Storia

 

La breve vita di Selma

 di P.D.

 

 

Vorrei vivere.
Guarda che colori ha la vita!
Quante meravigliose danze!
E labbra che attendono, ridono, ardono
E annunciano la loro gioia.

Selma adolescente esprimeva attraverso questi versi la sua gioia di vivere nella amata città di Czernowitz, dove era nata nel 1924; nei ricordi degli amici sopravvissuti rivive come una giovane sensibile, entusiasta, dotata di un’intelligenza acuta, lettrice appassionata, che scriveva poesie e sognava di diventare una scrittrice. Sogni che aveva potuto coltivare in una Czernowitz, già capitale della Bucovina, la “Babilonia dell’Europa orientale” che - ci ricorda l’autrice in breve ma esauriente excursus storico - vedeva la pacifica coesistenza di tedeschi, ebrei, rumeni e ruteni; coesistenza che dal 1938, con il risvegliarsi di un atavico antisemitismo rumeno, si sarebbe trasformata “in un mosaico di solitudini nella tenebra delle propagande nazionaliste e antisemite”.

L’autrice descrive, attraverso i ricordi dei compagni di quei giorni, gli studi di Selma, le amicizie, l’attività nella Hashomer Hatzair, con l’assistenza ai compagni profughi polacchi nel 1939, la preparazione a una eventuale resistenza, espresse in una poesia:

Gilu…
Spendiamo tutte le forze imprigionate in noi
In questo esultare, cantare, battere i piedi.
Per chi è fuori dalla scena questa danza non è altro
Che un disordine di grida, un confuso trapestio.
Per noi è simbolo della nostra vita, dei nostri sogni:
“Libertà su tutti i fronti”.

Così fino all’occupazione nazista, e poi l’internamento con i genitori nel ghetto nell’ottobre 1941, la deportazione nel giugno 1942 verso l’est in un campo di lavoro, dove il 16 dicembre morirà a diciotto anni, stremata dagli stenti e stroncata dal tifo che imperversava nel campo.

Una compagna di prigionia, sopravvissuta, ha scritto: “Selma giaceva febbricitante e cantava piano piano tra sé”.

……………..
Io canto, mi canto una canzone,
Canzone di gioia e speranza.
La canto come chi va ma non vede
Che non potrà più ritornare.

Arnold Daghani, deportato nello stesso campo, aveva stenografato su pezzetti di carta notizie e impressioni, che, riacquistata la libertà, ha raccolto in un memoriale e tradotto in disegni: il trasporto del corpo di Selma adagiato su una scala dal suo letto di morte, rappresentato come una Deposizione, è intitolato “Pietà”.

Le poesie di Selma Meerbaum Eisinger, cugina di Paul Antschel (Paul Celan), scritte in tedesco, la lingua colta degli ebrei cittadini romeni, sono state raccolte in una edizione privata in Israele nel 1976, e pubblicate in Germania nel 1980.

Dobbiamo essere grati all’autrice, germanista, per l’accurato lavoro di ricerca delle persone, dei documenti, delle fonti e delle immagini che ci introducono nella vita, nell’ambiente, nella poesia di Selma.

p.d.

 

Francesca Paolino, Una vita - Selma Meerbaum-Eisinger (1924-1942) - Edizioni Del Faro 2013. pp. 130, 13,50