Storia

 

Ebrei nel Risorgimento: David Levi (patriota)

 di Aldo Levi

 

Quartogenito di cinque figli di una famiglia ebraica di origini olandesi, e nipote dell’imprenditore tessile e Sindaco di Chieri che porta il suo stesso nome, David Levi nacque nella nostra città il 6 novembre 1816. Giovane dal carattere ribelle, abbracciò le idee illuministiche e i valori risorgimentali, che lo avvicinavano agli ideali liberali del tempo. Fu sansimoniano, affiliato alla Carboneria e mazziniano. Sin da adolescente era attirato dalle opere illuministiche trovate nella biblioteca del carbonaro Giuseppe Vita Levi (già esule e poi fondatore di logge massoniche) e leggeva di nascosto Berchet; a Vercelli, dove frequentò gli studi superiori, rimase traumatizzato per un’aggressione subita da parte di coetanei cattolici solo per la sua religione; durante gli anni di studio all’Università di Parma e Pisa (1837-1840) frequentò compagni che militavano nella “Fratellanza” e cominciò a maturare l’idea di abbandonare per sempre il Piemonte in cui vigevano leggi antisemite. Ma poi, conseguita la laurea in legge, ritornò nella casa paterna. Durante il breve soggiorno a Chieri si sentiva impedito nella sua carriera perché ebreo e sempre più frequentò intellettuali ed artisti di orientamento liberale, che riuniva spesso nella sua casa; fra gli altri, anche Silvio Pellico, quando andava a Chieri a trovare una sua sorella monaca ed un fratello maggiore. Egli stesso racconta: “Erravo come un pazzo per i giardini uniti alla casa paterna e stavo sull’erba lunghe ore fantasticando drammi e liriche che laceravo appena scritte…”. L’ideale di un’Italia libera ed unita trovò in lui, membro della Giovine Italia, un forte seguace. La sua esasperazione raggiunse il culmine nell’estate del 1841, quando non gli fu dato il permesso di acquistare una casa fuori del ghetto. Nel contempo anche la famiglia, a causa delle restrizioni imposte agli ebrei, decideva di cessare l’attività delle sue industrie, che davano lavoro, tra Chieri, Racconigi e Cirié, a più di mille persone. Aiutato da amici di sicura fede, David decise di espatriare, attraversando le Alpi per il Piccolo San Bernardo; del suo avventuroso viaggio ricorda: “Partito in vettura dal Piemonte, non appena mi trovai in mezzo ai monti della Savoia e della Svizzera cominciai a respirare a pieni polmoni; mi sentii un altro uomo, una ebbrezza di libertà”. Si fermò a Chambery, Ginevra, Lione, Saint Etienne e Nîmes, dove ebbe diversi incontri con liberi pensatori, visitò case di operai, li incontrò nelle loro soffitte e nelle officine, e fu colpito dall’apertura dei loro pensieri, diversi da quelli italiani, allora meno emancipati. Giunto a Parigi, la percorse in lungo e in largo, quindi si stabilì nel quartiere latino, dove fu aiutato da un amico compaesano, certo Carlo Salvatore Pontremoli, riconoscente per essere stato aiutato tempi addietro dalla famiglia Levi a Chieri. Frequentò le lezioni del Collegio di Francia, studiò nelle biblioteche della città; soprannominato “l’Italien de genie”, era molto apprezzato nei salotti folli di avventure e di passioni. Era molto colpito non dallo splendore dei fasti, dei teatri e delle innovazioni d’ogni genere, ma dalla disuguaglianza, dai contrasti sociali e dalla “fatalità della miseria”, che lo avrebbero segnato per tutta la sua esistenza. Al ritorno in Italia, soggiornò per diverso tempo a Venezia, dove divenne ben presto uno dei leader del movimento politico per la secessione del nord Italia dall’Impero austriaco e per l’unione di tutti gli Stati italiani. Compiuta l’Unità italiana, nel 1861, fu eletto deputato e, in qualità di membro del partito liberale, difese la causa della parità di diritti e di libertà religiosa. La questione sociale fu lo scopo della sua vita: meditò sui rimedi proposti dagli economisti, umanisti, socialisti e riformisti; ne parlò con operai e conoscenti, promuovendo iniziative sull’ordinamento del diritto del lavoro, senza, purtroppo, nulla concludere. Si ritirò dalla politica nel 1879, ma continuò la sua battaglia di libero pensatore e molteplici furono le sue pubblicazioni imperniate sul sociale e sull’uguaglianza dei popoli. La sua opera più importante è “Ausonia-Vita d’azione (dal 1848 al 1870)”, ricca di notizie sul Risorgimento. Scrisse anche drammi (il più famoso “Il Profeta”) e poesie di genere patriottico; tra queste l’inno a papa Pio IX, che nel 1846, dopo la sua elezione alla cattedra pontificia, fu salutato come liberatore, ma che nel 1849 divenne reazionario, e un’ode ai fratelli Bandiera, la cui nonna sembra fosse un’ebrea di Ancona. Ricordiamo infine, tra le sue molte opere, quelle su Giordano Bruno (La morte di un filosofo. Studi storici dell’avvocato Davide Levi; Giordano Bruno, o La religione del pensiero: l’uomo, l’apostolo e il martire, 1887; e il dramma Giordano Bruno o le lotte del pensiero, 1889). Morì a Torino il 24 ottobre 1898. Il settimanale “L’Arco” riporta la notizia della sua morte nell’editoriale di sabato/domenica 29/30 ottobre 1898: “La morte di un Patriota Chierese. Alle ore 13 di lunedì scorso in età di 80 anni è morto a Torino il venerando Patriota Chierese Comm. Avv. David Levi, felice e forte tempra di poeta e pensatore che alla nobilissima causa della libertà consacrò gran parte della sua vita”. E sulla sua tomba leggiamo: “Qui riposa il Comm. Avv. David Levi, mente vasta e versatile, spirito profondo e geniale, cuore ardente e generoso, poeta appassionato, patriota operoso per la libertà italiana. Fu affiliato alla Giovine Italia, caro a Mazzini e Garibaldi, deputato al Parlamento Nazionale. Alle sue opere, maggiore tra esse “Il Profeta”, inneggiante agli ideali d’Israele e d’Italia, è affidata la sua fama”.

 

Bibliografia

  • V. Gai, David Levi, Le utopie di un Chierese, Centotorri, Chieri, 1993

  • D. Levi, Ausonia-Vita d’azione

  • (dal 1848 al 1870), Torino, 1882.

  • F. Levi, Una famiglia ebrea, Ivrea, 1999.

  • S. Sabaino, Le memorie di David Levi,

  • un patriota ebreo del Risorgimento italiano, tesi di laurea, Università di Torino, a.a. 2003/04.

Aldo Levi

    

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