40 anni

 

Fu così che nacque Ha Keillah

di Tullio Levi

 

Il 13 Ottobre del 1974 si erano svolte le elezioni anticipate per il rinnovo del Consiglio della Comunità Ebraica di Torino e risultò eletta una sparuta minoranza di consiglieri facenti parte di una lista ispirata al Gruppo di Studi Ebraici: tre su nove e cioè Franco Segre, Giuseppe Tedesco ed il sottoscritto. (Di quel Consiglio, oltre al Presidente Emilio Bachi, facevano altresì parte Mario Treves, Renato Passigli, Giulia Diena, Giulio Bolaffi e G.Ottolenghi).

L’anticipo delle elezioni si era reso necessario a seguito delle dimissioni del Consiglio precedente, rimasto in carica poco più di un anno e mezzo (dal 25 Febbraio ’73 al 13 Ottobre ’74); le dimissioni erano state decise in seguito alla sconfitta da esso subita nel referendum indetto sulla revoca del Rabbino Capo Sergio Sierra, che aveva avuto luogo il 12 maggio 1974. Ricordo che gli ebrei torinesi erano stati chiamati ad esprimersi sul seguente quesito: “Il consiglio, con delibera del 31 Maggio 1973, ha iniziato la procedura di revoca del Rabbino Capo. Approva la prosecuzione di detta procedura?” Ricordo ancora che per rispondere con un “no” al quesito referendario, tra i tanti, si era anche attivamente impegnata l’area di ebrei torinesi facente capo al GSE e che, nonostante il successo conseguito in tale occasione, le elezioni successive avevano visto nuovamente l’affermazione dello schieramento “conservatore” che lo aveva indetto.

Le ragioni di tale comportamento contraddittorio dell’elettorato torinese sono ben individuate in un lettera di commento inviata al mensile Shalom nel maggio ’74 in cui si leggeva che la lista ”conservatrice” aveva ottenuto un largo successo “……soprattutto perché la lista che si era presentata in contrapposizione, e nella quale soli in tre fummo eletti, deve essere parsa agli ebrei torinesi irrimediabilmente colorata di rosso, anche se in realtà si trattava poi solo di un rosa e per di più pallido”.

La Comunità attraversava dunque un periodo di acuta conflittualità, le tensioni non si erano affatto sopite e, inevitabilmente, si ripercuotevano all’interno del Consiglio, rendendo i rapporti tra minoranza e maggioranza estremamente tesi.

Al di là delle divergenti opinioni sui temi inerenti ruolo e funzioni del Rabbino Capo, le prime avvisaglie delle tensioni che si sarebbero successivamente verificate tra maggioranza e minoranza si ebbero in occasione della votazione per la Giunta da cui, rigettando una prassi lungamente consolidata, venne esclusa la partecipazione della minoranza. Lo stesso accadde in occasione della votazione per il Consiglio delle Opere Pie avvenuta il 28 novembre del ‘74. Era infatti prassi altrettanto consolidata che in tale Consiglio, che veniva eletto da quello della Comunità, fossero grosso modo riproposti gli equilibri tra maggioranza e minoranza esistenti in quest’ultimo. Accade invece che, grazie ad una ben calibrata distribuzione tra i consiglieri di maggioranza delle preferenze da indicare sulla scheda di votazione, nessuno dei candidati proposti dalla minoranza risultasse eletto, nonostante fosse prevista l’indicazione di soli 7 nominativi sui 9 da eleggere. Una mia lettera aperta al Presidente in cui venivano sollevati dubbi sulla casualità dell’accaduto, ebbe come conseguenza una sua querela per ingiuria e diffamazione nei miei confronti e nei confronti di mia moglie, rea di aver distribuito copie di tale lettera in occasione dell’Assemblea della Comunità del successivo 10 Dicembre.

Ma fu proprio ciò che accadde in quella Assemblea a provocare la classica goccia che fece traboccare il vaso: il Presidente della Comunità, con un comportamento senza precedenti e contrario al vigente regolamento, assunse il ruolo di Presidente dell’Assemblea stessa, decise quali fossero gli interventi ammissibili, impedì ai consiglieri e ad altri partecipanti che ne avevano fatto richiesta, che nelle “varie” venisse esposto quanto accaduto nei mesi precedenti in Consiglio ed infine decise di sciogliere la riunione. Non miglior risultato ebbe la richiesta formulata dai tre consiglieri di minoranza, nel successivo mese di gennaio ’74 di indire una riunione di Consiglio per “mettere in discussione la gestione data in questo periodo alla Comunità e manifestare il dissenso assoluto e radicale alla teoria e alla pratica di potere, espresse dal Consiglio e dal suo Presidente”. Ritenendo che la misura fosse davvero colma il 23 febbraio ‘74 i tre consiglieri rassegnarono le dimissioni motivandole con “l’impossibilità di convivere con una maggioranza che si sottrae ad un democratico dibattito”. Essi vennero sostituiti dai primi dei non eletti cioè: Giorgina Arian Levi, Guido Fubini ed Elena Vita Finzi Ottolenghi.

I successivi accadimenti sono riportati in un articolo del numero zero di Ha Keillah: “Il 25 Febbraio il Consiglio delibera l’abolizione della Commissione scolastica (alla quale partecipavano il Rabbino Capo e un Consigliere delle Opere Pie), la modifica del regolamento delle assemblee (stabilendo che la presidenza dell’Assemblea sarà d’ora in poi affidata al Presidente della Comunità), l’affidamento ad un Consigliere di maggioranza della Gestione del Centro Sociale (che fino ad allora era affidata ad una Commissione in cui erano rappresentate tutte le associazioni ebraiche), l’abolizione della gratuità dell’uso del Centro Sociale per le varie associazioni ebraiche”. Tali deliberazioni vengono assunte in assenza dei consiglieri di minoranza dimissionari e di quelli subentranti nemmeno ancora convocati. “Ai primi di marzo il Notiziario della Comunità pubblica un comunicato dei Consiglieri di maggioranza, nel quale si presenta come deliberazione assunta all’unanimità dal Consiglio quella che era stata una semplice dichiarazione programmatica del Presidente all’atto dell’insediamento il 22 Ottobre ’74. I Consiglieri di minoranza chiedono che, in conformità a quanto avvenuto in passato, venga pubblicata una loro replica sul Notiziario di aprile: la richiesta corrisponde ad un preciso diritto, essendo stato deliberato fin dal novembre 1971 che ogni Consigliere ha diritto di far pubblicare sul Notiziario le sue dichiarazioni, senza censura da parte di chicchessia. Ma in violazione di tale deliberazione consiliare, il Comunicato dei Consiglieri di minoranza non viene pubblicato sul Notiziario... Di fronte all’uso a fini di parte del Notiziario della Comunità, pagato da tutti gli ebrei torinesi, si rende necessario questo foglio nuovo, che è aperto al contributo di tutti gli ebrei torinesi, senza distinzione di opinioni e di tendenza”.

Fu così che nacque Ha Keillah. A sottolineare l’assoluta comunanza di intenti e che il motivo di fondo per la creazione del giornale era quello di disporre di uno strumento per portare a conoscenza degli ebrei torinesi gli accadimenti della loro Comunità, si costituì un Comitato di Redazione composto dai tre consiglieri dimissionari e dai tre subentranti. Trascorsero esattamente sei anni da quel maggio 1975 e il 17 Maggio 1981 si svolsero le elezioni che videro la netta vittoria della lista del Gruppo di Studi Ebraici, al cui conseguimento Ha Keillah diede un contributo fondamentale. Fu una vittoria che permise di avviare una stagione straordinaria e felice di radicale trasformazione della Comunità di Torino e di cui il GSE è giustamente orgoglioso.

Tullio Levi

 

 

Tullio Levi (foto di S.Franzese)

 

Il pubblico alla Festa per i primi 40 anni di HK (foto di S.Franzese)

   

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