70 anni

 

Tesi sul 25 aprile

di Manuel Disegni

 

 “Chaque époque rêve la suivante”.

 

1

A ricordare il passato è sempre il presente. Non vi è commemorazione che non sia contemporanea. Celebrare l'anniversario della liberazione dell'Italia dai nazisti e dai fascisti è un atto che non si esaurisce nel rendere omaggio alla lotta partigiana degli anni '43-'45. Vi è sempre implicata una specifica autocomprensione del presente.

 

2

Ogni epoca, nel riflettere sul proprio passato, si fa un'immagine di se stessa. Questa può essere più o meno esplicita, più o meno distorta e strumentalizzata, più o meno consapevole. Certo è che essa non manca. Non v'è richiamo al passato che non connoti in profondità il presente.

 

3

Le collettività, come gli individui, ricorda il passato in molte forme diverse, tutte però riconducibili a due fondamentali: quella che legittima il presente e quella che lo mette in questione.

 

4

Il 25 aprile non è la festa della libertà e della democrazia. È la festa della resistenza e della liberazione. Non serve a celebrare una vittoria, bensì a ricordare una lotta. Il 25 aprile non ci invita a compiacerci della nostra civiltà, ma ci sfida, ogni anno di nuovo, a far emergere l'attualità delle istanze della resistenza.

 

5

Attualizzare le istanze della resistenza vuol dire considerare i desideri, le paure e le speranze che vissero nella lotta partigiana, e farne un canone di valutazione del presente. Ogni partigiano, ogni rivoluzionario, sogna un futuro. Siamo noi quel futuro?

 

6

Fare del 25 aprile un mito fondativo dell'unità nazionale è revisionismo storico. Per chi combatté nella resistenza non si trattava di unire gli italiani: si trattava di sparare alle camicie nere. Gli italiani hanno indossato volentieri le camicie nere, anzi, le hanno inventate loro. Usare la Resistenza come un panno utile a ripulire la coscienza nazionale è tanto facile quanto ignobile. Non fu l'Italia a combattere il fascismo, ma una parte della società che l'abitava, la più eroica.

 

7

Quel che, il 25 aprile, si tratta di ricordare e attualizzare, è sia un evento storico specifico, sia un principio politico la cui validità eccede ogni datazione: la resistenza al fascismo. “Resistenza” e “fascismo” sono concetti controversi perché non suscettibili di definizione univoca. La ragione di ciò è che tali concetti rimandano a fenomeni politici che possono prendere le forme storiche più varie e sono diffusi in tutti gli strati della società - come la violenza. Fascismo e resistenza vanno cercati e distinti ogni anno di nuovo, così come ogni anno va rinnovata la liberazione: non un dato di fatto, ma una prassi, un fine.

 

8

I partigiani ci trassero dalla schiavitù con mano forte e braccio disteso. Ciononostante il 25 aprile non si mangia il Daienu.

 

Manuel Disegni