Minima moralia

 

Più breve è ora il sonno del mondo, più lunghe le notti e più lunghi i giorni. In ogni Paese della sconfinata Europa, in ogni città, via, casa, stanza, il respiro quieto e sopito è più corto, agitato; come in un’unica notte d’estate afosa e soffocante, questo nostro tempo arroventato incendia le notti e confonde i sensi. Quanti, da ambo le parti, solevano scivolare dolcemente dalla sera alla mattina nella nera barchetta del sonno - pavesata di variopinti sogni sventolanti - ora, di notte, ascoltano gli orologi camminare, camminare senza posa lungo la terrificante via da luce a luce, e si sentono consumare e rodere dentro senza tregua dal tarlo delle preoccupazioni e dei pensieri, fino a quando il cuore non si affligge e si ammala. Ora l’umanità tutta è agitata, di notte come di giorno, un impellente, spaventoso stato di veglia sfavilla tra i sensi eccitati di milioni di persone, il destino penetra invisibile dalle migliaia di finestre e porte, e scaccia il sopore, scaccia l’oblio da ogni giaciglio. Più breve è ora il sonno del mondo, più lunghe le notti e più lunghi i giorni.

Tra le montagne silenti risuona l’eco degli spari, tanto che gli uccelli sobbalzano dai nidi, ormai non c’è luogo che assicuri il sonno, e persino l’etere, eternamente incontaminato, è solcato dalla fretta assassina degli aeroplani, le comete foriere di sventura del nostro tempo. Nulla, nulla può trovare pace e riposo in giorni simili, l’umanità ha trascinato nella sua battaglia assassina gli animali e la natura. Più breve è ora il sonno del mondo, più lunghe le notti e più lunghi i giorni.

Ma continuiamo a pensare alla vastità del tempo e al fatto che ciò che accade adesso non ha esempi nella storia per cui valga la pena di essere insonni e restare svegli, eternamente svegli. Mai, da quando è stato creato, il mondo si è agitato tanto nel suo complesso, mai si è eccitato tanto nella sua comunanza. Una guerra, finora, era sempre stata un’infiammazione isolata nell’enorme organismo dell’umanità, un arto purulento che veniva cauterizzato fino alla guarigione, mentre tutti gli altri mantenevano liberi e spediti le loro funzioni vitali. C’è sempre stato chi rimaneva estraneo, ci sono sempre stati villaggi non raggiunti dalla notizia di quell’eccitazione, che dividevano placidamente la vita in giorno e notte, lavoro e riposo. Ci sono sempre stati sonno e quiete, persone che si ridestavano ridendo all’alba e dormivano sonni senza sogni. Ora però l’umanità, di pari passo con le terre conquistate, ha un legame più stretto, ora la febbre scuote tutto il suo organismo, il terrore il cosmo intero.

Quando la febbre sarà diminuita, tutto acquisterà un valore nuovo ai nostri occhi,e ciò che adesso è simile sarà diverso. Le città tedesche: con quale sentimento le guarderemo dopo questa lotta. E Parigi: quanto diversa, inconsueta apparirà ai nostri sensi! Lo so fin d’ora: dopo la pioggia di bombe tedesche sulla cittadella, non potrò più sedere con gli stessi amici, ospite nella stessa casa di Liegi con lo stesso sentimento; tra alcuni amici al di qua e al di là del confine calerà l’ombra dei caduti, che assorbirà il calore delle parole con il gelo del suo respiro. Noi tutti, da un giorno all’altro, saremo obbligati a cambiare modo di pensare per colpa di questo sterminato oggi, di cui percepiamo solo adesso la forza e solo nella paura, saremo obbligati ad approdare a una nuova forma di vita, guariti dalla febbre che adesso infuoca i nostri giorni e soffoca le nostre notti …

 

Stefan Zweig, Il mondo senza sonno (Die schlaflose Welt),
pubblicato il 18 agosto 1914 sulla “Neue Freie Presse”, traduzione di Leonella Basiglini, ed Skira, 2014