della tua storia e del tuo rapporto con l’Uruguay?

Sono nato in Uruguay nel 1959, quarto figlio dopo tre sorelle nate fra il 1955 e il 1958. Mio padre Giorgio, del 1924, nel 1939 da Ginevra, dove era in collegio, si rende conto del pericolo che stanno per correre gli ebrei e del fatto che le frontiere stanno per essere chiuse ed avvisa il padre Alfredo, banchiere; in pochissimo tempo il nonno ed i suoi fratelli decidono di cedere la banca di loro proprietà, di partire (un fratello del nonno, Ettore, non parte e sarà ucciso con la famiglia ad Intra) e riescono ad imbarcarsi sull’ultima nave che salpa per il sud America; con loro ci sono numerosi altri ebrei torinesi (Momigliano, Calabi, Levi; sono in tutto una ventina). Sbarcano in Brasile ma gli Ovazza proseguono per l’Uruguay dove hanno delle conoscenze. Il nonno riprende la sua attività in campo finanziario mentre mio padre si laurea in agronomia, compra delle terre e, da allora, ha sempre seguito la campagna. Dall’inizio degli anni ‘60 mia madre, dopo la nascita dei quattro figli, vorrebbe rientrare in Italia e realizza questo suo desiderio nel 1963. Mio padre non rientra a Torino in maniera definitiva, rinuncia alla cittadinanza italiana che non vuole più, essendosi sentito espulso e rifiutato dall’Italia. Io frequento quindi la scuola ebraica e nel 1983 mi laureo in economia. Mio padre continua a risiedere prevalentemente in Uruguay dove abbiamo l’azienda agricola in cui si coltivano mais e soia, si alleva bestiame e cavalli da corsa, sua grande passione. La tenuta non è lontana da Montevideo dove abbiamo una casa.

 Tu hai la doppia cittadinanza?

Sì ed anche le mie due figlie; a parte l’interesse economico tutta la nostra famiglia è molto legata all’Uruguay; la mia prima figlia Elena, in particolare, che è nata a Montevideo, ci va molto spesso; tutti lo vediamo come il paese della nostra salvezza; anche i figli delle mie sorelle ci vanno spesso e volentieri. La mia seconda figlia Allegra, attiva nell’Hashomer Hatzair, si sente invece più legata ad Israele ed al mondo ebraico.

Tu sei spesso per lunghi periodi in Uruguay: è lì la tua attività lavorativa?

Appena laureato ho lavorato in Italia, prima a Milano in banca, poi ho messo su un’attività commerciale. Dal 1990 ho cominciato ad aiutare mio padre nella sua attività e mi sono trasferito con mia moglie in Uruguay, dove è nata Elena; dopo due anni abbiamo deciso di rientrare in Italia, dove è nata Allegra e da quel momento ho cominciato a pendolare fra Italia ed Uruguay avendo di fatto preso il posto di mio padre, ormai molto anziano, nella gestione dell’azienda agricola.

Frequenti o hai frequentato la Comunità ebraica di Montevideo?

No, e con un po’ di rimpianto; all’inizio, appena sposato, si andava al Tempio nelle feste; conosco molti ebrei là, le sinagoghe, ma ogni volta mi fermavo poco, stavo soprattutto in campagna e cercavo di ottimizzare il tempo. La mia vita ebraica si è svolta sempre solo a Torino ed anche il mio impegno nella Comunità di cui sono Consigliere da 12 anni. Neanche mio padre ha mai frequentato la Comunità ebraica in Uruguay; anche lui è stato prevalentemente in campagna.

Avevi sentito parlare di rav Birnbaum quando era rabbino capo dell’Uruguay?

No, l’ho conosciuto quando è venuto a Torino

Com’è la situazione dell’Uruguay?

È molto migliorata rispetto agli anni bui intorno al 1970; allora ero ragazzino; mio padre non ha comunque avuto problemi dal momento che stava in campagna. Adesso la situazione è tranquilla; il governo è di sinistra moderata; la criminalità non è eccessiva; l’economia si basa su agricoltura e allevamento; molti dei prodotti vengono esportati.

Quale pensi sarà il futuro della vostra azienda?

Non penso che le mie figlie, nonostante il forte legame si trasferiranno in Uruguay per cui dopo di me non ci sarà là un futuro lavorativo, a meno che qualche mio nipote decida fra qualche anno di emigrare e prendere in mano l’azienda

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 Intervista a cura di
Alda Guastalla

   

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