Prima pagina

 

In Europa cresce l’antisemitismo?

Intervista a Sergio Della Pergola sull’indagine condotta in questi giorni
dalla Fundamental Rights Agency dell’Unione Europea

 

Come è nata questa indagine? Perché è necessario ripeterla?

L’indagine è stata svolta per la prima volta nel 2012 per iniziativa dell’Unione Europea, e in particolare della Fundamental Rights Agency che ha sede a Vienna, e allora fummo molto colpiti e anche un po’ sorpresi che l’UE pensasse che ci fosse un problema di antisemitismo in Europa e che fosse persino disposta a dedicare dei fondi di ricerca a questa materia. La ricerca, molto seria, è stata coordinata dal Jewish Policy Research Institute a Londra con la partecipazione in quel caso di nove Paesi e io fui nominato coordinatore scientifico per l’Italia. Un anno fa l’Unione Europea ha deciso di ripeterla. Questo è encomiabile perché in generale non è che l’Ue abbia sempre delle posizioni molto piacevoli; la Fundamental Rights Agency si occupa di tutelare gli europei da ogni forma di razzismo, intolleranza, xenofobia, ecc.; è importante che l’antisemitismo sia un capitolo ufficialmente riconosciuto. Questa volta partecipano 13 Paesi, quindi è un’indagine ancora più grande, fatta in tutte le Comunità ebraiche più importanti d’Europa, ed è svolta attraverso internet: sulle varie testate della stampa ebraica in Europa [compreso il sito di Ha Keillah, ndr] sono messi dei link che invitano il pubblico ebraico a entrare e riempire questo questionario; è un po’ lungo e pesante ma è importante riempirlo dall’inizio alla fine.

L’indagine è indirizzata al pubblico ebraico (mentre altri lavori di ricerca sono rivolti al pubblico in generale), che naturalmente ha delle percezioni particolari. Si tratta di vedere se è un pubblico rappresentativo. Nel 2012 parteciparono 6000 ebrei europei, di cui oltre 600 dall’Italia; ci auguriamo di aumentare ulteriormente questi numeri.

In proporzione dall’Italia è un numero molto alto: noi siamo meno del 10% degli ebrei europei.

In effetti dall’Italia l’adesione è stata molto buona, meglio che in altri Paesi. Ma sarebbe importante migliorarla: nel 2012 la risposta fu migliore dalle piccole Comunità, meno buona da Roma e media da Milano. Ci possiamo domandare se questo dipenda da una maggiore sensibilità del pubblico delle Comunità con meno ebrei o se sia semplicemente un fatto legato ai livelli di istruzione, uso del computer, o altri fattori tecnici. Comunque, nonostante queste carenze di rappresentatività, e avendo introdotto varie tecniche di correzione dei dati, i risultati non cambiavano: secondo me abbiamo avuto un quadro abbastanza obiettivo delle percezoni dell'antisemitismo in Italia.

Non c’è il rischio che le persone che decidono di partecipare all’indagine siano quelle più sensibili?

In un certo senso è vero, ci siamo posti questo problema. Abbiamo guardato attentamente anche il profilo dei gruppi di età. Abbiamo trovato con nostra sorpresa che tra i rispondenti c’era un numero maggiore del dovuto tra le persone abbastanza anziane, e una relativamente scarsa rappresentanza dei giovani. Questo va completamente contro l’intuizione di chi pensa che i giovani sono più pronti a rispondere a un’indagine su internet rispetto agli anziani. E allora rimane il dubbio che i giovani forse siano meno sensibili. E perché? Abbiamo due spiegazioni possibili: perché sono più inseriti nella società mentre gli anziani forse hanno più brutti ricordi e la pelle più sottile (lo stesso episodio può essere interpretato in modi diversi); oppure è possibile che i giovani a causa dei matrimoni misti e dell’assimilazione abbiano meno sensibilità generale nei confronti del fenomeno. Non abbiamo una risposta certa ma credo che fare due indagini consecutive ci permetterà di fare un po’ più di luce.

Quali aspetti sono stati investigati?

C’è innanzi tutto una parte più legata alle percezioni; poi si tratta di cercare di chiarire quali sono i contenuti di questo antisemitismo. A una prima approssimazione direi che ci sono tre o quattro filoni ben noti: quello classico del cosiddetto strapotere ebraico, tipo Protocolli dei Savi Anziani di Sion, poi abbiamo il negazionismo della Shoah, poi quella  che chiamerei delegittimazione di Israele. Ovviamente ci sono state in passato e ci sono altre componenti, per esempio quella dell’antropologia fisica (gli ebrei sono nel corpo e nella mente dei degenerati), ma questa oggi è meno significativa rispetto alle tre altre che ho menzionato. Un altro aspetto importante è capire quali sono i canali di diffusione dell’antisemitismo (stampa, università, stadi, ecc.). Nel 2012 abbiamo rilevato l’enorme influenza negativa di internet, e credo che questo non sia cambiato. Poi è interessante rilevare le reazioni del pubblico ebraico di fronte all’antisemitismo: se vanno a denunciare questi fenomeni oppure se li tengono per sé e dicono “tanto non serve a niente”. Nell’indagine precedente la proporzione di ebrei che denunciano questi fenomeni è risultata molto bassa (forse c’è da sensibilizzare maggiormente il pubblico ebraico). Altra cosa è chiedersi se l’ebreo di fronte a questi fenomeni negativi cambia atteggiamento, si mimetizza, cambia città o addirittura emigra in un altro Paese, o si toglie la kippà o il maghen david. Ci sono state grossissime differenze tra i diversi Paesi.

C’è poi stato un tema che in passato ha avuto molta importanza ma adesso non mi pare sia la vera questione, cioè l’aver subito qualche forma di discriminazione nei luoghi pubblici, per esempio da parte della polizia o nei tribunali; la risposta affermativa nel 2012 è stata bassissima. Il grosso problema è quello della diffusione nell’opinione pubblica di determinate idee. Naturalmente ci sono anche comportamenti aggressivi (anche aggressione fisica; in Francia ci sono stati purtroppo anche alcuni casi di omicidio). In Italia non ricordo che ci sia stato nessuno di questi casi, comunque è una cosa da verificare.

Non c’è il rischio che i rispondenti bollino come antisemitismo qualunque critica rivolta a Israele?

Non credo, perché si tratta di domande  molto specifiche, per esempio proposte di frasi seguite alla domanda “Ritenete che questa sia una dichiarazione antisemita?” Posso dirti che nel 2012 la cosa che offendeva più di tutto era il negazionismo della Shoah, e l'offesa a Israele seguiva a una certa distanza: anche gli ebrei sanno separare le critiche a un certo governo o provvedimento dalla vera e propria demonizzazione di Israele.

Le risposte erano molto interessanti, e secondo me riflettevano la situazione vera.

Prevedete che il livello dell’antisemitismo in Europa risulti peggiorato in questi sei anni?

Temo molto che il pubblico darà un responso preoccupato, che dirà che c’è stato un incremento; può darsi che sia vero, può darsi che sia il frutto di una maggiore sensibilità. Tra l’altro sia nell’indagine del 2012 sia in questa c’è una domanda che dice: “Ritenete che negli ultimi cinque anni l’antisemitismo sia aumentato?” Allora tre quarti degli ebrei europei dissero che c’era stato un peggioramento; ora vedremo come vanno le cose.

Come risultava nel 2012 la situazione italiana rispetto al resto dell’Europa?

Diciamo che l’Italia era a metà del gruppo: il fenomeno era molto peggiore in Francia, in Belgio e in Ungheria, d’altra parte era molto più moderato in Inghilterra e anche in Germania.

Pensi che in Italia la situazione potrebbe peggiorare alla luce dei risultati delle elezioni politiche?

La mia opinione personale vale quello che vale (a titolo privato sono stato invitato dall’ambasciatore italiano ad una cena con Di Maio e ad una con Salvini, così ho avuto modo di vederli faccia a faccia, di parlare con loro e di valutare di chi si tratta). Il mio parere, forse da vecchio nostalgico della democrazia, è che c’è stata una grave involuzione: i grandi partiti delle idee così come li conoscevamo una o due generazioni fa sono praticamente crollati e ora abbiamo questi partiti populisti. Insieme con il crollo delle vecchie idee temo ci sia stato il crollo di molte difese; quei valori e modi di dialogare che erano cresciuti insieme alla democrazia parlamentare temo siano stati buttati nel lavatoio insieme a tante altre cose. Quindi si parte da un’Italia che non ha una chiara idea della democrazia, del pluralismo delle idee, del dibattito, dei valori, della storia. Questa è la mia opinione personale, molto pessimista ma certamente condivisa da molti. In questo quadro tanti meccanismi che erano stati maturati su come prevenire un ritorno dell’antisemitismo. del razzismo e della xenofobia rischiano di essere dimenticati, in parte perché la gente non sa di cosa stiamo parlando, in parte perché coltivano valori opposti. Quindi c’è una grande incertezza, purtroppo.

I risultati erano diversi a Roma?

C’è un’altra domanda che abbiamo posto: da quale parte politica o religiosa vi sembra che arrivino le affermazioni che ritenete antisemite? In Italia la maggiore percezione di antisemitismo viene da sinistra, però a Roma, dove la destra è molto forte, la risposta è stata invece che viene da destra. In Ungheria la risposta è stata che l’antisemitismo viene da destra, e in parte dalla matrice cattolica; in Francia e in Belgio rispondono che viene dalla sinistra e dalla matrice musulmana.

In effetti ricordo che anche io avevo scritto che viene da sinistra, perché è a sinistra che ho il maggior numero di amici, colleghi e conoscenti. È difficile sentire frasi antisemite da persone che non si frequentano…

A parte le singole risposte l’analisi viene condotta a un livello più aggregato, e poi ci sono degli strumenti statistici che permettono di capire la causalità dei fenomeni, di depurare le singole risposte. Però questa era la situazione nel 2012, bisognerà vedere se nel 2018 ci sono state trasformazioni. Dal lato dell’antisemitismo musulmano sappiamo che certamente la situazione è molto peggiorata. È anche interessante notare come, a parte l’Ungheria, l’antisemitismo cattolico fosse percepito come quello più debole di tutti. Si tratta di vedere se ci sono dei cambiamenti. E certamente oggi la destra è molto più visibile di quanto non fosse allora, quindi mi aspetterei che ci siano anche lì dei cambiamenti.

Chi può partecipare all’indagine?

L’indagine è rivolta a tutte le persone che in un modo o nell’altro si considerano ebree (in un’accezione molto larga: anche persone che si sentono vicine per famiglia, cultura, ecc.); anche a coloro che non sono iscritti alle Comunità o che magari non sono ebrei secondo i criteri rabbinici, ma si considerano vicini. Nella prima indagine ce ne sono stati diversi.

Infine vorrei sottolineare che l’inchiesta è assolutamente anonima. È molto importante una partecipazione ampia, proprio per dare maggior peso al numero delle risposte, cosa che ha sempre dei vantaggi statistici.

Intervista di
Anna Segre

 

Approfittando della sua disponibilità abbiamo rivolto a Sergio Della Pergola alcune domande su Israele e sulla sua scelta di interrompere la collaborazione con pagine ebraiche e Moked (vai all'articolo).

 

IL SONDAGGIO E' TERMINATO ALLE ORE 00.00 DEL 27/06/2018