Storia

 

Non solo la St. Louis. Furono molte le odissee sui mari

di Silvana Calvo

 

Visto che per gli ebrei in fuga dal nazismo era pressoché impossibile trovare asilo in Europa, molti vollero tentare di farsi una nuova vita lontano in un altro continente. I primi mesi del 1939 videro dunque un gran numero di partenze specialmente via mare.

La storia più conosciuta è senz’altro quella della nave St.Louis partita da Amburgo il 13 maggio 1939 con destinazione Cuba. Sulla nave viaggiavano 928 ebrei tedeschi, in maggioranza donne e bambini. Essi avevano i documenti in regola e disponevano di un visto di soggiorno cubano. Su pressione di Berlino, e mentre la nave stava entrando nel porto dell’Avana, il Presidente cubano, Federico Laredo Bru, dichiarò nulli i visti e ordinò alla capitaneria portuale di impedire lo sbarco. Al capitano della nave, Gustav Schröder, fu ingiunto di invertire la rotta. Sapendo quali gravi conseguenze avrebbe avuto il ritorno di quegli ebrei in Germania, il capitano decise di fare un giro lungo le coste centro-americane nell’intento di trovare un paese disposto ad accogliere i profughi. Non ricevette nemmeno una risposta positiva, neppure dagli Stati Uniti. La nave tornò quindi in Europa e attraccò ad Anversa: i passeggeri furono suddivisi e trovarono ospitalità in Inghilterra, nonché in Francia, Belgio e Olanda dove si sarebbero ritrovati in pericolo dopo l’occupazione tedesca. La vicenda fu sfruttata dalla propaganda nazista che se ne servì per dire che nessun paese voleva ebrei i quali, evidentemente, non erano invisi solo ai tedeschi.

Così i lettori del giornale “Libera Stampa” di Lugano poterono seguire la vicenda in tempo reale:

Il presidente cubano Laredo ha mantenuto la sua decisione di vietare lo sbarco a 922 emigrati illegali arrivati col piroscafo «San Luigi». I rifugiati dovranno ritornare in Germania (2 giugno1939).

La sorte di un migliaio di rifugiati ebrei. Con un decreto pubblicato giovedì il presidente Laredo ha ordinato la partenza immediata per il piroscafo «San Luigi» con a bordo oltre 900 rifugiati, ai quali si vieta lo sbarco a Cuba. La compagnia Amburg - American Line - a cui appartiene il «San Luigi» ha intenzione di interporre un appello contro il decreto presidenziale, dato che lo stesso non dovrebbe poter entrare in vigore prima della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. D’altra parte si apprende che il presidente della Commissione di Immigrazione della Camera dei deputati, Pedro Mendenta, ha annunciato che sottoporrà un progetto di legge che deciderà la deportazione di tutti i rifugiati europei giunti a Cuba dopo il primo dicembre 1938. Questo provvedimento colpirebbe 4 mila persone (3 giugno).

179 rifugiati ebrei tedeschi del San Louis sono arrivati domenica sera a Rotterdam. Il vapore olandese «Jean van Ashel» ha lasciato domenica sera Anversa con 160 rifugiati del San Luigi, a destinazione dell’Olanda. Un bastimento tedesco procedeva all’imbarco di altri 500 rifugiati che saranno diretti verso la Francia e l’Inghilterra (20 giugno).

Profughi. Il «Rakotis», proveniente da Anversa, ha fatto scalo stamane nella baia di Boulogne. Aveva a bordo duecento ottanta profughi tedeschi del «Saint Louis», che saranno raccolti in Francia (22 giugno).

Odissea di rifugiati. I quarantanove rifugiati israeliti tedeschi che fecero parte della triste odissea del «Saint Louis» e ai quali il diritto di sbarco è stato loro rifiutato a Cuba, sono giunti a Parigi, alla Stazione Nord (1° luglio).

La vicenda della St. Louis non è tuttavia stata un caso isolato: furono molte le navi della speranza - o forse sarebbe meglio dire “della disperazione” - che solcarono i mari nei mesi precedenti e successivi allo scoppio della guerra. Le destinazioni che i profughi cercavano di raggiungere erano lontane, nelle Americhe, nella Palestina sotto giurisdizione inglese, nell’estremo Oriente. Shanghai è stato, ad esempio, uno dei pochi luoghi dove era relativamente possibile stabilirsi.

Siccome l’epopea dei profughi sui mari è una pagina piuttosto sconosciuta della Shoah, vale la pena di registrare anche le notizie riguardanti altre navi, nell’ordine in cui apparvero sulle pagine di «Libera Stampa»:

Dall’una all’altra riva - Profughi ebrei. Le autorità si sono rifiutate di accordare l’autorizzazione di sbarco a 165 ebrei austriaci arrivati [a Georgetown] a bordo della nave tedesca «Koenigstein». Le autorità hanno fatto valere la impossibilità materiale di ricoverare questi ebrei. I profughi portavano circa 6 mila sterline e certi altri fondi che avrebbero permesso loro di intraprendere lavori di colonizzazione. La nave tedesca aveva in precedenza fatto scalo all’Isola di Barbada dove le autorità avevano anche qui rifiutato il permesso di sbarco (28 febbraio 1939).

La prefettura marittima ha autorizzato lo sbarco di 68 profughi ebrei giunti a Montevideo a bordo di un piroscafo italiano e che si recheranno nel Cile ove sono ammessi mediante una cauzione di 200 dollari per persona (4 marzo).

Una vergogna del mondo civile. Centodue rifugiati israeliti che si trovavano a bordo del piroscafo francese «Flandres» e che si sono visti rifiutare l’autorizzazione di sbarcare a Cuba il 28 del mese scorso ripasseranno domani all’Avana provenienti dal Messico, ma non potranno ancora sbarcare, l’autorizzazione essendo stata loro rifiutata una seconda volta. Il piroscafo ripartirà per la Francia domani nel pomeriggio (9 giugno).

Il calvario di profughi ebrei. Il governo ha preso dei provvedimenti energici perché gli Ebrei tedeschi e gli immigrati ceco-slovacchi che non sono stati ricevuti all’Avana e che si trovano sulle coste dell’Equador,  possano entrare nell’interno del paese. Sono in numero di 96 (14 giugno).

Cento Ebrei autorizzati a risiedere in Cile sono arrivati a Santiago a bordo della nave «Orazio» (15 giugno).

Profughi alla deriva. Il piroscafo «Mamara» con a bordo 500 profughi israelitici ha lasciato stanotte il porto romeno di Costanze. La nave batte bandiera della repubblica di Panama. Quasi contemporaneamente, dal porto di Magalia un’altra nave, «Agio Nicola», con a bordo altri 552 profughi ha levato le ancore per ignota destinazione. Il «Mamara» è diretto in America (15 giugno).

Incendio di una nave. Si ha da Rodi che il piroscafo «Rim» appartenente alla flotta del Panama, è bruciato per cause non ancora precisate, nelle vicinanze dell’isola Simi. Ottocentoquattordici passeggeri ebrei e tredici uomini dell’equipaggio sono stati salvati (8 luglio).

Settecentocinquanta ebrei che avevano lasciato Bratislava in piroscafo e che alcuni giorni or sono stati sbarcati a Windin, piccola isola deserta sul Danubio, non potendo recarsi in Liberia, devono aspettare l’autorizzazione di sbarcare in Palestina (15 luglio).

Circa duemila fuggiaschi ebrei arrivati a bordo di una nave italiana, hanno ricevuto il permesso di sbarcare a Giaffa. Una epidemia è scoppiata fra i rifugiati e parecchi sono già deceduti. Le autorità francesi hanno inviato dei medicamenti (18 luglio).

Anche dopo lo scoppio della guerra arrivavano sporadicamente gli echi della continuazione dell’esodo ebraico via mare che si protrasse lungo tutto l’arco del 1940 e oltre:

Emigranti ebrei verso l’America. Sabato sera la nave olandese «Staatendam» è partita per Nuova York con a bordo 1350 passeggeri, in massima parte emigranti ebrei della Polonia e dell’Ungheria (24 ottobre 1939)

Rifugiati. È arrivata ieri a Giaffa una nave italiana con a bordo rifugiati provenienti dal Reich. Dall’inizio della guerra è questo il quinto viaggio effettuato. Seicento rifugiati provenivano dalla Cecoslovacchia (4 gennaio 1940)

Ebrei sul mare. Il vapore bulgaro «Pentcho» con a bordo 500 ebrei respinti da tutti i porti della Romania, Turchia e Grecia è naufragato in questi ultimi giorni nelle acque italiane del Mar Egeo. Il governatore delle isole Egee, nonostante lo stato di guerra esistente, non ha esitato inviare unità italiane in soccorso dei naufraghi, tra i quali si trovavano 130 donne e bambini, che erano in condizioni pietose. I naufraghi sono stati provvisoriamente sistemati nei possedimenti italiani dell’Egeo (28 ottobre).

Quest’ultima notizia, di cui si trova ampia documentazione nel sito del CDEC (Fondo Kalk, V. Odissea del “Pentcho”) riguarda la vicenda di “Un gruppo di 520 ebrei - uomini donne e bambini di tutte le età e di tutte le condizioni - costretti a lasciare i loro paesi nativi, si imbarcarono sul Pentcho, vecchia carcassa appena adeguata al trasporto di bestiame, ed iniziano il loro viaggio verso la ‘terra promessa’”. Fu una navigazione tormentata, lunga e drammatica funestata da lutti, malattie e fame. Partita da Bratislava il 16 marzo 1940 la nave naufragò nell’Egeo in ottobre. I naufraghi furono soccorsi dalla marina militare italiana e rinchiusi dapprima nel campo di concentramento di S. Giovanni a Rodi e in seguito trasferiti a Ferramonti-Tarsia dove giunsero nel marzo del 1942.

A dir poco tragiche le tre vicende seguenti:

A bordo della nave uruguayana «Salvador» affondata nel Mare di Marmara si trovano 326 ebrei. 214 sono annegati e quasi tutti i rimanenti versano in gravi condizioni (16 dicembre 1940).

Superstiti. A Silviri, sulla costa turca del Mare di Marmara, si trovano attualmente 122 emigranti ebrei, superstiti del vapore «Salvador» naufragato recentemente. Questi superstiti sono sprovvisti delle loro carte d’identità e dei loro beni andati perduti nel naufragio. La Croce Rossa Turca ha provveduto ai vestiti ed al vettovagliamento. Gli ebrei saranno diretti su Istambul per interessamento della comunità israelita (16 dicembre).

Si ha ragione di credere che i 700 fuggiaschi ebrei a bordo del piccolo bastimento romeno «Struma» colato a picco al nord del Bosforo in seguito a due esplosioni verificatesi a bordo per ragioni non ancora chiarite, siano tutti annegati (27 febbraio 1942).

Nell’estate del 1944 c’era ancora chi cercava scampo via mare per fuggire dalla Romania, dall’Ungheria e dalla Bulgaria:

Mercantile colato a picco. Si ha da Ankara che il mercantile turco “Mercuri”, che era in rotta alla volta della Turchia con a bordo 250 rifugiati ebrei, è colato a picco lunedì mattina nel Mar Nero. Quattro persone soltanto sono riuscite a salvarsi (8 agosto).

Quante «navi della speranza» solcarono i mari in quel periodo? È difficile valutarne il numero: quelle citate da «Libera Stampa» furono dodici con oltre 6000 profughi («Königstein», «St.Louis», «Flandres», «Orazio», «Mamara», «Agio Nicola», «Jean Van Ashel», «Rakotis», «Rim», due piroscafi italiani e un battello sul Danubio). Probabilmente ce ne sono state altre arrivate felicemente a destinazione e altre ancora il cui viaggio è finito male.

Silvana Calvo

 

Due bimbe all'oblò del transatlantico St. Louis ad Anversa Il transatlantico St. Louis ad Anversa

 

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