Libri

 

Nel cassetto

di Arno Baehr

 

Nilde era salita in Israele nel 1949, e per alcuni anni abbiamo vissuto nello stesso kibbutz (Regavim). Ma dopo un matrimonio infelice lei si è trasferita col suo bambino in un altro kibbutz, ed io l’ho quasi persa di vista.

Qualche settimana fa, Nilde mi ha contattato chiedendomi se potevo tradurre un libro che lei aveva scritto in italiano: la storia della vita sua e dei suoi fratelli, del quale lei aveva fatto stampare in Italia qualche decina di copie. E mi chiedeva di tradurlo in ebraico, perché potessero leggerlo in suoi figli e nipoti.

Ora l’ho tra le mani, ed ho cominciato la traduzione. È un volumetto dall’aparenza dimessa, ma la storia che racconta…

Già dopo qualche pagina vi sembra di leggere la storia di Giobbe. Pare incredibile che il destino si sia accanito così ferocemente su quella famiglia. E che chi ha sopravissuto a quelle tragedie morti malattie riesca ancora a stare in piedi. Nel 1944, chi ha scritto questo libro era una bambina di 12 anni nascosta in un convento insieme alla sorellina di 10, mentre il fratello maggiore (13 anni) era nascosto in un orfanotrofio “che ospitava bambini con problemi comportamentali”, e il fratellino più giovane (5 anni) in un asilo di suore. “Dopo tre mesi mese venne… un nostro vicino di casa, che… ci comunicò che in nostri genitori erano stati arrestati dai tedeschi e dai fascisti, e da allora non avemmo più loro notizie”.

Alla fine della guerra i quattro bambini (già orfani) vengono raccolti dai soldati della Brigata Ebraica e portati nell’Orfanotrofio Ebraico di Torino. Nel 1949 sono tutti felicemente in Israele, per breve tempo tutti riuniti in un Kibbutz.

Ma dopo poco cominciano i guai: problemi di salute del fratellino, un matrimonio mal riuscito, che dopo quattro anni portò Nili a lasciare il kibbutz col figliolino di un anno e mezzo. Si trasferì in un altro kibbutz, e poi in un altro ancora, dove trovò anche un buon marito. Nascono tre figli, e sarebbe felicità, se non vi fossero in problemi di salute della sorellina, del suo matrimonio con l’uomo sbagliato e dei suoi figli infortunati. E Nili si prodiga per soccorrere, sostenere, cercare soluzioni…

E poi la guerra dei Sei Giorni, il buon marito di Nili, in servizio militare, salta su una mina. Ferito gravemente, viene salvato, ma non è più lo stesso uomo, marito e padre. Da allora Nili dovette accudirlo, occupandosi anche dei figli suoi e della sorella, del fratello Ettore, e naturalmente continuando a lavorare in kibbutz.

Nili scrive: “… per me fu l’inizio di una vita d’inferno che durò dodici anni e terminò in modo tragico”. Quando il marito morì di cancro.

Per molti anni Nili ha fatto da mamma, da infermiera, da psicologa alla sorella e al fratello Ettore. Ha lottato per il loro bene, anche contro la loro opposizione. Amir, il fratello maggiore, l’aiutava quanto poteva, ma anche lui aveva i suoi guai. È morto nel 2006, prima di lui è morta Emma senza aver potuto rivedere suo figlio e suo nipote, e due anni fa anche Ettore, malato e cieco.

Ma quando ho incontrato Nili, che ha attraversato questo mare di dolore e di lacrime, e mi aspettavo di vedere una persona abbattuta, piegata dalla sorte avversa, ho trovato una donna sana e combattiva, che ricorda il passato, ma non gli permette di intralciarle il cammino. Che vuole andare avanti. Mi disse: “Io voglio vivere”. E continua ad attendere a conferenze, ad andare al cinema e a teatro, e a viaggiare. Una donna forte e, nonostante tutto, ottimista.

Spero che qualcuno trovi modo di far stampare altre copie di questo libro e di far conoscere ad un pubblico più ampio la storia di Nilde.

Arno Baehr
Nataf, Israele

 

 

Nilde Nili Maroni Banai, Nel cassetto - Il libro è stato stampato in 50 copie nell’aprile 2013 presso l’associazione Padre Monti di Saronno per conto di Proedi Editore, collana Stelle, www.proedieditore.it  - Si può trovare presso la biblioteca della Comunità Ebraica di Torino