Italia

 

Il motore si è rotto

di Baruch l'occhialaio

 

Non ci vuole tanta erudizione per ricordare che la via dell’Halakha è quella di Hillel, notoriamente facilitatore, piuttosto che quella del rigorista Shammai. Perché, in Italia, ci si trovi in un periodo storico dove gli Shammai abbondano e perché oggi qui gli Hillel, che hanno sempre accompagnato la storia del nostro popolo, siano ormai una specie estinta è tristemente incomprensibile e forse immeritato. Perché tocchi a noi popolo bue la scarsa comprensione di Shammai e perché ci si debba piegare alla gara di chi è più rigido e impossibilista è nei piani imperscrutabili del SB. Il percorso evolutivo dell’ebraismo pare ora più che mai una chimera perduta all’involuzione del fondamentalismo e al rifiuto, giorno dopo giorno, di qualunque strumento interpretativo facilitante. È possibile che sia il contrappasso di questi tempi di assimilazione o semplicemente la versione ebraica della rinata popolarità di orientamenti etnico/religiosi forti, tanto apprezzati dai vicini di Israele. Certo l’intervento di Rav Disegni sullo scorso numero e la sua implicita sollecitazione a fare “coming out” della nostra non-ortodossia, denunciando la redazione del nostro giornale e un bel numero di nostri lettori come dei novelli Spinoza da espellere dall’ortodossia, è un chiaro segno che il motore dell’Halakhah si è fuso ed il meccanico l’ha dichiarato irreparabilmente bloccato. Il fatto che ci venga spiegato che il Cipriani (e non il “Rav” Cipriani) è sostanzialmente un incompetente e che solo qualcun altro ha in mano le chiavi dell’ebraismo ci deve fare riflettere profondamente. L’ebraismo significa accettare una norma di vita in piena libertà di coscienza e a tutt’oggi non è chiaro se l’omosessualità sia una scelta o una necessità innata. La presunzione che questo dubbio non sia ammissibile ribadisce ancora una volta la volontà di negare che l’ebraismo ortodosso abbia sempre trovato compromessi accettabili con la Storia e con lo svilupparsi della conoscenza scientifica. Un’operazione lenta e faticosa, ma incessante, caratterizzata da dibattiti accesi, ma corali, polifonici e spesso accomodanti la volontà popolare. Che qualcuno pontifichi di essere il solo rappresentante del “verum israel” va preso con l’ironia del caso, ma è verosimilmente ora che si cominci a valutare con la giusta distanza una leadership che, in nome di un rigore che neanche lei stessa riesce a raggiungere, ci ripropone un “Dio è con noi”, a cui malgrado il nostro passato non siamo ancora vaccinati. Forse per questo anch’essa è fuori dall’ortodossia e, a questo punto, una volta che ci ritroveremo tutti insieme espulsi dalle mura, chissà se non salterà fuori una bella squadra di meccanici in grado di trovare l’ispirazione giusta per tornare a far girare il motore.

Baruch l’occhialaio

 

Moïse Kisling, Autoritratto

 

Moïse Kisling, Nudo