Torino

 

Essere un ponte

 di Rav Eliahu Birnbaum

 

Mi è stato chiesto di riassumere i tre anni di rabbanut trascorsi nella Comunità di Torino. Devo ammettere che personalmente preferisco guardare avanti piuttosto che pensare alle cose del passato; nondimeno proverò a scrivere una breve lettera con le riflessioni del mio cuore in vista della fine del mio mandato rabbinico qui a Torino.

Se dovessi riassumere con una sola frase i tre anni passati direi: “Io sono felice di tutto quello che ho fatto e sono dispiaciuto di quello che non ho fatto”. Mi pare che negli ultimi anni siano stati aperti molti canali nella vita religiosa e tradizionale di Torino, sia in campo teorico e di studio sia in campo pratico e comunitario. Mi dispiace di non essere riuscito a fare di più, di non essere riuscito a raggiungere più persone e famiglie della comunità.

Io credo che il compito d un rav sia quello di essere un “ponte” tra la tradizione ebraica e gli ebrei. L’ebraismo è di fondamentale importanza, l’ebraismo senza ebrei non esiste, così come gli ebrei non hanno futuro senza ebraismo, quindi il legame tra ebraismo ed ebrei è una delle cose importanti delle quali deve occuparsi un rav. Nei miei anni a Torino mi sono sforzato di essere un ponte e di creare legami. A volte legami intellettuali e di studio, a volte legami sentimentali e di esperienze, a volte legami pratici e sociali.

Mi permetto di dire che il mio essere rabbino sia caratterizzato da sentimenti di preoccupazione e di responsabilità. Preoccupazione per il futuro del popolo ebraico in generale e, nella fattispecie, di quello della comunità di Torino e responsabilità, in quanto credo che i rabbini abbiano davvero la possibilità di influenzare e di cambiare il modo di essere degli ebrei di cui si occupano. L’esistenza dell’ebreo moderno è una esistenza tra sfide e conflitti e senza la partecipazione di rabbini capaci di svolgere la funzione loro assegnata, sarà difficile per una comunità preservare la propria esistenza ed il proprio futuro. Affinché i rabbini possano svolgere un’influenza positiva è necessario che comprendano la realtà, che aprano il proprio cuore ed agiscano empaticamente verso ogni ebreo, chiunque egli sia. Sono condizioni fondamentali ed è quello che ho cercato di fare in questi tre anni trascorsi a Torino: comprendere la realtà, sentirmi responsabile verso il futuro della comunità, essere sensibile verso ogni ebreo e la sua realtà personale, familiare ed halachica.

Mi sembra che una delle sfide che abbiamo oggi davanti, in quanto rabbini sia “toccare le persone”, credo che in inglese questo suoni meglio: “touch people” ovviamente non dal punto di vista fisico esteriore, ma dal punto di vista spirituale ed interiore. È nelle possibilità dei rabbini influenzare le persone, aiutarle a costruire i loro mondi spirituale ed ebraico, costruire la loro identità ebraica e preservare il futuro ebraico di ogni singolo e di ogni famiglia. Io sento di aver avuto il merito in questi anni di aver “toccato” molte persone a Torino. Ho avvertito il fiorire della volontà di studiare, di fare, di adempiere le mitzvot e di ciò sono fiero e sono grato.

Mi dispiace molto che, per vari motivi, non sia riuscito a raggiungere più persone per avvicinarle all’ebraismo ed alla comunità. Non voglio scrivere tutto quello che abbiamo fatto con mia moglie Renana in questi anni. Quello che voi dovete sapere, suppongo lo sappiate e… le cose più personali non devono essere conosciute; così come non è mia intenzione giudicare se il nostro lavoro lasci un segno a Torino o meno: lo giudicherete voi in futuro e in altri contesti. Dico solo che ciò che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto con tutto il cuore, con piena fede, in maniera giusta, con una chiara visione, con azioni concrete e nel solco dell’halakhà, e di questo sono felice.

In questi anni di rabbinato a Torino ho imparato a conoscere persone straordinarie (uomini, donne, giovani e bambini), ognuno con le sue particolarità, con le sue caratteristiche speciali, con la sua musica speciale: tutte le voci e tutti i colori si uniscono in un arcobaleno che colora la comunità, una sinfonia di suoni e melodie.

Ho avuto anche la fortuna di conoscere da vicino le caratteristiche speciali dell’ebraismo italiano in generale e di quello torinese in particolare, e di questo vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Ho avuto infine la fortuna di creare molti legami di amicizia che sono convinto saranno duraturi. Questa infatti non è una lettera di addio: il nostro cuore, la nostra casa ed i nostri pensieri sono aperti a tutti voi, in ogni tempo ed in ogni luogo.

Siate benedetti e non trattenetevi mai dallo scriverci o dal telefonarci per qualunque motivo, sia esso personale, familiare, comunitario, di problema di Torà o di halakhà o anche solo per dirci Shalom.

Con benedizione,

Rav Eliahu Birnbaum

            

 

Una tav da sogno

 

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