Storia

 

La regina di Gerusalemme

di Davide Silvera

 

Cherchez la femme. In una storia al femminile di Gerusalemme, che non mi risulta essere stata mai scritta, le protagoniste principali sono, a mio modesto parere, due: Eudocia e Melisenda. La prima era un'imperatrice bizantina, moglie di Teodosio II, che dopo una lite colla cognata fu costretta dal marito ad andare in esilio da Bisanzio a Gerusalemme, dove restò fino alla sua morte nel 460. Durante il soggiorno nella città santa, Eudocia diresse la ricostruzione delle fortificazioni (in parte ancora esistenti) e fece edificare alcune delle chiese più imponenti della Gerusalemme bizantina, tra cui la basilica di S. Stefano, i cui mosaici sono visibili oggi nel moderno complesso domenicano di S. Etienne, a nord della porta di Damasco. La seconda, che è poi quella di cui voglio raccontare la storia, è Melisenda. Figlia di Morphia, una principessa di origine armena, moglie del re crociato Baldovino II, andò in sposa ad un certo Folco d'Angiò.

Non avendo Baldovino e Morphia avuto figli maschi, il re decise che Melisenda, la primogenita di quattro sorelle, sarebbe stata la sua erede assieme al marito, scelto con cura tra i nobili francesi. Il matrimonio e l'incoronazione furono celebrati in pompa magna nel 1131 nella chiesa del S. Sepolcro, interrompendo la tradizione secondo la quale i re crociati venivano incoronati a Betlemme (il motivo per la scelta di Betlemme era che non sembrava bello che un re venisse incoronato nel luogo dove Gesù, con in testa la corona di spine, era stato crocefisso e seppellito). Folco e Melisenda avrebbe dovuto regnare insieme. Ma ben presto Folco cercò di prendere da solo le redini del potere e spingere la moglie da parte. Ma non aveva fatto i conti con l'appoggio di cui Melisenda godeva tra i nobili a corte, né con la forte ambizione della moglie, che gli fece capire che non avrebbe rinunciato al potere. Meno di un anno dopo le nozze iniziarono a circolare voci, a quanto pare fondate, che Melisenda avesse una relazione sentimentale con suo cugino Ugo II di Le Puiset, a sua volta sposato con Emma, una matura e ricca vedova. Uno dei figliastri di Ugo, certo Walter Garnier, lo accusò pubblicamente di tramare contro il re Folco. Sfidato a duello da Walter, Ugo non si presentò all'appuntamento e fu condannato all'esilio. Ma poco prima di partire fu assassinato, probabilmente da un sicario mandato dal re. La regina era furiosa, e Folco, pur di rappacificarla, finì per acconsentire ad ogni sua richiesta. Tra i due iniziò così un periodo di intensa collaborazione che gli storici delle crociate indicano come uno dei momenti di apice, soprattutto dal punto di vista artistico, del regno crociato a Gerusalemme. Folco si dedicò alla costruzione di castelli, mentre Melisenda faceva edificare splendide chiese fungendo anche da patrona delle arti. Gli edifici sacri progettati, a quanto pare, dalla regina, furono la Chiesa del S. Sepolcro, la splendida Chiesa di S. Anna, la chiesa di S. Giacomo (armena), la Chiesa della tomba di Maria e la cappella dell'Ascensione sul Monte degli Ulivi. Tutti ancora esistenti. L'opera più importante che viene associata al nome della regina è il Salterio di Melisenda, conservato nella British Library a Londra. Si tratta di uno stupendo codice miniato, contenente i 150 Salmi del re Davide, rilegato con due eleganti pannelli di avorio. Il nome della regina non appare, ma molti elementi del codice indicano palesemente Melisenda come la "committente" del prezioso manoscritto. Melisenda fece costruire anche il mercato centrale della città, dove si vendevano cibi ai pellegrini. Il mercato era conosciuto nel periodo crociato col nome francese Malcuisinat (cattiva cucina), probabilmente a causa dello scarso livello dei cuochi locali. Nel 1142 Folco morì, all'improvviso, cadendo da cavallo. Il figlio primogenito, Baldovino III, che aveva solo dodici anni, era troppo giovane per regnare. Ciò significava che fino a che avesse raggiunto l'età di quindici anni a regnare sarebbe stata la madre Melisenda. Ma l'idea di una regina regnante da sola era impensabile per i baroni di corte. L'anno seguente madre e figlio furono incoronati, insieme, nella Chiesa del S. Sepolcro. Tra madre e figlio cominciò un periodo di conflitto interno, soprattutto da quando Baldovino, diventato "maggiorenne", avrebbe avuto diritto a regnare da solo. Melisenda non aveva, però, intenzione di farsi da parte e solo nel 1152 il figlio la convinse, dopo averla preso d'assedio nella fortezza della città (la cosiddetta Torre di Davide, all'entrata dell'odierna porta di Giaffa), a rinunciare al trono. Melisenda, abbandonata anche dai suoi sostenitori di sempre, andò in esilio a Nablus, dove morì nel 1161. Fu seppellita nella chiesa della Tomba di Maria, ai piedi del Monte degli Ulivi, a pochi metri dal luogo di sepoltura della Madonna, in un mausoleo commissionato da lei per se stessa.

Davide Silvera
dragoman@zahav.net.il

 

Incoronazione di Folco e Melisenda