Libri

 

I racconti di Didimo

 

di Emanuele Azzità

 

 

Alcuni anni fa, quando il digitale non c'era ancora, le fotografie avevano un negativo. Lo si guardava in controluce e ci voleva una certa dimestichezza per riuscire a individuare la foto da sviluppare che si cercava. Si trattava in pratica di un'inversione cromatica dove i chiari sarebbero stati poi gli scuri della foto e viceversa. La foto è solo la distribuzione di colori della realtà, la sua sembianza cromatica come la vede l'obiettivo. Ci sono altre cose che a volte i colori lasciano intuire e a volte no, perché la realtà è permeata anche di valori e sentimenti. A questo punto l'immagine non basta più, ci vuole la scrittura, il libro. Se la storia dell'uomo fosse riassumibile in un'immagine, allora Dio sarebbe il colore di fondo, una radiazione fossile che proviene dalle origini della storia dell'uomo per insinuarsi nel suo intimo. Non è un problema di essere credenti o meno, di avere o non avere una fede. Rinaldo De Benedetti, che firmava i suoi articoli di divulgazione scientifica con Didimo, dedicò sempre molta attenzione al rapporto tra l'umano e il divino, anche se si dichiarava agnostico.

Anticamente viveva nell'isola di Bali un popolo che aveva un modo molto semplice ed efficace di chiedere delle grazie al proprio dio. Le richieste venivano scritte su tavolette di legno e bruciate durante l'equinozio di primavera. Quando le tavolette non erano interamente bruciate o , peggio, un temporale spegneva il fuoco, voleva dire che le grazie non sarebbero state esaurite. Se i legnetti veniva completamente inceneriti il dio non avrebbe invece disatteso le speranze. Una volta però quelle persone semplice fecero una richiesta singolare: l'abolizione del dolore. La tavoletta buttata tra le fiamme bruciò subito. Immediatamente si compì il miracolo. Passarono i mali alle giunture, gli anziani cominciarono a camminare ritti, nessuno sentì più il peso della stanchezza anche ballando fino a notte fonda. Furono però anche in molti a morire senza sofferenza perché comunque il loro fisico non aveva retto allo sforzo! Andarono avanti un anno rischiando di ferirsi senza accorgersene o afflitti da tante sciagure capitate ai bimbi che senza l'avvertimento del dolore erano diventati totalmente imprudenti. Al successivo equinozio la richiesta al dio fu una sola "restituisci a noi il dolore"! È uno dei racconti di Rinaldo De Benedetti tratto da Dove il bene è peccato.

Un naufrago, l'Io narrante, ebbe salva la vita grazie agli abitanti di un'isola che lo soccorsero. Gente strana! Facevano il bene con grande piacere, ma lo nascondevano. Non per modestia o particolare rettitudine, ma per paura del loro dio. Rimessosi in sesto dalla brutta avventura e cominciando ad apprende la lingua dei suoi soccorritori, l'uomo cominciò a interrogarli. Perché mai compiere il bene dentro le capanne chiuse per nascondersi da un dio che, non essendo differente da quello degli uomini bianchi, comanda di fare il bene per cui non c'era nessuna ragione di nascondersi? Un saggio gli spiegò con esempi quotidiani di come in realtà il male si compisse apertamente alla luce del sole. Un pesce appena pescato, un insetto catturato nella tela di un ragno o dalle foglie spinose di una pianta carnivora.

Non sta forse scritto nel Pentateuco che all'inizio Dio diede un posto ad ogni cosa? Se si toglie Dio resta la creazione. Che si sia convinti che l'universo segua un ordine sconosciuto o che sia un ammasso caotico di materia interagente, ogni grandezza fisica sembra esercitare un preciso ruolo da cui non sfugge. Anche nella vita umana il bene e il male non sempre stanno di fronte all'altro, ma hanno un ruolo che generalmente non comprendiamo. Era forse questo che l'ebreo cuneese Didimo voleva sottolineare?

“In cielo era stata proclamata la repubblica e io ne fui il presidente. Sedevo sul trono di Dio, e a fianco mi stavano i ministri”. Così inizia un altro racconto. Il trono stava sulle nuvole dalle quali salivano dei fiocchi di neve che erano le preghiere degli uomini. Sembravano tutti uguali quei fiocchi, ma ciascuno conteneva una richiesta diversa. Che fare di questi desideri? Dio interpellò il suo segretario. “Non si può dare risposta tutti: Sarebbe impossibile anche per un Dio” fu la replica. Alla fine il dio “golpista” del racconto prese un ultimo fiocco: “Dio, io non credo in te, ma se ci sei dammi un segno”. Per quel presuntuoso ci voleva una punizione! “Egli non crede - è vero -, ma desidera credere” disse il segretario. “Gli comparirò in sogno” aggiunse Dio. Al risveglio, però, quel tipo sarebbe corso dallo psicanalista. E se aprendo gli occhi al mattino quel tale si fosse trovato una bella ragazza che gli avesse detto che era un dono del Padreterno per poi sparire poco dopo? Il segretario ricordò che il fenomeno era conosciuto come “allucinazione”. Il poveretto sarebbe finito in manicomio. Quella grazia non si poteva fare e Dio manifesta il suo sconforto “Non posso nulla e le preghiere continuano a nevicare all'insù. Un dio che non può niente non è un dio; è come se non ci fosse. Mi vien voglia di dimettermi, di andarmene. Anzi, a pensarci bene, incomincio a dubitare io pure: esisto o non esisto?”

In un altro racconto i fedeli cercano di mantenere allegro un dio che quando si annoia si diverte a mandare calamità sugli uomini. In un'isola caraibica, invece, il generale Niceto Azana decise di proibire la preghiera. “La religione, ha detto Marx, è l'oppio dei popoli”. Pronto replicò un suo ministro che forse la sapeva un po' di più del suo superiore: “...adesso che siamo al comando, che cosa di meglio che avere oppiati i nostri sudditi? La parola, nel bene come nel male, è un po' un surrogato dell'azione: e la preghiera è parola, detta e pensata, una parola che è fine a sé, si chiude su di sé, perché è diretta a chi non ha mai dato segno di rispondere; è la più innocente, innocua delle parole.”

Complessivamente i racconti sono venti. Didimo li avrebbe scritti negli anni cinquanta.

Emanuele Azzità

 

 

 

Rinaldo De Benedetti, Dove il bene è peccato - Instar Libri 2016; pagg. 138, € 12.00.

 

 

Rinaldo De Benedetti

 

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