Comunità

 

Sempre Torino, che noia!

 di Gilberto Bosco

 

Ho cercato, per molti anni - anche recenti - di capire cosa accadeva nelle Comunità di Milano e di Roma. Mai capito nulla, al di là di qualche battuta, talvolta spiritosa. Credo che chi legge con assiduità Ha Keillah provi la stessa saturazione, la stessa noia, la stessa difficoltà a capire quello che succede da noi a Torino. Pessimo; perché così, sia quando io o altri parliamo di Milano o Roma, sia quando milanesi e romani parlano di Torino, tutti parliamo solo “ideologia”; usiamo quegli occhiali (lo ha detto già qualcuno, non ricordo chi) che ci si mette davanti agli occhi per non vedere.

Tra maggio e giugno, tra Shavuoth e una assemblea della Comunità, a Torino sono successe molte cose. Molti tra di noi, ad esempio, sono stati accusati da un dirigente della Comunità di essere “idolatri” (!!!). “Sii lento nel giudizio” dicono i Pirke’ Avoth: ma forse non tutti li hanno studiati abbastanza, e via andare con gli insulti. Quelli sono gratis.

Ma non è su questo che vorrei annoiare i non torinesi. All’assemblea del 6 giugno si è alzato Franco Segre - non è necessario che lo presenti, è una delle figure più limpide e conosciute del panorama ebraico italiano. Per dire cosa? Riassumo, con parole mie. A Torino (come in ogni Comunità) ci sono ebrei che vogliono partecipare ed essere presenti anche se non sono osservanti né frequentano la sinagoga tutti i lunedì, i giovedì, i sabato pomeriggio. E ci sono altri ebrei, per così dire più “interni”, che fanno tutte queste cose, sono presenti vanno ai funerali dedicano parte del loro tempo a informarsi su anniversari e altro e ne traggono conseguenze e vi dedicano tempo. E altri ancora che fanno lezioni, difendono (oppure attaccano) Israele qua e là, e altri che comunque sono presenti e fanno cose. Perché non dovrebbe essere possibile una coesistenza, ciascuno con il suo rabbino di riferimento, e ciascuno libero anche di oscillare tra un polo e l’altro e l’altro ancora? Una domanda cui l’attuale Consiglio non sa dare risposta; o meglio, dice e fa capire che vuole solo allontanare rav Birnbaum alla prima scadenza possibile, come se quello fosse il problema.

Credo, invece, sia necessario un segnale di pace, di riconciliazione. Qui l’attuale maggioranza ha una precisa responsabilità: chi vince le elezioni ha, dietro le spalle, uno spazio per fare un mezzo passo indietro; chi le perde è invece contro il muro. Se non sappiamo neppure più questo, siamo messi assai male. Dobbiamo chiedere a chi siede nella maggioranza questo segnale, questo mezzo passo. Io personalmente sono un poco stufo di quelli che ti incontrano il venerdì mattina a comprare le halloth, o ti incontrano il sabato al Tempio, e cercano in tutti i modi di non vederti e non salutarti. Forse shalom è una risposta (forse Shalom è la risposta): una risposta che molti, a Torino e non solo a Torino, attendono. Shalom.

Gilberto Bosco

    

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