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70 - 40

di Anna Segre

 

Quarant’anni di Ha Keillah, settant’anni dalla Liberazione. Gli anniversari, e in particolare quelli “tondi”, sono un buon motivo per festeggiare, ma ci offrono anche l’occasione per trarre bilanci.
In questo numero parliamo di Resistenza con Massimo Ottolenghi e Cesare Alvazzi Del Frate, che l’hanno vissuta in prima persona. Il 25 aprile in anni recenti appariva spesso messo da parte, presentato come la festa di una sola parte politica. Vale la pena di ricordare che abbiamo avuto un premier che ha guidato l’Italia per quasi vent’anni senza partecipare alle celebrazioni del 25 aprile. Oggi il clima appare cambiato e sulla festa in sé nessuno pare sollevare polemiche, però si fatica ancora a definirne identità e contenuti: memoria di un evento specifico storicamente circoscritto o festa della libertà, che può essere vissuta come propria anche da chi proviene da altre storie o da chi ancora oggi lotta per la propria liberazione? Sarebbe facile rispondere che il 25 aprile può e deve diventare la festa di tutti, ma contemporaneamente vediamo il rischio che la decontestualizzazione storica porti a stemperare il vero senso della festa in un tutto indistinto per cui il 25 aprile celebra qualunque lotta di qualunque genere, da quella contro la TAV a quella dei palestinesi (con la paradossale conseguenza di fischi e contestazioni contro le insegne della Brigata Ebraica, che contribuì a liberare l’Italia dal nazifascismo).

I quarant’anni di Ha Keillah lasciano meno dubbi: si festeggia il miracolo di un giornale fatto per la maggior parte da non professionisti, un foglio di opinione - di quelli che solitamente durano una stagione o poco più, che si esauriscono quando le ragioni contingenti che li hanno fatti nascere vengono meno - che riesce invece a durare per quarant’anni, un periodo, che, come ci insegna la Torà, segna la maturità di una persona e il completo passaggio da una generazione all’altra. In effetti nessuno dei fondatori e dei primi redattori di Ha Keillah è presente oggi in redazione (il più “anziano” è Emilio Jona, redattore dal 1989). Ad Ha Keillah abbiamo dunque dedicato la rubrica “storie di ebrei torinesi”, intervistando Emilio Jona (con cui abbiamo anche ricordato l’esperienza del gruppo musicale “Cantacronache”, di cui è stato protagonista) e David Sorani, che ha diretto il nostro giornale per 23 anni; abbiamo inoltre chiesto a Tullio Levi, che è stato uno dei fondatori, di rievocare le vicende che hanno dato luogo il 1 maggio 1975 alla nascita di Ha Keillah.
Quanta continuità e discontinuità c’è nella storia del nostro giornale? A questa domanda certamente molti daranno risposte diverse. C’è chi vede una sostanziale continuità, al di là delle divergenze di opinioni e delle lacerazioni anche dolorose che abbiamo subito, e chi invece sottolinea le differenze, le svolte, i cambiamenti. Se posso esprimere un punto di vista personale devo dire che vedo soprattutto le continuità: i valori dell’antifascismo e della democrazia, la difesa di Israele come stato ebraico e democratico, la convinzione che si possa coniugare una visione progressista della società con un’attenzione non superficiale alla cultura ebraica. In fin dei conti le nostre spaccature più clamorose non sono state tanto sui grandi temi della politica italiana o mediorientale quanto sulle vicende comunitarie torinesi, a proposito delle quali il nostro giornale in tempi diversi ha preso posizioni opposte ma, paradossalmente, spesso in nome degli stessi valori (per esempio, invocando maggiore trasparenza e democrazia nella vita comunitaria).

Al di là delle vicende torinesi devo dire che farei davvero fatica a scorgere discontinuità che vadano oltre le normali e salutari differenze di opinione presenti al nostro interno e tra i nostri collaboratori, oggi come nel 1975. Per chi dirige un giornale non aver cambiato quasi nulla non dovrebbe essere un grande motivo di vanto, ma d’altra parte quando ci si trova a percorrere una via tracciata da personalità come Giorgina Arian Levi, Guido Fubini, Giuseppe Tedesco, Silvio Ortona e tanti altri non si può che desiderare di proseguire lungo quel cammino.

Ringraziamo tutti coloro che hanno permesso al giornale di raggiungere questo traguardo: i redattori, i collaboratori, le preziosissime segretarie di redazione, il nostro solerte webmaster Sergio Franzese, i professionisti che ci hanno assistiti con pazienza e indulgenza, tutti coloro che in questi anni non ci hanno fatto mancare il proprio indispensabile contributo economico; e, infine, non possiamo che ringraziare tutti i lettori, perché senza di loro Ha Keillah non avrebbe ragione di esistere.

Anna Segre

 

Festa per i primi 40 anni di HaKeillah (foto di S. Franzese)

 

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