Europa

 

Tornare a volare alto

 di Tullio Levi

 

In estrema sintesi si può affermare che le recenti elezioni per il Parlamento Europeo hanno posto in evidenza che l’atteggiamento dei cittadini europei nei confronti delle Istituzioni comunitarie è sostanzialmente riconducibile alle seguenti categorie:

- Innanzitutto i disinteressati identificabili con la vasta platea che, certamente con diverse motivazioni, si è addirittura astenuta dal partecipare alla consultazione; pur in presenza di valori fortemente disomogenei da stato a stato, si tratta della maggioranza degli europei in quanto l’astensione ha raggiunto il 57% degli aventi diritto: una percentuale davvero impressionante e che deve far riflettere su quanto l’idea stessa di Europa sia lontana da molti dei cittadini che ne fanno parte.

- Gli avversari del progetto europeo che, sotto diverse bandiere, sono comunque accomunati dalla diffidenza verso l’Europa, da un nazionalismo che non intende rinunciare ad alcuno di quegli elementi che tradizionalmente costituiscono la sovranità del proprio paese; anzi, vi è una componente importante che ambirebbe poter recuperare, in tutto o in parte, quanto al momento dell’adesione è stato necessario concedere. In questa categoria rientrano anche i tanti che si lasciano attrarre dai populisti che, sfruttando il malessere provocato dalla lunga crisi economica che si sta attraversando, assecondano i diffusi pregiudizi e trovano fertile terreno per poter scaricare sull’Europa le responsabilità di errori e ritardi spesso imputabili alle politiche perseguite dai singoli governi.

- I fautori dello status quo, genericamente ascrivibili al campo dei conservatori; certamente europeisti, ma che ritengono gli attuali assetti sostanzialmente adeguati alle necessità del funzionamento di una macchina così complessa quale quella dell’Europa Comunitaria e che quindi sono assai cauti in tema di ulteriori progressi sulla strada di una più accentuata integrazione. L’Europa è concepita innanzitutto quale "sentinella" della situazione economico/finanziaria dei singoli stati e tale funzione relega in secondo piano ogni altro valore, in particolare quello della solidarietà.

- Ed infine i progressisti, europeisti convinti che aspirano ad un’Europa più forte ed integrata, le cui istituzioni siano più attente alle esigenze delle popolazioni e meno a quelli banche, un’Europa più attenta allo sviluppo e al benessere e meno al rigore, un’Europa meno burocratica e più vicina ai propri cittadini.

Come da diverse parti è stato rilevato, l’elemento più eclatante delle recenti elezioni è stato il rafforzamento delle spinte anti-europeiste e nazionaliste registrato in molti paesi: per alcuni di essi (Inghilterra, Ungheria, etc.) non vi è certo stata sorpresa, ma per altri - e valga per tutti la Francia - si tratta di una involuzione di dimensioni davvero impressionanti. Una volta tanto, si può essere soddisfatti degli esiti della consultazione italiana dove non vi è stata la temuta affermazione degli anti-europeisti e si è, per contro, potuto registrare il netto successo del partito progressista.

La composizione del nuovo Parlamento Europeo, evidenzia chiaramente una prevalenza delle forze che genericamente possono essere ascritte al campo dei conservatori, sia pure in presenza di una rappresentanza consistente e destinata a pesare, della componente progressista e più marcatamente europeista.

Il messaggio giunto da queste elezioni dovrebbe essere tuttavia abbastanza chiaro ed univoco: se si vuole davvero che venga invertito il trend di disaffezione dei cittadini nei confronti dall’Europa e delle sue istituzioni è necessario che si diffonda in tutti gli strati sociali una percezione di vicinanza e che risulti evidente che far parte di un’Europa unita è sì, una nobile aspirazione ideale, ma è anche convenienza collettiva ed individuale. Affinché ciò accada occorre però che anche i partiti conservatori si rendano conto che una politica che pone in primo piano le problematiche finanziarie e non quelle sociali e della crescita non paga e quindi che le aspirazioni dei progressisti hanno la loro ragion d’essere. Solo in questo modo è possibile contenere le spinte disgregatrici che, altrimenti, rischiano di accentuarsi ulteriormente e distruggere ciò che con tanta fatica fin qui è stato realizzato.

In tale contesto si inseriscono anche le problematiche relative alla recrudescenza della xenofobia e dell’antisemitismo, particolarmente virulenti in taluni paesi. Si tratta di fenomeni regressivi strettamente correlati al nazionalismo e al populismo e, nell’attuale fase recessiva, alle difficoltà economiche che affliggono vasti strati popolari. È evidente che l’unico baluardo contro le pericolose derive che da tali fenomeni possono scaturire è un rafforzamento ulteriore della costruzione comunitaria: un’Europa però che torni a "volare alto" ripartendo dagli ideali su cui fu fondata, rilanciandoli e traendo lezione dai propri insuccessi ma forte anche dei propri indiscutibili successi.

Tullio Levi