Ricordi

 

Elio Toaff, un rabbino nella storia

di Giulio Disegni

 

Descrivere la vita di una personalit quale quella di Elio Toaff impresa non da poco, per le molte sfaccettature che caratterizzano la sua figura di uomo impegnato nella societ civile e di rabbino impegnato nella costruzione di un ebraismo responsabile e di un dialogo con il mondo esterno. stata forse la sua autorit etica a renderlo uno degli uomini pi significativi del secondo dopoguerra per la sua speciale dedizione alla pace e al dialogo tra le religioni.

 

Scomparso nella sua casa di Via Catalana a Roma a pochi giorni dal compimento del suo centesimo compleanno, mentre si organizzavano i giusti festeggiamenti per un secolo di vita, Rav Toaff stato un protagonista attivo e singolare sia della storia dell'ebraismo italiano che di tutto il Novecento. Nato a Livorno, nel bel mezzo della prima guerra mondiale, da padre toscano, il rabbino Alfredo Sabato Toaff e da mamma piemontese, Alice Jarach (sorella di mio nonno materno, Cesare Jarach, caduto proprio nella prima guerra mondiale l'anno dopo la nascita di Elio Toaff), ha avuto con la citt di Livorno un rapporto speciale durato tutta la vita, a cominciare dal suo inconfondibile accento livornese, e talvolta dalla parlata ebraico-livornese, per finire con la sua ultima volont di esser sepolto nel cimitero ebraico di quella citt, accanto ai genitori e alla moglie Lia Luperini, come avvenuto nella tarda serata di luned 21 aprile, sotto la luce della luna. Livorno dunque, la citt dove aveva ottenuto la laurea rabbinica preso il prestigioso Collegio Rabbinico, segna i due momenti fondamentali della sua lunga vita, la nascita e la morte.

Oltre che autorevole guida spirituale, sicuramente stata la stoffa del leader ad aver caratterizzato la sua vita: i suoi gesti e i suoi insegnamenti sono diventati in molti casi parti del sentire comune, ma anche caratteristici di una personalit talvolta discussa all'interno della sua stessa Comunit, Roma, dove ha esercitato il suo magistero rabbinico per cinquant'anni, dopo le brevi parentesi di Ancona e di Venezia.

Un magistero caratterizzato da un forte senso di Comunit, dalla necessit pregnante di tener unita la base e il tessuto sociale della Comunit, specie nei primi anni dopo la Sho e il ritorno alla vita, come prima regola fondamentale di convivenza. Per questo era sicuramente amato dagli ebrei romani, dalla "piazza", ma anche dei politici e dalla societ civile in genere; storica resta la sua frase nel momento pi difficile, quello delle leggi razziali, allorch afferm: "un rabbino non ha la stessa libert di scelta degli altri. Un rabbino non abbandona mai la sua Comunit". Per questo decise di non lasciare durante gli anni della guerra e delle persecuzioni razziali l'Italia, accettando la responsabilit di rabbino di Comunit, aderendo poi alla Resistenza e impegnandosi attivamente nella lotta partigiana.

Questo fu uno dei caratteri fondanti della sua esistenza: la partecipazione alla lotta partigiana, momento qualificante di una scelta appunto di vita.

E Toaff fu ben consapevole di essere uno degli ultimi testimoni di una generazione straordinaria, sicuramente temprata dalle guerre oltre che dalle persecuzioni: sovente ha raccontato di quando, giovane partigiano della Brigata Garibaldi X bis, entr a Sant'Anna di Stazzema dove si era appena compiuta una strage nazista tra le pi feroci che la storia ricordi. In quel paesino delle Alpi Apuane, devastato dalla ferocia di quattro colonne delle SS, Toaff vide davanti ai suoi occhi di ragazzo l'orrore perpetrato tra le vittime innocenti, oggetto di una carneficina terribile. I nazisti erano feroci, come ebbe a ricordare in un'intervista del 2002 al Corriere della Sera, "ma non erano solo tedeschi, c'erano con loro anche parecchi fascisti italiani e qualcuno, lo dico per la prima volta, era proprio dello stesso paese".

E l'avversione al fascismo e a quello che rappresentava, unita anche al suo modo di dire le cose in faccia a chiunque, per il rispetto essenziale della libert, hanno accompagnato tutta la sua vita.

Tratto caratteristico era proprio quel suo "non avere peli sulla lingua", e da uomo libero e schietto qual era non si perit, ad esempio, di criticare - lui, grandissimo, instancabile amico di Israele - Ariel Sharon, per la "passeggiata" sulla spianata delle Moschee di Gerusalemme.

E di lui stato detto che era un vero politico, di quelli per autentici, con un forte senso dello Stato e delle istituzioni.

Ma Elio Toaff stato soprattutto un Rabbino, che a 36 anni si trov a guidare la Comunit ebraica di Roma in anni assolutamente difficili, in cui dover ricostruire la Comunit voleva dire affrontare i problemi pratici enormi che si presentavano quotidianamente e ridare all'ebraismo una consapevolezza alta della propria identit culturale e religiosa.

Molti sono i gesti e i comportamenti di Rav Toaff quasi passati alla storia e ricordati da molti: ad esempio quando chiese al Presidente della Repubblica Pertini di non partecipare alla cerimonia funebre per Stefano Gay Tach, il piccolo ebreo romano ucciso davanti alla Sinagoga durante l'attentato del 9 ottobre 1982 ("Presidente, non venga perch io non garantisco la sua incolumit" disse al telefono Toaff a Pertini, che voleva partecipare ai funerali, dopo che il Quirinale aveva accolto come un eroe dell'unanimit Arafat, applaudito pochi giorni prima dell'attentato da tutte le istituzioni italiane). E poi, invece, l'abbraccio della riconciliazione con il Presidente Pertini ai funerali del piccolo.

E come non ricordare l'apertura delle porte della Sinagoga di Roma a Papa Giovanni Paolo II in quell'incontro storico del 13 aprile 1986, che avrebbe segnato per sempre i rapporti tra ebraismo e cristianesimo? Quelle due poltrone identiche di forma e di colore, quei due uomini seduti uno di fianco all'altro, ognuno intento nella lettura dei suoi salmi, un'eguale misura per i discorsi, davano il segnale di una eguaglianza quasi perfetta: non si trattava di un contraddittorio, ma i due protagonisti suggerivano l'idea di un avvicinamento non compiuto completamente e di un momento al tempo stesso intensissimo.

Un incontro che passer alla storia come l'incontro del dialogo interreligioso e della conoscenza reciproca tra due mondi che nei secoli non sempre hanno avuto relazioni facili.

Gesti dunque di grande significato, che rimangono nell'immaginario collettivo come momenti di storia, ma che non restituiscono del tutto la figura di un uomo, Rav Toaff, che era comunque anche una persona semplice, generosa, vicina alla gente, che sapeva parlare con i suoi correligionari come con tutte le persone che lo avvicinavano, sempre con un sorriso, una punta ironica e un'umanit non indifferente. Un uomo e un rabbino certo di stampo antico, ma proiettato nella modernit.

 

Giulio Disegni

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