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Pronti al confronto, no all’isolamento
Intervista a Renzo Gattegna, Presidente UCEI

 

Due anni fa sono entrati in carica il primo Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la prima Giunta eletti con i nuovi criteri in base alle modifiche apportate allo Statuto e due anni ci separano dalle prossime elezioni. A metà mandato ci è parso un momento opportuno per discutere con il Presidente Gattegna sull’Ucei di oggi e sulle prospettive future.

 

A due anni dalla loro entrata in vigore, ritieni che i nuovi organi dell’Ucei funzionino bene?

Sono trascorsi due dei quattro anni del primo mandato del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane dopo l’entrata in vigore dello Statuto approvato dal Congresso del dicembre 2010. È uno Statuto che costituisce un esempio di democrazia allargata, avanzata e capillarmente articolata in tutto il territorio nazionale. È una prova molto impegnativa in quanto la sua attuazione si pone l’ambizioso obiettivo di realizzare una più attiva partecipazione di tutte le Comunità alla vita e al governo dell’ebraismo italiano. Inizialmente, l’entusiasmo derivante dalla novità del coinvolgimento nel piccolo parlamento nazionale ha creato qualche ingorgo nel traffico per via informatica. Ora l’esperienza ha insegnato a gestire meglio le comunicazioni interne e le dieci Commissioni nelle quali è stato organizzato e suddiviso il lavoro del Consiglio sono al lavoro.

Uno dei punti di forza del rinnovato Statuto è la maggiore libertà di autogoverno da parte delle Comunità e dell’Unione. Mentre prima del 2010 ogni modifica dello Statuto doveva essere necessariamente approvata dal Congresso, che si riuniva regolarmente ogni quattro anni (salvo convocazioni di Congressi straordinari), ora il Consiglio dell’Unione, che si riunisce varie volte ogni anno, può modificare lo Statuto se la delibera viene presa con una maggioranza qualificata.

Noi ebrei delle comunità di medie dimensioni (in particolare Torino e Firenze, che si avvicinano al migliaio di iscritti) ci sentiamo fortemente penalizzati da un meccanismo che ci mette sullo stesso piano di Comunità che contano poche decine di persone. Credi che sarà possibile nel prossimo futuro apportare qualche modifica allo Statuto che consenta una rappresentatività più equa?

Da parte di alcune Comunità e di alcune persone viene avanzata la richiesta di apportare ulteriori modifiche statutarie; ritengo che sarebbe più opportuno procedere prima al completamento dello Statuto in vigore e al suo perfezionamento in ogni singola parte.

In ogni caso affronterei con molta prudenza proposte di modifica dei criteri di rappresentatività; la tentazione di avanzare richieste, inconciliabili fra loro, per ottenere un maggior numero di Consiglieri potrebbe emergere in tutte le Comunità.

Quali cause hanno portato alle dimissioni di alcuni Consiglieri romani (tra cui il Presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici) dal Consiglio dell’Unione?

Come tutte le sfide ambiziose anche questa comporta dei rischi che, nel nostro caso, si sono recentemente manifestati in fasi successive: alla fine dello scorso anno due membri della Giunta hanno presentato le loro dimissioni; agli inizi di quest’anno otto Consiglieri romani, tra i quali anche i due che si erano dimessi dalla Giunta, hanno presentato le dimissioni dal Consiglio; nel corso della riunione di Consiglio tenutasi a Milano Marittima il Primo maggio di quest’anno un gruppo di Consiglieri, nel tentativo di far mancare il numero legale, usciva volontariamente dalla sala della riunione con la palese intenzione di impedire lo svolgimento dei lavori e la ricostituzione della Giunta nella sua regolare composizione numerica; il Consiglio, nel corso della stessa riunione, disponendo del numero legale, ha potuto sventare il pericolo di una crisi istituzionale che avrebbe potuto impedire lo svolgimento delle normali attività; nei giorni successivi sono pervenute alla segreteria dell’Unione alcune dichiarazioni, da parte di candidati non eletti al primo turno, di indisponibilità ad entrare a far parte del Consiglio in sostituzione dei dimissionari.

Rispetto alle dimissioni degli otto Consiglieri romani sono state fornite motivazioni diverse e a volte contraddittorie. In realtà sono emerse differenti concezioni circa la natura, le funzioni e le sfere di competenza delle Comunità e dell’Unione.

Quali sono gli elementi principali di questo dissenso? E quali sono le tue opinioni in merito?

Nel particolare momento che l’Italia sta attraversando, dal punto di vista politico ed economico, e in un momento nel quale anche la situazione internazionale presenta diversi focolai di tensione e lo stesso Stato di Israele si trova al centro di una zona che è teatro di conflitti all’interno dei paesi confinanti, sarebbe opportuno che l’ebraismo italiano si esprimesse evitando qualsiasi forma di sovrapposizione e di prevaricazione. In particolare la strategia da adottare dovrebbe essere quella di contrastare efficacemente gli avversari, ma contemporaneamente di concentrarsi sull’obiettivo di conquistare nuove alleanze e nuovi amici. Nei rapporti con i mezzi di comunicazione sarebbe opportuno parlare in maniera coerente e con una voce autorevole evitando ogni forma di eccessivo presenzialismo o esibizionismo. Sarebbe inoltre opportuno contrastare con fermezza e tenacia tutti i gruppi che esprimono teorie o svolgono attività di carattere antiebraico o anti-israeliano, ma facendo attenzione a non enfatizzare eccessivamente episodi poco significativi per evitare di generare assuefazione nell’opinione pubblica e una gradita pubblicità agli autori. Nei confronti dei nostri giovani sarebbe opportuno non generare forme di esasperazione e di ansia; è indispensabile sostenere fortemente il diritto all’esistenza e alla sicurezza dello Stato di Israele facendo tuttavia attenzione a non occupare spazi e a non attribuirci funzioni che debbono essere svolte dai legittimi rappresentanti dello Stato. Il settore della corretta informazione non può ignorare il fatto che sia l’ebraismo che lo Stato di Israele si trovano al centro di una vera e propria guerra mediatica. È anche opportuno prendere atto che in questo settore spesso sono stati commessi degli errori che hanno amplificato le difficoltà e le possibilità di trasmettere ad altri le nostre informazioni e le nostre opinioni. Per ottenere maggiori successi ritengo necessario usare cultura e ragionamento più che sentimento, passione ed emozionalità che certamente non possono risultare efficaci, e anzi potrebbero rivelarsi controproducenti, nei confronti di chi parte da posizioni preconcette.

Nei giorni intorno a Pesach abbiamo assistito a un duro attacco del leader del Movimento Cinquestelle Beppe Grillo contro i vertici dell’Ucei. Quali ne sono state le cause?

Ho sempre pensato e sostenuto che l’Unione e le Comunità debbano evitare qualsiasi forma di collateralità o di preconcetta ostilità verso i partiti politici. Lo scontro con Beppe Grillo è stato molto duro perché ho trovato indecente, volgare e irresponsabile la fotografia del cancello di Auschwitz con la scritta artefatta nel senso di associare le vittime innocenti della Shoah con il nome di una loggia massonica deviata, che è stata condannata dalla giustizia italiana. Parimenti, ho trovato insopportabile che un testo di Primo Levi sulla Shoah venisse ridicolizzato e usato a fini politici ed elettorali. Sono consapevole di aver usato termini di condanna molto severi ma, nell’esprimere la mia sincera indignazione, ho ritenuto di rappresentare e di interpretare i sentimenti degli ebrei italiani con parole forti e inequivocabili. Ritengo che esistano alcuni argomenti come la Memoria della Shoah, che nessuno, né noi né altri, ha il diritto di strumentalizzare.

Probabilmente si tratta di un’illusione, ma spero che quel duro scontro, che ha visto nascere anche critiche dall’interno dello stesso Movimento Cinquestelle, abbia contribuito alla diminuzione dei consensi e della popolarità di Grillo.

Quali sono, a tuo parere, le sfide più importanti che l’Ucei dovrà affrontare nei prossimi anni?

I nuovi tempi e le mutate condizioni consigliano un radicale ripensamento delle linee guida e delle strategie adottate dalle precedenti generazioni e in particolare appare necessario:

- rompere qualsiasi forma di isolamento sia rispetto ad altre Comunità che rispetto alla società di cui si è parte integrante e fondante;

- rifiutare di emarginare e di essere emarginati, senza per questo accettare compromessi sui principi e i valori;

- abbattere barriere di separazione di qualsiasi genere, nella convinzione che all’apertura dei cancelli dei ghetti non possa che far seguito il rifiuto di qualsiasi volontario isolamento di tipo culturale, sociale o psicologico;

- respingere timori, paure o diffidenze, non perché i pericoli siano improvvisamente scomparsi, ma perché qualsiasi strategia basata sulla paura sarebbe solo un incentivo a colpire, umiliare e perseguitare nuovamente;

- intrattenere le migliori relazioni possibili con le istituzioni nazionali che garantiscono il pieno godimento dei diritti fondamentali e rispettarne i legittimi rappresentanti che, nei paesi democratici, sempre più spesso invitano gli ebrei a partecipare alla vita politica, culturale e sociale della nazione;

- non perdere l’occasione, forse irripetibile, per tentare di infliggere una sconfitta decisiva a tutti i pregiudizi e a tutti gli avversari vecchi e nuovi che spesso operano all’interno di gruppi e movimenti aderenti a teorie di tipo teocratico, fondamentalista e autoritario;

- mantenere l’assoluto rifiuto di qualsiasi forma di idolatria, non solo in senso religioso, ma anche culturale e comportamentale continuando a difendere la laicità degli Stati e delle istituzioni, intesa come libertà di opinione e di parola nella pari dignità e nel reciproco rispetto; contro qualsiasi forma di discriminazione nella convinzione che la convivenza e il dialogo fra diversi possano essere fonte di ricchezza;

- approfondire ed elevare sempre di più la cultura e la conoscenza dell’identità, della storia e delle tradizioni ebraiche, come presupposto necessario per poter affrontare in maniera consapevole, dignitosa e culturalmente adeguata qualsiasi forma di confronto.

 Intervista di Anna Segre

 

Avv. Renzo Gattegna, Presidente UCEI

 

    

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