Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Sessantasette Anni

Sono giorni nei quali lo spasmodico impatto della quotidianità si eleva ad un livello più alto di riflessioni e di giudizi, da Pesach al giorno della Memoria israeliano della Shoah e successivamente, senza soluzione di continuità, al ricordo dei caduti e delle vittime delle guerre e del terrorismo che introduce la celebrazione dell'indipendenza dello Stato di Israele. Tempo anche di bilanci. Un impegno arduo che cerco di assolvere, conscio di errori di valutazione, ma impregnato da una profonda partecipazione che vorrei trasmettere al di fuori del mio foro interiore. Certo, la passionalità tende ad analizzare la scena israeliana in bianco e nero, a seconda delle ideologie, dei preconcetti e della disinformazione, che non è sempre da parte del nemico, dalle costanti denigrazioni alle apologie acritiche e unilaterali. Non è facile rendere il quadro in questo sessantasettesimo compleanno dello Stato Ebraico in uno scenario geopolitico più che mai preoccupante. Vivo in un Paese che combatte nemici alle sue frontiere, che subisce atti terroristici quali gli accoltellamenti e gli investimenti dei "lupi solitari", ma che contemporaneamente accoglie bambini e adulti palestinesi nei propri ospedali, che di volta in volta scopre atti di odio verso l'Altro, quali i graffiti anti musulmani e anti cristiani, o, peggio, gli incendi dolosi di luoghi di culto non ebraici, ma che invia nei paesi colpiti dalle calamità soccorsi in tutti i campi.

Un Paese, che pur provato da sempre da guerre, ostracismi, violenze all'interno e fuori, ha raggiunto livelli di prestigio nella scienza, nella tecnica, e nella cultura, nell'accezione più ampia del termine.

Per quanto sembri una banalità, la coscienza critica delle lacerazioni, delle notevoli zone d'ombra, che ci preoccupano e che non esitiamo a denunciare e a combattere, è il motivo di ottimismo per affrontare le sfide dell'avvenire, nonostante tutto.

 

Risultati

A sangue freddo, passato lo choc immediato, cerchiamo di valutare i risultati elettorali del marzo 2015. Non sto ad elencare la sequela di motivi addotti per giustificare la vittoria del Re Bibi e del Likud e lo sconforto del centrosinistra, ancora una volta deluso avendo sperato in un nuovo ribaltone.

La campagna elettorale ha messo in sordina i grandi temi della sicurezza, sottolineando la problematica socioeconomica, come avviene nei paesi occidentali. Netanyahu, nello sprint finale, soprattutto dopo il discorso al Congresso Americano, ha riportato l'attenzione sui pericoli niente affatto virtuali di un Medio Oriente in fiamme, ribadendo, per l'ennesima volta, il monito circa l'escalation nucleare dell'Iran. In fondo, i 30 seggi del Likud sono in parte giunti dai partiti della area della destra nazionalista e sionista religiosa, che saranno i componenti di una coalizione omogenea per ideologia e interessi. I condizionamenti esterni e le decisioni che verranno prese caratterizzeranno i prossimi tempi.

 

Profughi

Sarà per una crescente sensibilità ma non ricordo di essere mai stato così turbato dalle tragedie umane, giorno per giorno, negli scenari dell'attualità' mondiale. In un’unica visione associo le scene del genocidio armeno (sì, genocidio, Sig. Erdogan), del 1915 ai massacri dello "Stato Islamico" e ai gommoni che approdano sulle coste italiane avendo lasciato nelle profondità marine decine e decine di corpi. Sia per essere stato pur io profugo, in pericolo di vita, nel ‘43 sia per sentire nella coscienza il richiamo biblico alla schiavitù dei padri in terra d'Egitto, senza calcoli di realpolitik o si sacro egoismo sciovinistico.

 

Reuven Ravenna

 

Ritratto di Soutine, 1917 (A. Modigliani)