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Dentro e fuori dal ghetto

 

Il volume Dentro e fuori dal ghetto: territorialità e presenza ebraica a Roma tra XVI e XIX secolo, scritto da Micol Ferrara, ricercatrice in storia moderna, e in uscita - con il patrocino della Comunità ebraica di Torino - ad aprile per Mondadori Università, appare un testo assolutamente innovativo e di valore. Oggetto del libro è la determinazione del rapporto tra localizzazione della comunità ebraica di Roma in età moderna e la sua identità tra XVI e XIX secolo, nel periodo dell’esistenza del ghetto romano.

La prima parte del testo si concentra sulla struttura e l’urbanistica del ghetto e sulle loro conseguenze per la vita interna ad esso: andamento demografico, spazi di socializzazione, professioni e mestieri, sistemi di assistenza e solidarietà sociale. La seconda sezione approfondisce invece il fenomeno delle conversioni e i suoi percorsi, individuando per anni campione le classi di ebrei convertiti e collocandole nello spazio per meglio coglierne le relazioni con la città, sia con il gruppo di origine che con quello di nuova appartenenza.

Il libro risulta un lavoro di notevole pregio e approfondimento scientifico, che si basa su un approccio metodologico di natura interdisciplinare, intrecciando aspetti di storia tout court, storia delle identità, storia economica, sociologia, urbanistica e geografia umana.

L’aspetto più originale e innovativo, rispetto ad altri studi esistenti sulla comunità ebraica romana, consiste soprattutto nell’incrocio di numerosissimi dati tratti dalla fitta rete documentaria reperita nella ricerca (Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, Archivio di Stato di Roma, Archivio Storico del Vicariato di Roma, Archivio della Congregazione della Dottrina della Fede) e nella loro applicazione alle carte storiche di Roma.

In effetti lo studio cartografico, la presenza di numerose mappe adeguatamente spiegate e la loro rielaborazione digitale, garantisce al libro un valore aggiunto e permette all’autrice di effettuare ipotesi concrete di ricostruzione dei luoghi esclusivamente ebraici così come degli spazi comuni tra ebrei e cristiani, correggendo anche precedenti teorie spaziali (attraverso tale nuova lettura delle fonti).A ciò si aggiungono la trattazione delle modifiche delle strutture edilizie interne al ghetto, la spiegazione dell’ampliamento sistino e del ghettarello (già in parte noti, ma corredati qui di ulteriori dimostrazioni cartografiche e dati, tratti anche dagli archivi delle parrocchie cristiane), che mettono in discussione la tesi dell’immutabilità secolare del claustro romano. Di rilievo appare, altresì, la ben documentata ipotesi di trasferimento del ghetto in un altro rione cittadino, il rione Borgo, ipotesi mai concretizzata nella realtà.

Particolarmente interessanti appaiono anche la panoramica sul censimento effettuato nel ghetto nel 1733, sui mestieri svolti dagli ebrei romani e sulle confraternite ebraiche. Degna di nota la specificazione delle proprietà possedute dalla Confraternita della Carità o Morte in deroga alla normativa pontificia sull’impossibilità per gli ebrei di possedere beni immobili, proprietà affittate anche a cristiani fuori dal ghetto, come dimostrato dalle informazioni reperite nell’Archivio di Stato di Roma.

Da tutto il volume emerge dunque un continuo - e comprovato - dialogo tra politiche di esclusione e pratiche sociali di inclusione; e risulta ben avvalorato lo scarto tra norma e prassi, già sostenuto da altri studi recenti.

Ciò sembra emergere anche dalla parte del testo relativa ai neofiti, anelli di congiunzione tra ebrei e cristiani, esterni dal loro gruppo di origine ma non pienamente integrati nella nuova religione. Tra l’altro, l’efficace analisi a campione delle strutture familiari degli ebrei convertiti nella parrocchia di S. Bartolomeo sull’Isola Tiberina nonché la comparazione con le famiglie cattoliche sembrano evidenziare una più larga e sfumata valenza del concetto di parentela tipica delle situazioni umane più incerte e complicate, come quelle appunto dei neofiti. Ma non meno interessanti appaiono i dati sulle caratteristiche e specificità degli ebrei convertiti in quattro anni scelti come campione durante il XVIII secolo.

Infine, risulta decisamente apprezzabile la presenza di tabelle esplicative, così come anche di numerosi box tematici disposti all’interno del testo, che focalizzano l’attenzione su aspetti di peculiare rilievo.

Si tratta dunque di un lavoro di straordinario interesse e acutezza scientifica, che ha oltretutto il pregio di esprimersi in modo chiaro, semplice, convincente e accattivante.

Alessia Lirosi

 

Micol Ferrara, Dentro e fuori dal ghetto: territorialità e presenza ebraica a Roma tra XVI e XIX secolo, Mondadori Education, € 20,00 pp. XXIV-152

 

    

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