Caso Santus
Chi non è d'accordo con me è un nazista
La nostra Università e la discussione sul Medio Oriente:
libero confronto o spirali di violenza verbale?
Questa lettera è stata inviata ai giornali e alla Comunità Ebraica di Torino
Il recente "caso" scoppiato all’Università di Torino intorno a un corso sui problemi del Medio Oriente è solo l’ultimo di una serie di episodi simili che potremmo rubricare sotto il titolo "Chi non è d’accordo con me è un nazista… È più semplice discutere di Israele a Tel Aviv che a New York", come efficacemente recitava l’intestazione di un recente articolo di Ian Buruma apparso sul "Corriere della Sera".
Il clima dunque è questo: nervi particolarmente scoperti, accuse reciproche di razzismo banalizzate, spirali di violenza verbale che ottengono come unico risultato di esacerbare gli animi e di radicalizzare le tensioni: un modo insomma di confrontarsi di cui non si sente assolutamente il bisogno. Si avverte piuttosto l’esigenza di riportare questo dibattito, come altri, al senso della misura, non al fine di conciliare per forza posizioni radicalmente divergenti, ma allo scopo, più modesto, di favorire realmente il confronto, richiamando al rispetto di alcune norme che si presumevano largamente condivise, ma che invece scopriamo essere ogni giorno sempre più eluse e ignorate. Qui ci permettiamo appunto di richiamarle, non solo perché noi, in quanto autori di questa lettera, crediamo nella loro validità, ma perché riteniamo che la loro inosservanza rischia solo di avvelenare il clima e di falsare la conoscenza e la coscienza di ciò che avviene.
L’Università è e deve rimanere un luogo di libera discussione. Nessuno deve arrogarsi il potere di porre veti all’intervento e alla partecipazione di chicchessia alle iniziative didattiche. Parole d’ordine quali "Quello non ha il diritto di parlare perché …" appartengono a pratiche totalitarie che in tutto il mondo sono state combattute, e spesso vinte a caro prezzo, e che almeno in Italia vorremmo esserci lasciati alle spalle.
In base allo stesso principio, nessuna componente universitaria, a cominciare da quella studentesca, deve essere discriminata in alcun modo da qualunque iniziativa didattica vi si svolga. Nessuno, e tanto meno nessun docente, deve arrogarsi il diritto di scegliere chi ammettere o meno a lezioni e seminari che rivestono, da sempre, carattere pubblico e sono, perciò, aperti a tutti.
La forma di lotta dell’ostracismo ci sembra nel caso in oggetto tanto assurda in linea di principio quanto politicamente controproducente. E questo vale anche per il boicottaggio contro le università israeliane, suggerito da più parti identificando in modo inaccettabile la politica con le istituzioni dello Stato di Israele e ignorando oltre tutto che proprio quelle istituzioni sono il luogo in cui si sono espresse con tanta maggior forza le critiche alla condotta del governo israeliano nei confronti dei palestinesi. Interrompere i rapporti scientifici con loro equivarrebbe a isolarle politicamente e a indebolire ulteriormente chi si batte per il processo di pace. Sfuggono infine i criteri in base ai quali Israele, da cinquant’anni l’unico stato democratico del Medio Oriente, viene così spesso prescelto come vittima sacrificale delle proposte di ostracismo. Se il criterio guida è quello della violazione dei diritti umani, perché non proporre le stesse sanzioni contro le università di mezzo mondo e magari anche contro quelle italiane, visto che il nostro Paese è comparso anch’esso nel mirino del recente rapporto di Amnesty International?
Il dissenso è il sale della democrazia. Ma bisogna poterlo esprimere sempre. Soprattutto, senza perdere la ragione.
Daniela Adorni, Facoltà di Lettere e Filosofia
Aldo Agosti, Facoltà di Lettere e Filosofia
Luciano Allegra, Facoltà di Lettere e Filosofia
Bruno Bongiovanni, Facoltà di Lettere e Filosofia
Anna Bravo, Facoltà di Scienze della Formazione
Patrizia Cancian, Facoltà di Lettere e Filosofia
Luca Console, Facoltà di Lettere e Filosofia
Bruno Contini, Facoltà di Scienze Politiche
Enrica Culasso, Facoltà di Lettere e Filosofia
Massimo Firpo, Facoltà di Lettere e Filosofia
Vicky Franzinetti, Pari Opportunità – Università di Torino
Giovanna Garbarino, Facoltà di Lettere e Filosofia
Luciana Giacheri Fossati, Facoltà di Lettere e Filosofia
Giancarlo Jocteau, Facoltà di Lettere e Filosofia
Sarah Kaminski, Facoltà di Lingue
Maria Carla Lamberti, Facoltà di Lettere e Filosofia
Barbara Lanati, Facoltà di Lettere e Filosofia
Fabio Levi, Facoltà di Lettere e Filosofia
Sandro Lombardini, Facoltà di Lettere e Filosofia
Emma Mana, Facoltà di Lettere e Filosofia
Brunello Mantelli, Facoltà di Lettere e Filosofia
Lorenzo Massobrio, Facoltà di Lettere e Filosofia
Adele Monaci, Facoltà di Lettere e Filosofia
Peppino Ortoleva, Facoltà di Lettere e Filosofia
Paola Pallavicini, Facoltà di Scienze Politiche
Enrico Pasini, Facoltà di Lettere e Filosofia
Cecilia Pennacini, Facoltà di Lettere e Filosofia
Luigi Provero, Facoltà di Lettere e Filosofia
Francesco Remotti, Facoltà di Lettere e Filosofia
Giuseppe Ricuperati, Facoltà di Lettere e Filosofia
Sergio Roda, Facoltà di Lettere e Filosofia
Sergio Scamuzzi, Facoltà di Lettere e Filosofia
Giuseppe Sergi, Facoltà di Lettere e Filosofia
Maria Luisa Sturani, Facoltà di Lingue
Nicola Tranfaglia, Facoltà di Lettere e Filosofia
Alida Vitale, Consigliere di Fiducia dell’Univ. di Torino
AlessandroVitale Brovarone, Facoltà di Lettere e Filosofia