Europa

 

L’incomprensibile antisemitismo spagnolo

 di Emanuele Terracini

 

Emanuele Terracini, architetto, vive e lavora a Madrid da sei anni, dopo aver studiato con l’Erasmus a Valladolid, la patria dell’Inquisizione.

 

In Spagna gli ebrei oggi sono circa 15.000. La popolazione totale del paese si aggira intorno ai 47 milioni. Probabilmente il 90 per cento della popolazione non avrà conosciuto nemmeno un ebreo in tutta la sua vita. Eppure gli ebrei sono malvisti.

Nel 2008 il quotidiano El Pais ha pubblicato un sondaggio tra gli studenti dei licei, chiedendo se avrebbero gradito lavorare con un ebreo. Il 56% ha risposto di no. Ovviamente non succede solo con gli ebrei. Nel sondaggio si chiedeva la stessa cosa sui Gitanos (zingari spagnoli), con una risposta negativa da parte del 67% degli studenti, seguiti a ruota dai marocchini, 64%. Poi venivamo noi, poi gli europei dell’Est, sotto al 50%, seguiti dagli africani. Per ultimi i nordamericani (28%) e gli appartenenti alla UE (22%).

Quello che è più inquietante di questi dati è che nel caso degli ebrei i pregiudizi sono solo ed esclusivamente basati su quello che la gente mormora e su quello che appare nei media. Mai causati da una conoscenza personale.

Qui in Spagna non mi posso sempre sentire tranquillo a dire che sono ebreo. I non ebrei fidati che mi stanno attorno e che sanno che sono ebreo si possono contare sulle dita delle due mani. Con gli altri preferisco sempre essere cauto.

Nell’ambiente di sinistra, che peraltro frequentavo anche in Italia, ho sempre trovato un atteggiamento più aperto e liberale. Ma è in questo ambiente che ho scoperto l’antisemitismo di sinistra. Tutti sappiamo che c’è l’antisemitismo nazifascista più palese e violento, quello che i miei coetanei hanno conosciuto dai film ed è quello che più si condanna. Ma quello che è radicato in Spagna, è un antisemitismo ugualmente ripartito tra la destra e la sinistra. Non so se la causa di questo antisemitismo abbia origini nella Spagna dei Re Cattolici, però è probabile che ne sia una diretta eredità. L’antisemitismo di sinistra esiste nelle stesse forme che ha in Italia: per l’antisemita di sinistra innanzitutto non esiste differenza tra ebreo, israeliano, Stato di Israele e governo di Israele. L’ebreo è da condannare perché sta trattando i Palestinesi come bestie. L’assioma è questo. Poi, naturalmente, l’ebreo è da condannare perché domina l’economia mondiale, con il Club Bilderberg (questo è un oggetto strano del quale conoscono tutti l’esistenza, ma nessuno ha voglia di sapere di cosa si parli nelle riunioni...), perché domina la cultura, ecc.. Inoltre ho sentito parecchie volte la teoria che l’attentato dell’11 Settembre sia stato opera del Mossad, così come altre teorie complottiste diffuse soprattutto tra i giovani, specie tramite i social network. La cosa più inquietante di queste teorie e convinzioni è che le sostengono persone intelligenti, ma si stupiscono anche quando gli dici che ti senti offeso da tali insinuazioni.

L’antisemitismo di destra invece segue le prassi già conosciute: associazioni neo naziste, nazionaliste, dove l’ebreo è considerato un essere inferiore, subdolo e meschino. Qui la versione complottista coincide con la versione di sinistra.

Vi è poi un’altra versione, che sicuramente molti avranno conosciuto, che è l’antisemitismo camuffato da ammirazione. Il classico: "siete tutti bravi voi a fare soldi" o "siete tutti intelligenti" sono frasi che in Spagna ho sentito spesso.

Vi voglio citare un esempio recente di questo antisemitismo-filosemitismo.

Consiglio dei Ministri spagnolo, 7 Febbraio 2014. Progetto di legge, col quale si modifica l’articolo 23 del Codice Civile, per concedere la nazionalità spagnola ai Sefarditi che dimostrino di essere stati cacciati 522 anni fa e che comprovino il proprio speciale vincolo con la Spagna. Cosa dice questo disegno di legge? Che chi dimostri di essere di origine Sefarad, se il suo cognome è incluso in una lista, può fare richiesta di avere concessa la nazionalità spagnola.

Molto bene, diranno molti, finalmente, diranno altri. Dopo l’Inquisizione finalmente una legge di ritorno. Beh, per me non va bene per niente. Le domande che mi faccio sono le seguenti:

1. Perché gli ebrei sefarditi e non i mori?

2. Perché proprio ora?

Tanto alla prima domanda come alla seconda si può rispondere con una supposizione: il governo spagnolo è convinto che gli ebrei siano pieni di soldi. Infatti non permette lo stesso agli islamici discendenti dei mori cacciati dalla Spagna insieme agli ebrei, e poi lo fa proprio ora che la Spagna è nel peggior momento economico della sua storia democratica. La disoccupazione è alle stelle (più del 25%), quasi tutti i giovani laureati vivono con i propri genitori o se ne sono andati dal paese, ecc. Quindi si può supporre che l’idea che sta sotto questo progetto di legge sia: facciamo tornare i Sefarditi in Spagna, così ci portano un po’ di soldi (se siamo fortunati un bel po’), da poter mettere nelle tasche dello Stato, e così uscire prima dalla maledetta crisi.

Ora, ovviamente questa è una supposizione, e non c’è nessuna dichiarazione ufficiale del genere da parte del governo. Però le reazioni della popolazione sono chiare. Da un lato ci sono i cittadini a favore della legge, che dicono: Bene! Così ci portano un po’ di bigliettoni. Dall’altro ci sono quelli contro, che dicono: Perché ai mori no? Facciamo come sempre i servi degli Usa e di Israele?

Molte sono le voci antisemite su questa vicenda. Basta leggere i commenti alle notizie sui principali quotidiani (El Pais, El Mundo) dove la maschera dell’anonimato permette ai peggiori pensieri di mostrarsi senza tabù.

In ogni caso, quello che più sgomenta dell’antisemitismo in generale, tanto in Spagna come in quasi tutto il globo, è che noi ebrei siamo così pochi, eppure siamo così conosciuti, così amati ed odiati. E che spesso l’amore verso gli ebrei è nutrito dagli stessi pregiudizi che portano a odiarci.

Emanuele Terracini
emanuele.terracini@gmail.com

    

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