Europa

 

Notizie dal Belgio

 

Quale atmosfera si respira a Bruxelles in particolare dopo gli attentati? Per avere qualche informazione, e anche per sapere qualcosa di più sugli ebrei in Belgio, abbiamo incontrato Daniela Bachi Piperno Beer (D). Alla nostra conversazione si sono aggiunte alcune battute di suo marito Maurizio Piperno Beer (M) e uno scambio di mail con la figlia Silvia Piperno Beer (S) che da molti anni vive e lavora in Belgio (è sposata e ha tre figli).

 

D: Siamo arrivati a Bruxelles il giorno dopo gli attentati. L’aeroporto di Bruxelles-National era completamente chiuso, ma noi siamo arrivati a quello di Charleroi, dove c’era meno confusione di quanto pensassimo perché molti voli erano stati invece dirottati su Liegi.

La prima cosa che si avvertiva per le strade di Bruxelles erano le sirene: sirene dappertutto.

Era la vigilia di Purim. Era stato dichiarato il lutto nazionale, quindi la scuola ebraica dove studiano i miei nipoti aveva annullato tutte le recite e i festeggiamenti. Solo il giorno dopo c’è stato un Mishtè (banchetto) in un centro Chabad-Lubavitch. La sala era illuminata, ma dall’esterno dell’edificio si vedeva il buio, forse per partecipare al lutto comune ma probabilmente soprattutto per ragioni di sicurezza.

La scuola ebraica “Ganenu” dove vanno i miei nipoti, era presidiatissima (la protezione c’è sempre stata ma è ulteriormente aumentata).

Nei giorni seguenti c’erano continui blocchi stradali; non si sapeva cosa stesse succedendo: chiudevano a sorpresa le strade e per molti era impossibile andare al lavoro. Quando siamo ripartiti l’aeroporto internazionale era di nuovo aperto, anche se con un traffico ridotto, ma al posto della sala dei check-in ci sono tendoni.

Un collega di Silvia che si trovava alla stazione della metropolitana di Maalbek è disperso: di lui non hanno trovato niente.

Quanti sono gli ebrei in Belgio e in quali città vivono prevalentemente?

D: Difficile dirlo, perché ci sono molte sinagoghe distinte. Secondo un articolo recentemente pubblicato sul Times of Israel sono circa quarantamila. I due nuclei principali sono Bruxelles (ventimila) e Anversa (dodicimila). Quello di Anversa è antico di secoli, e risale alla tradizione del commercio dei diamanti. Oggi è la più grande comunità charedì (ultaortodossa) d’Europa, con un quartiere ebraico, 22 sinagoghe e 98 centri ebraici (tra cui molte scuole).

L’insediamento ebraico a Bruxelles è più recente. In generale gli ebrei di Bruxelles sono molto meno religiosi di quelli di Anversa, e anche le due scuole ebraiche sono più laiche (i bambini con la kippà in testa sono una minoranza), e molto orientate verso Israele.

A Bruxelles la sinagoga più importante è la Sinagoga Europea, grande, ottocentesca come la nostra. Il suo rabbino (attualmente Rav Guigui), è il Gran Rabbino del Belgio ed è pagato dallo stato. Ci sono numerose sinagoghe di vari orientamenti, da quelle più ortodosse a quelle riformate. Poi ci sono comunità molto piccole a Liegi e a Charleroi. In Belgio c’è di tutto, dai charedim ai riformati, passando per tutte le gradazioni. È un ebraismo variegato. C’è una radio ebraica, Radio Judaica, che trasmette tutto il giorno. I giornali ebraici hanno un peso minore rispetto alla radio. So che c’è una rivista mensile chiamata “Regards”.

Quasi tutte le diverse sinagoghe aderiscono al Consistoire perché questo permette loro di essere riconosciute come tali e di avere accesso, credo, anche a dei finanziamenti per i rabbini e i chazanim.

Quali scuole frequentano i ragazzi ebrei?

D: I bambini ebrei, anche se non osservanti, frequentano poco le scuole pubbliche, probabilmente per paura dell’antisemitismo, in particolare islamico (anche se va detto che in generale in Belgio la scuola privata gode di maggior popolarità rispetto all’Italia: c’è anche una rete molto forte di scuole religiose cattoliche). Alcuni frequentano la scuola europea o la scuola internazionale che é molto cara (ci vanno i figli dei diplomatici israeliani per esempio).

In Belgio c’è molto antisemitismo?

D: A Bruxelles non si va in giro con la kippà in testa perché potrebbe essere pericoloso: è un concetto che i miei nipotini hanno ben chiaro, anche il più piccolo che ha cinque anni: hanno interiorizzato che essere ebrei è pericoloso. Le aggressioni ad ebrei sono frequenti, anche se quasi non se ne parla se non sui media ebraici. Alcuni anni fa Rav Guigui era stato aggredito a calci e pugni nel quartiere di Anderlecht. L’aggressore era arabo e Rav Guigui, che è di origini marocchine, gli ha parlato in arabo, ma inutilmente.

Ricordiamo che nel 2014 c’era stato l’attentato al Museo Ebraico, che è gestito dal Comune e perciò non aveva protezione come i luoghi ebraici.

S: Io non sono in prima linea quindi é difficile da dire. So che ci sono stati episodi di aggressioni o intimidazioni in strada, ad opera di arabi, due settimane fa hanno preso a sassate il figlio e il genero di Rav Lasker (sassi piccoli fortunatamente) al parc Duden, a Forest. Non ho sentito nulla di negozi imbrattati o simile. Penso ci sia un'organizzazione che raccoglie informazioni su questi episodi perche la polizia scoraggia la denuncia, visto che non si può far niente comunque.

Perché ad Anversa gli ebrei possono andare in giro in maniera riconoscibile e a Bruxelles no?

S: Ci sono da tanto tempo, hanno un ruolo riconosciuto nel business dei diamanti e sono tollerati per questo. Anche se ultimamente il business dei diamanti passa sempre più sotto il controllo degli indiani e sfugge dalle mani degli ebrei. Anversa é una città con tanti stranieri ma é una città più provinciale e tranquilla della capitale. Comunque Anversa é governata dall'estrema destra (Bart De Wever) quindi meno tollerante su criminalità e simili. E poi é sempre la stessa storia: quando gli ebrei li vedi, stanno tutti insieme nello stesso quartiere e si fanno la loro vita, paradossalmente sono visti come parte del folklore locale.

Come reagiscono le autorità agli episodi di antisemitismo?

D: L’antisemitismo è sottovalutato dalle autorità belghe: è un Paese lento a muoversi, schiacciato dalle burocrazie (infatti sono stati per oltre un anno senza un governo). Non prendono decisioni.

Come viene vissuta la Giornata della Memoria?

D: Ha meno rilevanza che da noi: è più burocratica, meno sentita.

Dopo gli attentati ci sono state prese di posizione ufficiali da parte di autorità islamiche?

D: Come anche nel resto d’Europa non c’è un’autorità centrale che rappresenti tutti i musulmani. Comunque non mi risulta che ci siano stati gesti simbolici clamorosi.

Dopo gli attentati ci sono state manifestazioni islamofobe?

D: Direi di no, o almeno non significative.

Non ci sono partiti xenofobi?

D: Le tensioni sono più legate al contrasto tra fiamminghi e valloni, che non è ancora sopito. Ci sono addirittura due sistemi scolastici separati. Se ad Anversa si parla loro in francese i fiamminghi si voltano dall’altra parte. Questo, però, non riguarda gli ebrei, che spesso in casa parlano più lingue, e spesso usano l’ebraico.

Anche i charedim?

Sì: nei ristoranti o negozi ebraici di Anversa è normale parlare ebraico.

L’alià è un fenomeno rilevante?

D: Sì: sempre secondo i dati forniti da The Times of Israel, nel 2015 sono emigrate in Israele dal Belgio 285 persone. Dal 2010 al 2014 sono emigrate in media 234 persone all’anno.

Un clima davvero pesante, dunque.

D: Sì, per tutti. Gli abitanti di Bruxelles, e non solo gli ebrei, manifestano una tendenza ad andarsene dalla città. Molti fanno i pendolari. Per esempio Silvia (che lavora in una società finanziaria) è rimasta l’unica tra i colleghi del suo ufficio ad abitare ancora a Bruxelles. Nella capitale vive un gran numero di stranieri (ce ne sono molti che lavorano per le istituzioni europee) e tantissimi musulmani, che sono in aumento e stanno diventando sempre più religiosi: si vedono sempre più ragazze velate. Ci sono quartieri dove non si può mettere piede: non ci va neanche la polizia! La gente è preoccupata, non solo gli ebrei. La metropolitana non funziona dopo le 18,30 e due linee sono ancora impraticabili.

M: È anche vero che molti vanno via perché preferiscono vivere in campagna, o perché Bruxelles è troppo cara. Comunque la mia sensazione personale è che dal 1998, da quando ho iniziato a recarmi a Bruxelles regolarmente, la città è diventata più caotica (è anche aumentato il traffico perché ci sono molte auto aziendali), e mi dà l’impressione di non avere un’identità culturale ben definita.

Secondo me nel 1998 Bruxelles era una città più piacevole di quanto lo sia adesso.

Intervista di Anna Segre