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Buenos Aires, il mondo ebraico a congresso

di Giulio Disegni

 

Una grande vetrina dell’ebraismo mondiale può esser definita a pieno titolo l’Assemblea plenaria del World Jewish Congress, che si è svolta nel marzo scorso a Buenos Aires, ed a cui ho partecipato come delegato dall’Italia, unitamente a Victor Magiar, in rappresentanza dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Che sia una grande vetrina ci si accorge appena si entra nell’Hotel dove ha sede il Congresso e ci si avvicina al tavolo della registrazione: da tutte le parti si è circondati da persone che parlano una quantità di lingue diverse e, più ancora, quando prendiamo posto al tavolo a noi destinato, tra i tanti ove siedono le delegazioni, esattamente come avveniva, in piccolo, ai Congressi dell’Ucei, con la sola differenza che a fianco non si ha il delegato di Vercelli o quello di Modena, ma a destra il delegato della Jamaica, dietro quello del Nicaragua e due file avanti anche il delegato della piccolissima Comunità della Birmania, tanto per nominare alcune delle tantissime delegazioni presenti.

Ed in effetti, più di 400 rappresentanti delle comunità ebraiche di tutto il mondo (delegazioni più grosse quella statunitense e quella israeliana) si sono riuniti, come ogni quadriennio, per dibattere i grandi temi che coinvolgono l’ebraismo mondiale.

Ma che cosa è realmente oggi il World Jewish Congress? Si può sicuramente affermare che, nato 80 anni fa, è l'organizzazione internazionale più importante del mondo ebraico, che rappresenta le comunità e le organizzazioni ebraiche in 100 paesi del mondo.

Per rimarcare la sua importanza, basti pensare che a Buenos Aires, ben due Presidenti di nazioni si sono affacciati sulla scena del Congresso: il presidente argentino Mauricio Macri ha pronunciato un discorso alla manifestazione di apertura, e al presidente del Paraguay Horacio Cartes è stato assegnato il Premio Shalom per il suo sostegno a Israele. Ma non è che un esempio: il Presidente del WJC è sovente ascoltato da Capi di Stato e viene continuamente consultato in Israele sui temi che riguardano l’ebraismo e i rapporti della diaspora con lo Stato di Israele.

Fin dalla sua fondazione nel 1936, a Ginevra, il WJC è stato in prima linea nella lotta per i diritti degli ebrei e delle comunità ebraiche di tutto il mondo; è stato attivo in innumerevoli campagne, sostenendo battaglie per le vittime dell'Olocausto e i loro eredi, tra cui il pagamento dei risarcimenti per danni subiti sotto il nazismo, ottenendo la restituzione di proprietà ebraiche rubate, negoziando accordi con le banche svizzere per le attività detenute in conti cosiddetti “dormienti”. E ancora ha condotto campagne per il diritto degli ebrei sovietici ad emigrare in Israele e per contrastare l'antisemitismo e la delegittimazione di Israele.

Per decenni, il WJC ha inoltre mantenuto rapporti privilegiati con la Santa Sede per lo sviluppo del dialogo con la Chiesa cattolica ed è impegnato nella promozione delle relazioni interreligiose con le altre chiese cristiane, i rappresentanti delle comunità islamiche e di altre fedi.

La mission del World Jewish Congress è, in definitiva, e lo si è visto con chiarezza a Buenos Aires, quella di promuovere l'unità e rappresentare gli interessi del popolo ebraico, oltre che garantire la continuità e lo sviluppo del suo patrimonio religioso, culturale e sociale, riconoscendo la centralità dello Stato di Israele per l'identità ebraica contemporanea, per rafforzare i legami delle comunità ebraiche e degli ebrei della diaspora con Israele, tutelando i diritti, lo stato e gli interessi di ebrei e di comunità ebraiche per difenderli ovunque essi sono negati, violati o minacciati.

Ma suo compito è anche quello di incoraggiare e sostenere lo sviluppo creativo della vita sociale, religiosa e culturale ebraica in tutto il mondo, sostenere l'istruzione ebraica e lo sviluppo dei valori ebraici, e garantire la continuità ebraica e la trasmissione dell'eredità ebraica; nondimeno, assistere le comunità ebraiche nel rafforzare la loro identità ebraica e nell'affrontare i problemi nelle sfere politiche, giuridiche, sociali, religiose, culturali o economiche.

Quali i temi maggiormente dibattuti a Buenos Aires?: si potrebbe dire i “soliti” temi che coinvolgono da sempre il vivere ebraico, ma con un occhio particolare soprattutto alla sicurezza e ad una ferma condanna di ogni forma di violenza e terrore. Una risoluzione in particolare ha richiesto che i leader dei singoli Paesi, politici e religiosi e le organizzazioni internazionali individuino strategie effettive per sradicare la campagna di incitamento a razzismo e antisemitismo messa in atto da estremisti sui social media.

Molto si è discusso anche del movimento di boicottaggio contro Israele ed è stata votata una sua ferma condanna come 'manifestazione di antisemitismo’, specie nel discriminare e delegittimare lo Stato di Israele nei campus universitari (per tutti il boicottaggio di studiosi e accademici israeliani) e nell’evitare la cooperazione economica, accademica e culturale, con il risultato di ostacolare opportunità economiche globali e israeliane e palestinesi.

Il World Jewish Congress ha chiesto inoltre alla comunità internazionale, in particolare agli Stati del Golfo, “di intercedere con la leadership religiosa, per garantire che le moschee, e altre istituzioni culturali o religiose che finanziano, non promuovano predicazioni radicali o estremiste, o di reclutamento, né concedano le loro strutture da utilizzare per tali scopi."

L'assemblea ha inoltre evidenziato la necessità di "riconoscere i parallelismi e collegamenti tra i recenti attacchi terroristici in tutto il mondo e il terrorismo cui gli israeliani sono stati sottoposti per anni da parte di Hamas, Hezbollah, Boko Haram, e loro predecessori e alleati.”

L'assemblea ha votato anche una risoluzione che invita i leader mondiali, politici e religiosi e le organizzazioni internazionali, a "formulare congiuntamente una strategia efficace per sradicare la campagna di incitamento e di reclutamento da parte di estremisti, anche attraverso le moschee e i social media.

Buenos Aires non poteva non essere al centro del ricordo sui terribili attentati che colpirono la comunità ebraica argentina e la rappresentanza diplomatica israeliana negli anni ’90, e di cui anche durante i lavori del WJC è stata invocata la verità e la giustizia contro colpevoli e mandanti. Il Congresso, al termine dei lavori, si è spostato sul luogo degli attentati terroristici avvenuti nel 1992, contro l'ambasciata israeliana di Buenos Aires, e nel 1994, contro l’Amia, il principale centro ebraico della città.

Il presidente del World Jewish Congress Ronald S. Lauder ha dichiarato durante la manifestazione tenutasi in ricordo degli attentati: "Questi non erano solo attacchi contro ebrei, ma attacchi contro l’Argentina. L’uccisione di Alberto Nisman non era solo un attacco contro un avvocato ebreo, è stato un attacco a tutto il sistema argentino. della giustizia“. Di notevole interesse un incontro con alcuni sopravvissuti agli attentati di Buenos Aires, la cui esperienza è stata messa a confronto con parenti di vittime di altri attentati recenti ad obiettivi ebraici.

E il Presidente argentino Macri, nel suo discorso, ha dichiarato che il suo governo è "pienamente impegnato a contribuire in ogni modo possibile per fare progressi con questa indagine."

Si sono poi naturalmente affrontati i temi della vita ebraica e della difficoltà di avvicinare i lontani, comuni un po’ a tutte le realtà del mondo. Nessuna “ricetta” precostituita è stata proposta, ma sicuramente il segnale che proviene dalle Comunità è quello di rafforzare la coscienza e l’identità ebraica delle persone per poter mantenere vivo l’ebraismo.

Da ultimo, il ruolo delle Comunità, interessante e diversificato, ma che non poteva esser illustrato per tutte le realtà presenti al Congresso, essendovi solo uno spazio per alcuni interventi tra le delegazioni presenti: insieme alle delegazioni ucraina e portoghese, anche l’Italia ha chiesto di intervenire.

In un intervento in Assemblea plenaria ho così potuto fare un breve excursus dell’ebraismo italiano, della realtà composita delle sue ventuno Comunità, dei progetti che coltiva l’Unione delle Comunità, ma anche di una panoramica sull’antisemitismo e sui recenti provvedimenti sul negazionismo, per soffermarmi sulla ricchezza del nostro patrimonio culturale, costituito da sinagoghe, quartieri, musei e da iniziative di rilievo, quali quelle che si svilupperanno nel 2016 a Venezia, per i 500 anni dall’istituzione del Ghetto, il recente restauro del Sefer Torà di Biella, databile 1250, forse il più antico al mondo tra quelli in uso, la traduzione in italiano del Talmud.

Iniziative che hanno destato molto interesse tra il pubblico e questo interesse si spera abbia anche un “ritorno” e si traduca, ad esempio, nell’organizzazione di visite di ebrei, e non solo, da tutto il mondo per conoscere il nostro ricco e affascinante patrimonio ebraico italiano, oltre che in scambi e incontri assolutamente preziosi per il nostro piccolo nucleo.

Giulio Disegni

 

Giulio Disegni al Congresso Mondiale Ebraico

 

In ricordo dell'attentato di Buenos Aires del 1992

 

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