Torino

 

Un rav di molti

 di Fiorella Balzac

 

Alcuni dicono di Rav Birnbaum che non sia stato il Rav di tutti; io non so se sia stato il Rav di tutti, quello che so è che sicuramente è stato il Rav di molti.

È stato il Rav di tutti quelli che credono che sia importante essere accolti con un sorriso, una stretta di mano o un abbraccio affettuoso, di tutti quelli che credono che la comunità sia fatta di tante persone diverse sotto mille punti di vista, ma che la diversità insita in ognuno porti un arricchimento per tutti, e che ogni persona possa dare il suo contributo per costruire qualcosa che sia in grado di rappresentare tutti.

Dopo pochi giorni che si trovava a capo della nostra comunità, lui e la rabbanit Renanà sapevano già il nome, se non di tutti, di tanti e questo non è un fatto marginale: essere salutati e interpellati per nome e non con un gelido e formale “Buon giorno, signora” ti fa subito intendere che in comunità non sei un ospite ma ne fai parte; far parte di qualcosa e non viverlo in modo marginale sicuramente comporta uno sforzo in più, a volte la necessità di andare oltre le proprie paure e remore, ma chiunque di noi è disposto a farlo se si rende conto di quanto ne valga la pena. Sono riusciti subito a coinvolgerci in attività di vario genere che ci hanno visti tutti protagonisti in qualche modo; anche chi non ama parlare in pubblico ha dovuto vincere la ritrosia ed esporsi un po’ di più, ma questo ha fatto sì che ci conoscessimo più a fondo e si creassero dei legami sinceri.

Ha parlato con tutti quelli che lo desideravano e anche con quelli che forse non sapevano neanche di desiderarlo e pian piano sono emerse emozioni intense, sincere, che aspettavano solo il momento e le persone giuste per scaturire; ha trovato soluzioni che rispondessero alle richieste e alle esigenze di tutti. Il meraviglioso Bat Mitzvà collettivo che ci ha regalato l’anno scorso ne è un fulgido esempio, otto ragazzine molto diverse fra loro, fra cui alcune che per motivi vari si erano dovute accontentare di vivere ai margini della Comunità, hanno avuto la possibilità di “ ingressare” gioiose (spero che Rav Birnbaum mi conceda in prestito un termine del suo colorito vocabolario) a pieno titolo nel tempio grande gremito di gente e addobbato a festa. Credo che molti abbiano capito e abbiano apprezzato tutto ciò che si celava dietro quella meravigliosa festa, molti forse, ma non tutti! In quell’occasione Rav Laras dimostrò il suo apprezzamento e la sua gioia perché, disse, a Torino si era cominciato a lavorare con il cuore e ciò era evidente e sotto gli occhi di tutti. Non un’ansia, un’angoscia una difficoltà sono passate inosservate allo sguardo attento di Rav Birnbaum e Renanà: si sono sempre accorti di tutto ciò che abbiamo provato, sofferto e gioito in questi tre anni e lo hanno condiviso con noi.

E sicuramente è stato il Rav dei bambini, che lo hanno apprezzato e accolto senza riserve e a cui lui ha voluto sinceramente bene; era sempre circondato dai bambini e difficilmente abbiamo visto Renanà senza un neonato in braccio. Forse usava metodi poco ortodossi per indurli a venire al tempio o a partecipare alle attività… forse ha abbondato in caramelle e piccoli premi e forse non sempre in loro presenza ha regnato il rigore più assoluto ma… il rigore non piace ai bambini ma le caramelle sì! Su una cosa non ci sono dubbi: mai abbiamo visto il tempio così affollato di bambini, magari un po’ chiassosi e disordinati ma partecipi, vitali e felici di esserci, di essere protagonisti. Sono il nostro futuro, il futuro della Comunità, credo che non dovremmo mai dimenticarlo.

Forse non è stato il Rav di tutti ma è stato il Rav di molti e ci mancherà immensamente.

Fiorella Balzac

 

 

Tav o no tav (scultura di G.Levy)

 

    

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