Lettere
Non abbandonare la nave
Di fronte al
degenerare della situazione Israeliana (gli omicidi di Yassin e di Rantisi,
quello annunciato di Arafat, il via libera di Bush alla liquidazione di ogni
prospettiva di accordo di pace israelo-palestinese propostagli da Sharon) mi
sono venute in mente le seguenti parole di Michel Warschawski nel suo libro
“Sulla frontiera”: Perché non te ne vai prima che sia troppo tardi?, mi
chiedono a volte certi amici che, nel corso degli anni hanno fatto la scelta di
un nuovo esilio. E accade sempre più spesso che Lea si interroghi sul destino
di quegli ebrei tedeschi che hanno saputo andarsene in tempo e su quello degli
altri che hanno aspettato troppo e non sono sopravvissuti. Quando è che uno sa
di doversene andare?, si chiede. A chi me lo chiede , rispondo con troppa
facilità, che non sono un disertore, che ho delle responsabilità nei confronti
della comunità in cui vivo e dei valori per i quali mi sono battuto. Non credo,
infatti, di essere di quelli che abbandonano la nave che un capitano, ubriaco,
manda a sbattere contro uno scoglio. Tuttavia, questa risposta è insufficiente
e, quindi, falsa, lo so. Perché, se questa può essere la mia scelta, che ne è
di Talila? Ho il diritto di lasciarla sulla nave che sembra precipitare nella
catastrofe e perché, avendone la possibilità, non faccio niente perché scelga
di andarsene a vivere altrove? Perché non mandarla a Parigi da mio figlio
maggiore, Dror, che non smette di ripetere che non può uscire niente di buono
da questa società troppo intrisa di religione? O mandarla a raggiungere i
nostri amici Lea e Yakov che, dopo la mobilitazione della guerra del 1973, ci
annunciavano che non intendevano crescere i loro figli in un paese condannato a
Massada, e che ormai vivono da buoni americani nel Queens? Se non me la sento di
fare di tutto per convincere le persone care ad abbandonare Israele è perché
una parte di me si rifiuta di credere che la catastrofe sia inevitabile, o anche
molto probabile, perché ho scelto di scommettere sul buonsenso. E penso che non
si tratti di un atto di fede arbitrario, ma di una scommessa ragionevole.
Warschawski è politicamente un antisionista ( e io su questo non sono
d’accordo con lui) ma come si vede da queste parole, al di la dell’ideologia
declamata e delle gabbie classificatorie in cui poniamo e ci autoponiamo nel
fare politica, è uno che ama concretamente e profondamente il posto dove vive
ed ha fiducia nelle persone che lo abitano e questo me lo fa sentire molto più
vicino di altri, con cui teoricamente andrei più d’accordo, ma che invece
penso non dimostrino lo stesso attaccamento, perché continuando a decantare il
loro amore per Israele e la pace, continuano contemporaneamente ad operare
sottili distinguo per non impegnarsi nella costruzione di quei ponti di dialogo
tra i popoli che sono l’unica effettiva garanzia per la sicurezza dello stato
ebraico. In Israele e più in generale in occidente stiamo vivendo una deriva
culturale e umana e per resisterle bisogna che i costruttori di pace si uniscano
per testimoniare che una diversa umanità è possibile, nello spirito, oso dire,
del Tikkun Olam.
Andrea Billau
I
pogrom tollerati
Il pogrom di Reggio Emilia del 1 maggio 1946 non era un caso
isolato; le truppe inglesi avevano tollerato anche i pogrom di Tripoli del
dicembre 1945 e avevano trattato male i rifugiati ebrei nei campi in Germania (cfr.
Hilberg che spiega così il fatto che le comunità ebraiche in Germania sono più
numerose nelle città che si erano trovate nella zona americana) per non parlare
di come si siano comportati nell’Jishuv.
È strano che nessuno rileva come all’epoca il ministro
della difesa – cioè il responsabile politico – era Imanuel Shinwell, citato
altrove come ebreo ortodosso e sionista attivo nello Mizrachi. Non mi risulta
che coloro che ancora oggi parlano male degli “Judenrat” – incolpati di
molte malefatte di cui erano manifestamente responsabili solo gli scherani
nazi-fascisti – abbiano mosso rimproveri a Imanuel Shinwell per il
comportamento dei soldati ai suoi ordini. Conta forse la tessera giusta, cioè
quella di sinistra?
Wolf Murmelstein