Libri
Antisemitismo a sinistra
di Reuven Ravenna
Per irrefutabili dati biografici l’estensore di queste note può rivivere con sufficiente chiarezza tutto un periodo dell’ebraismo italiano che oggi ci appare sempre più avvolto da un alone quasi mitico nel migliore dei casi, o giudicato con parametri attuali, che, necessariamente, portano a giudizi anacronistici e devianti.
Non c’è dubbio che nei due decenni postbellici gran parte degli ebrei italiani, appena scampati dalla tragica prova delle persecuzioni, siano stati influenzati dal clima del dopoguerra, della caduta del fascismo dittatoriale, dall’esaltazione della Resistenza, interpretata come secondo Risorgimento, nella visuale, direi, gramsciana di una contemporanea elevazione della collettività specificatamente ebraica e della società italiana nel suo complesso. Per molti, specialmente tra i giovani, la Sinistra, e particolarmente il suo Partito egemone, appariva l’espressione massima del rinnovamento, con cui identificarsi, tanto più che l"Unione Sovietica con la sua gloriosa Armata Rossa aveva liberato i superstiti del massacro hitleriano e aveva appoggiato, sia pure per breve tempo, le aspirazioni sionistiche in Palestina.
La guerra fredda e il reciproco irrigidimento dei due blocchi infranse sì il consenso postbellico, ma ancora per lungo tempo nei circoli giovanili, nelle Comunità e tra i chaluzim della hachsharà alla vigilia della loro alyà, essere membri o simpatizzanti per le forze progressiste (leggi PCI e alleati) fu un dato costante, che preoccupava la leadership comunitaria. La polarizzazione fece sì che si cominciò a valutare la realtà con dicotomie sempre più accentuate. Da una parte si accusava l’Occidente di rappresentare forze reazionarie, restauratrici, di riarmare la Germania Occidentale, pullulante di ex-nazisti, di imporre il monopolio atomico. Nel fronte opposto, l’URSS e le democrazie popolari, e i partiti comunisti e vaste fasce di intellettuali, rappresentavano il mondo del domani, le forze della Pace, contro il militarismo che rialzava la testa, il colonialismo, lo sfruttamento sociale. Le denunce ponderate di aspetti preoccupanti in seno ai due blocchi venivano, tutt’al più tacitate, come espressioni di una guerra propagandistica, da sottovalutare, da negare o da rifiutare. Mi ricordo la richiesta in una Comunità di recitare un Kadish per i Coniugi Rosenberg, portati alla sedia elettrica, coll’accusa di spionaggio atomico a favore dei sovietici da parte di un gruppo, mentre altri richiedevano con insistenza una tefillà per Rudolf Slansky, il dirigente comunista cecoslovacco, condannato a morte per complotto americano e sionista. Il seguito è storia. Il "complotto dei medici", la scomparsa di Stalin, la denuncia dei suoi crimini da parte di Kruscev, le armi sovietiche ai paesi arabi, nemici dello Stato ebraico, fino alla grande cesura del ‘67. Il pendolo a poco a poco si stava spostando in una direzione opposta.
Parallellamente al disgelo nel mondo comunista, locale e internazionale, si cominciò a rileggere la realtà con maggiore equilibrio. Chi aveva cercato di osservare il quadro senza fanatismi vedeva finalmente considerare i propri giudizi da sempre più ampi settori; alcuni rimasero arroccati nelle proprie convinzioni, nonostante le evidenze, e molti hanno passato il Rubicone, cadendo in estremismi opposti alle precedenti convinzioni.
Gadi Luzzatto Voghera ci offre ora uno studio che arriva nel momento giusto, in un tono quanto mai ponderato, convincente. Il suo è un libro da esaminare in varie chiavi di lettura. Da storico dell’ebraismo moderno e dell’antisemitismo, giustamente risale all’emancipazione della collettività ebraica al momento della Grande Rivoluzione, quando si concedeva la parità di diritti, ma si negava l’espressione della propria specificità secolare. Senza dubbio, anche negli esponenti più "laici" delle correnti rivoluzionarie e liberali, persisteva un substrato ancestrale, che vedeva nell’ebreo l’altro, legato ad una cultura anacronistica, retrograda, da emancipare non solo legalmente, ma da omologare allo standard occidentale.
Il successo di vasti strati di ex-figli del ghetto nel giro di pochi lustri, produsse di nuovo uno stereotipo che toccò anche esponenti di una sinistra emergente. Il figlio di Israele, arrampicatore sociale, speculatore, seguace del dio Denaro. Stigma che accomunò Padri fondatori del movimento socialista e libertario (basti per tutti la "Questione ebraica" marxiana) alle prime organizzazioni operaie che ebbero difficoltà a riconoscere i problemi concreti delle masse diseredate dell’ebraismo esteuropeo, che con il Bund reclamava una solidarietà effettiva in nome di quella proclamata a gran voce nei consessi internazionali. Non fa meraviglia che anche nei confronti dell’Affare Dreyfus ci furono ostilità a sinistra nei confronti del Capitano, sia pure largamente bilanciate dalla nobile campagna innocentista dei circoli più progressisti della terza Repubblica.
Solo ai margini e successivamente al Primo Conflitto mondiale, la socialdemocrazia internazionale assunse un atteggiamento di appoggio per le aspirazioni sionistiche, una chiara e netta avversione verso l’antisemitismo, aberrazione specifica, degenerazione del mondo moderno. Nel contempo, la Rivoluzione d’Ottobre, alla quale parteciparono non pochi ebrei, metteva fine, almeno nelle dichiarazioni di principio, ad ogni persecuzione nella Repubblica dei soviet, riconoscendo una identità distinta alle collettività ebraiche, istituendo scuole yiddish, una sezione ebraica del Partito, ma presto, soprattutto dopo l’avvento di Stalin, ogni forma di autonomia venne limitata o abolita, fino agli eccessi dei primi anni Cinquanta.
La Shoah che incombe su tutto il secolo ventesimo e oltre, ha determinata una ulteriore figura dell’ebreo, la vittima per eccellenza. Gadi, con vera onestà intellettuale, ci ricorda che in seno alla stessa storiografia ebraica, il martirologio di Israele ha occupato un posto centrale, se non esclusivo in certe epoche. Arrivando ai nostri giorni, nella polemica, aspra e senza esclusione di colpi, si cerca di disgiungere l’ebreo diasporico, vittima della "Soluzione finale", al quale va tutta la solidarietà, dal sionista, dall’israeliano, che dopo duemila anni sa reagire con la forza, e dagli inizi della Palestina ebraica ha assunto, in un crescendo, la funzione di "persecutore" verso l’altro, l’arabo indigeno, venendo meno al suo umanesimo di stampo diasporico.
Gadi, entrando nel vivo del dibattito attuale, denuncia l’unilateralità di certa sinistra, che demonizza Israele, incolpandola di ogni male, mentre la cronaca quotidiana ci arreca le reiterate dichiarazione del Presidente iraniano, le non nascoste intenzioni del fondamentalismo islamico nelle sue articolazioni organizzative. Siccome l’antisemitismo dopo la Shoah per molti non è politically correct, esso rinasce sotto le spoglie dell’antisionismo, che trova ampia udienza nell’antiglobalismo, nel terzomondismo, che fa nell’antiamericanismo il collante tra gli imam dell’Islam fanatico, i pacifisti occidentali e i dittatori sudamericani.
A questo punto potrei fermarmi nella disamina dello studio luzzattiano, accomunandolo ad una sempre maggiore produzione pubblicistica, che seguo intensamente da tempo. Quella di "Tutti i nemici a sinistra". La sinistra, per sua natura, è contro Israele, avamposto dell’Occidente bushiano, contro la Religione, ostile, come ci ha ricordato lo storico padovano, dalle origini. I nostri alleati stanno dalla parte opposta! Sennonché, Gadi è di sinistra e lo dichiara apertis verbis. Ma appartiene ad una sinistra che si liberi dagli stereotipi manichei, che riconosca il mondo ebraico nella sua varietà e nella sua complessità. Che tenda ad uno studio attento, esatto, non manicheo delle situazioni. Ecologista, che veda nella sicurezza un bene di base per ognuno, non un concetto reazionario, nella Pace una aspirazione verso la quale operare incessantemente e non come manipolazione interessata, di parte, per gli ebrei, gli arabi e i perseguitati nel mondo, in Cecenia, nel Darfour e dovunque.
Ho letto critiche a Gadi da sinistra: le sue denunce vertono solo su frange marginali. E a destra: non c’è bisogno di sottolineare lo scontato "Te lo avevamo detto!" E tutt’al più, con compatimento paternalistico, auguri nei tuoi pii desideri! Attestazioni che confermano il valore e l’incisività del libro.
Reuven Ravenna
Gadi Luzzatto Voghera, Antisemitismo a sinistra, Einaudi, Torino 2007