Ricordi

 

Victoria Acik

 di Emanuele Azzità

 

“Se stai piantando un albero e ti dicono che è arrivato il Messia, prima finisci di piantare l'albero e poi vai ad accogliere il Messia”. Il funerale ebraico, nella sua parte finale, ricorda l'azione del piantare un albero.

Victoria (Viki) Acik è stata sepolta accanto a sua mamma in un'assolata mattina di domenica nel Cimitero Ebraico di Casale Monferrato. Si era spenta pochi giorni prima, il 19 aprile, stroncata da un male incurabile. Era nata a New York, seconda figlia di ebrei emigrati dall'Unione Sovietica che si trasferirono a Valenza quando Victoria aveva appena sei mesi. Alla cittadina piemontese, celebre per l'artigianato orafo, la cosmopolita Viki si sentì sempre profondamente legata. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università Statale di Milano, esercitò la professione medica sia a Valenza che a Milano. Si specializzò in vari campi che andavano dalla medicina d'emergenza all'omeopatia. Diceva che occorreva curare anche lo spirito e non solo il corpo di chi è malato, ma “se uno ha un'infezione - aggiungeva - è chiaro che gli prescrivo un antibiotico”. Si prodigò moltissimo per far conoscere la cultura ebraica anche attraverso dei piacevoli, divertenti libri. “Certo, il mio modo di vedere le cose è indubbiamente ebraico, ma cosa ci si poteva aspettare da me?

Mio padre era nato in uno Shtetl (piccola cittadina con forte percentuale di popolazione ebraica) in Lituania.

Io, sono nata a New York (Grande Mela, con forte percentuale di popolazione ebraica) negli Stati Uniti, e vivo a Valenza (piccolo kibbutz di gioiellieri) in Italia dove la maggior parte della popolazione è legata, commercialmente parlando, agli ebrei” scrisse di sé Victoria Acik, nella prefazione alle sue Storielle di un medico ebreo, una raccolta di episodi divertenti tratti dalla sua esperienza personale. Lo scopo del libro era anche terapeutico: “i nostri maestri ci insegnano che alla base della buona salute c'è un cuore contento”. Libri da usare al posto dei farmaci! Davvero un'ottima terapia per tutti, sopratutto per chi pur non avendo grossi problemi di salute ha necessità di rafforzare lo spirito!

Con Il segreto del medico cabalista la dottoressa-scrittrice ricostruì l'assedio di Valenza nel 1635 da parte dei francesi del cardinale Richelieu. Lo scopo era di strappare il controllo del fiume Po agli spagnoli grandi persecutori di ebrei. Marrani, medicina antica, spionaggio e altro, sono stati gli ingredienti di una strana storia con un risvolto nel semplice contesto cosmopolita della piccola città piemontese di quattrocento anni dopo.

L'ebraismo per la Acik non poteva ridursi a sola tradizione, perché, diceva, “ha molto da dare” al mondo. Un maggior approfondimento della Kabbalah, ma sopratutto della Torah, era un gran passo avanti per non ridurre il tutto a semplice folklore.

Quando Viki parlava traspariva la sua grande fede della Torah attraverso la quale filtrava e leggeva una realtà di cui conosceva molto bene l'asprezza, sia come medico che come donna. “La sofferenza - diceva - serve a migliorare la persona quando la persona non riesce a migliorare senza soffrire, in molti casi. In altri però non riusciamo a capirne il significato” Nel 2015 Victoria Acik rilasciò un'intervista ad Ha Keillah (pubblicata nell'ottobre di quell'anno). Era sorridente, gentile, quasi allegra, ma una sfumatura di tristezza traspariva dal suo sguardo. Da poco aveva perso sua madre alla quale era stata sempre legatissima. Teneva in braccio una bellissima, piccola, cagnolina tutta bianca.

A sentila parlare il pensiero correva a Maimoide. Come il grande filosofo anche lei era un medico, una studiosa, una scrittrice. Ma era una donna.

Morire in un giorno di primavera è come l'inizio di qualcosa. In questa stagione avvenne l'uscita dall'Egitto e incominciò la storia del Popolo d'Israele. D'altra parte la primavera segna un nuovo inizio del ciclo vitale che riguarda la natura e l'umanità, secondo la legge della Creazione.

Ciao, Viki, il tuo ricordo si allarga nei nostri cuori come i rami di un albero verso il cielo.

Emanuele Azzità

Vicky con il Lulav  

 

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