Libri

 

Smamma

 di Anna Segre

 

Chissà, ho pensato, se la s di smamma sta per ex o per dis, o se invece è un bell’appoggio, un bel rinforzo, come dire appunto sbattere, battere molto forte, o sbeffare, beffare moltissimo, smamma molto mamma, super mamma. Questa riflessione dell’io narrante, dopo che per tre volte il figlio adolescente ha risposto “Smamma” ai suoi tentativi di entrare in camera sua, è la chiave per spiegare non solo il titolo ma forse anche il tono generale di un libro scritto in seconda persona, in cui il figlio compare sempre come “tu”. Un libro che si legge d’un fiato, con uno stile agile, fatto di capitoli spesso molto brevi, in parte romanzo, in parte quadretti che vivono di vita propria, in parte riflessioni. Un libro senza dubbio molto divertente, ma anche sottilmente angosciante, in cui si percepisce la consistenza di una storia realmente vissuta e non costruita a tavolino. Come molte altre persone che scrivono, - afferma l’autrice in una nota iniziale - anch’io, quando scrivo, scrivo di cose che mi stanno vicine. Questo libro è ispirato alla mia vita ma non è la mia vita. Fatti, dialoghi, personaggi e situazioni sono della materia di cui sono fatti i sogni. In effetti sono proprio gli elementi autobiografici a dare profondità al libro, ad allontanare la vicenda narrata dal rischio di stereotipi, o dalla tentazione di proporsi come paradigmatica. Personalmente conosco Valentina Diana (attrice, ebrea torinese della mia generazione) da molti anni e quindi avevo qualche elemento più del lettore generico per cogliere gli elementi autobiografici (e questo ha inevitabilmente influenzato la mia percezione del libro), ma credo che nessuno al mondo potrebbe giudicare esemplare del rapporto madre-figlio adolescente la storia di un ragazzino che si proclama antisemita pur avendo la madre ebrea e che chiama “lo sporco ebreo” il fidanzato, poi marito, della madre. L’ebraismo entra nella storia così, in modo un po’ indiretto, come nodo identitario che rafforza l’impressione di incomunicabilità tra madre e figlio. Sarebbe troppo facile, e scorretto, richiamare la figura della madre ebrea, perché in realtà le madri modello che la protagonista in alcuni momenti cerca di imitare sembrano più le mamme italiane, o, meglio, richiamano un’idea di madre generale, si potrebbe dire antropologica. Forse, però, c’è qualcosa di tipicamente ebraico in questo modo di accostare il serio ed il comico, in questa capacità di narrare in modo divertente anche cose che fanno soffrire pur senza banalizzarle.

 

Anna Segre

Valentina Diana, Smamma, Einaudi, 2014, pp. 233, 17

    

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