Italia

 

Beth Hillel

 di Pupa Garribba

 

Non è così frequente apparire da pochissimi mesi e in punta di piedi sulla scena pubblica, e trovarsi subito sulla copertina di un glorioso mensile di fede, politica e vita quotidiana; occupare mezza pagina nella rubrica Opinioni a Confronto nel più importante mensile ebraico a carattere nazionale; essere descritto con molta partecipazione in lunghe lettere al direttore, pubblicate dall’organo ufficiale della più antica comunità ebraica del mondo occidentale; leggere il proprio nome in molte pubblicazioni apparse in varie lingue e in diversi paesi; sapere che il solo fatto di esistere è considerato una grande benedizione da molti, e in molte parti del mondo. Questo è successo a Beth Hillel, la prima comunità "progressive" romana che è partita di slancio a Rosh hashanah e Kippur e si è presentata ufficialmente il 1° marzo di quest’anno, dopo la registrazione dello statuto presso un notaio da parte dei dieci soci fondatori. Soci fondatori, vale la pena di notare, molto diversi tra loro per età, provenienza geografica, esperienze di vita, competenze, grado di religiosità. In comune, la stima reciproca e la volontà di mettere le basi di una comunità pronta ad accogliere tutti gli ebrei a disagio all’interno della comunità ortodossa, per la mancata partecipazione paritetica delle donne o, solo per fare un altro esempio, perché esclusi dalla stessa comunità.

Vari tentativi di fondare una keillah non ortodossa nella capitale erano già stati fatti nell’ultimo ventennio; con scarsa fortuna, a dire il vero, ma avevano indicato in qualche modo una via da percorrere. La svolta positiva si è verificata dopo la decisione di formulare un progetto comune da parte di alcuni membri del gruppo di preghiera, riunito da anni in case private e formato da esterni alla comunità ufficiale, con alcuni amici che a questa comunità erano iscritti da sempre. Obiettivo comune, consentire a tutti gli ebrei presenti a Roma di esprimersi liberamente e pubblicamente anche attraverso le altre correnti dell’ebraismo, maggioritarie al di fuori dell’Italia. Il passo successivo e determinante del piccolo gruppo di lavoro, formato inizialmente da una dozzina di persone, è stato il contatto preso con la WUPJ-World Union Progressive Judaism con sede a Gerusalemme, che raccoglie intorno a sé quasi due milioni di aderenti sparsi in 45 paesi. Immediato e fondamentale è stato l’appoggio generoso fornito da Rav Joel Oseran, vice presidente mondiale della WUPJ. Prodigo di consigli fino dall’inizio, è stato lui a favorire i contatti con analoghe comunità "progressive" già presenti in Italia e molto ben disposte alla collaborazione, e ad introdurre nel vasto mondo della riforma la nuova comunità che intanto aveva assunto il nome di Beth Hillel.

Dopo Rosh hashanah e Kippur, officiati in inglese da Rav Oseran nella prima sede provvisoria di Piazza Margana davanti ad un centinaio di persone tra romani e stranieri (e anche davanti a qualche infiltrato venuto a curiosare), Beth Hillel ha colto al volo la possibilità di avere per sei mesi in schelichut un rabbino di lingua madre italiana, attualmente residente in Israele. Rav Antonio Di Gesù, questo è il suo nome, è apparso subito un personaggio molto interessante: nato in Sicilia, nominato rabbino a Roma, poliglotta, proveniente da Tokio dove aveva guidato la locale comunità per cinque anni dopo un’analoga esperienza a Napoli. Un accordo è stato stretto con rapidità e reciproca soddisfazione: Beth Hillel avrebbe avuto la garanzia della sua presenza una volta al mese per Kabalat Shabbat e in occasione dei Moadim mentre Rav Antonio, come è stato subito familiarmente chiamato, non avrebbe dovuto interrompere a Gerusalemme il corso di studi appena iniziato, programmato anche come stacco necessario quando si verifica un passaggio da una comunità all’altra. In sua assenza, sarebbe stata la chazanit milanese Martina Yehudit Loreggian ad offrire, quando possibile, la sua apprezzata collaborazione.

Dopo la celebrazione di Chanukkah, caratterizzata sempre da grande affluenza di ebrei romani e stranieri, Beth Hillel si è spostata nella nuova sede provvisoria di Trastevere - a due passi dai resti di un’antica sinagoga dell’undicesimo secolo - dove è stato celebrato Purim con la lettura della Meghillah, scritta su un antico rotolo di pergamena. Un dono prezioso e di buon augurio, questo, offerto dal rabbino Shimon Moguilevsky della Comunità Benei Tikva di Buenos Aires e portato personalmente da Rav Avraham Skorka, in occasione di una sua visita amichevole a Papa Francesco con il quale egli ha scritto il libro Il cielo e la terra. In occasione di Purim sono giunti anche altri doni da una coppia di assidui frequentatori, un Sefer Torah da viaggio e uno Shofar appartenuti alla loro famiglia. Dell’inaugurazione ufficiale della Comunità, il 1° marzo di quest’anno, si è già accennato; vale la pena di aggiungere che erano giunti per l’occasione, da Gerusalemme e da Londra, il vice presidente mondiale della WUPJ Rav Oseran e Miriam Kramer, presidente della European Union for Progressive Judaism. Entrambi, dopo l’affissione della mezuzah proveniente da Gerusalemme, hanno augurato un percorso sereno alla nuova Comunità, già nel cuore di molti ebrei romani per l’offerta di calda accoglienza, l’obiettivo di affiancarsi alla comunità ortodossa con spirito di collaborazione, l’auspicio che l’Ucei divenga un’autentica casa comune dell’ebraismo italiano.

Altro momento importante è stato vissuto da Beth Hillel alla vigilia di Shabbat Ha-Gadol, quando ha accolto un Sefer Torah giunto da Gerusalemme con Rav Antonio, dono dal New Jersey di Marci e Michael Schoenbach a ricordo dei genitori e in onore dei figli che a Roma hanno studiato. Il Sefer Torah è entrato nella sala allestita con particolare cura dopo aver percorso con un folto seguito le stradine che uniscono i resti dell’antica sinagoga trasteverina con la sede attuale, e dopo essere passato sotto il grande talleth che incorniciava l’ingresso. Al kiddush offerto da una coppia che festeggiava venticinque anni di matrimonio si sono notati anche molti frequentatori occasionali, che hanno avuto così la possibilità di osservare da vicino la vita della nuova comunità. Non voglio peccare di ottimismo, ma ho avuto la netta sensazione che in quella occasione molte diffidenze si siano dissolte di fronte alla serena partecipazione delle donne al rito, e alla scoperta di tante nuove forze incorporate nella vita ebraicamente attiva di una keillah aperta al pluralismo.

Con queste premesse mi pare superfluo un lungo commento sul successo del Seder propedeutico per i bambini e dei due Sedarim di Pesach, entrambi quasi subito sold out con troppe persone rimaste purtroppo in lista d’attesa. I posti a disposizione sono volati via in un baleno, anche perché prenotati per tempo da turisti stranieri che avevano programmato di passare le festività a Roma. Questo è il caso di Rav Daniel Gropper e del suo gruppo della Comunità di Rye, che in una e-mail di ringraziamento ha dichiarato di essere rimasto colpito dalla varietà di persone che ha incontrato in quella occasione, o di Evan Wilkoff e famiglia particolarmente grati al "rabbino carismatico", impeccabile nel metterli a loro agio con agili e continue traduzioni e l’utilizzo di una Haggadah trilingue. Se in qualche momento c’è stata una barriera linguistica, questa è caduta sicuramente al canto corale della Hatikwah.

Sembra proprio che i soci fondatori non abbiano il tempo di riposarsi, pressati come sono da appuntamenti che si susseguono gli uni agli altri. Dopo aver archiviato il successo del concerto di Jewish Jazz di Gabriele Coen e Francesco Poeti, la lezione di danze israeliane di ben quattro maestri di danze popolari capitanati da Lucrezia Lo Bianco, la conferenza in lingua inglese di Diana Matut sulla musica ebraica in Europa nell’epoca del Rinascimento e del Barocco, il comitato direttivo pro tempore si è dedicato alla preparazione dell’ultimo Shabbat di aprile celebrato insieme al Rabbino argentino Sergio Bergman, invitato a Roma da Papa Francesco per la canonizzazione dei due papi; al concerto di musica yiddish del gruppo Dreidel offerto da un socio per raccogliere fondi in favore della nuova keillah; al primo incontro del filone dedicato al pensiero ebraico contemporaneo, introdotto dalla docente di Antropologia Filosofica Irene Kajon, sul tema "All’ombra di Yohanan Ben Zakkai e di Spinoza. Ebraismo laico oggi"; al week end di giugno a Cetona, per approfondire le tematiche proprie di una comunità che si vuol fare carico dei problemi che agitano il mondo ebraico; alla ricerca di una sede più stabile con l’aiuto di iscritti volenterosi; all’organizzazione di Shavuot con una sezione di studio per bambini e adolescenti, e vari gruppi di studio per gli adulti; alla prima assemblea comunitaria di fine giugno, in vista del primo consiglio nominato dai soci che hanno già raggiunto un numero rispettabile.

Da una prima analisi delle schede dei soci, si può già avere un’idea di quanto sia varia la loro provenienza. Ai singoli e alle famiglie italiane si alternano singoli e famiglie straniere; coppie formate da italiani e stranieri; coppie di diversa appartenenza religiosa; singoli o coppie che hanno fatto un ghiur non riconosciuto in Italia, anche se valido in Israele; coppie con bambini e adolescenti; in buona percentuale anche iscritti alla comunità ortodossa romana, a partire dalla maggioranza dei soci fondatori. Il cammino appena iniziato sembra procedere senza troppe scosse, anche se i problemi da risolvere sono ancora molti. Primo fra tutti,l’acquisizione di una sede stabile che permetta ulteriore sviluppo delle attività religiose e culturali; l’inizio di corsi per il Bar/Bat Mitzwah; il sostegno attivo a coloro che intendono iniziare o proseguire l’avvicinamento all’ebraismo. Infine, il coinvolgimento dei troppi romani che per le ragioni più varie hanno rinunciato ad esprimere il loro ebraismo in forma comunitaria. Beth Hillel, pluralista per definizione, li aspetta a braccia aperte.

Pupa Garribba

Maggio 2014

 

Notizie utili:

la sede provvisoria di Beth Hillel è in Via dei Salumi 51 a Roma
e-mail: bethhillebroma@gmail.com
facebook: www.facebook.com/pages/Beth-Hillel-Gruppo-per-il-Pluralismo-Ebraico/357786554349327?fref:photo

 

   

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