Italia

 

Limmud Italia Day

 di Anna Segre

 

Nato nel Regno Unito negli anni ’80 e diffuso successivamente in molti altri paesi (Francia, Germania, Ungheria, Turchia, Russia, Stati Uniti, Perù, Bielorussia, Sudafrica, Cina), Limmud è una particolare modalità di incontro e dialogo su temi ebraici che ha dietro una filosofia ben precisa: apertura a chiunque sia interessato (Limmud si tiene lontano dal dibattito tra le varie denominazioni), rispetto reciproco, assenza di nette distinzioni tra chi insegna e chi impara, pluralità di presentazioni in contemporanea tra cui ciascun partecipante potrà scegliere quelle di suo interesse. Nella nativa Inghilterra l’annuale Limmud Conference è giunta ad avere duemila partecipanti.

Quest’anno per la prima volta Limmud è giunto anche in Italia ad opera di un gruppo di volontari (Sandro, Silvia e Nathan Servi, Miriam Camerini, Lucette de Picciotto, Nancy Lippmann, Silvia Marchini Lewis, Gadi Piperno Corcos, Rossella Tercatin) che ha costituito un Comitato Organizzativo. A quanto scritto nel libretto che presentava le attività, gli organizzatori inizialmente avevano nutrito qualche dubbio sulla riuscita del progetto: Apprezzeranno gli ebrei italiani eventi in cui ogni ebreo è studente e maestro, in cui ognuno può offrire una propria presentazione su un qualunque argomento purché connesso con la cultura e l’identità ebraica? In cui l’offerta di molteplici esperienze in contemporanea mette il potere nelle mani dei discenti, non degli insegnanti o degli organizzatori? In cui non ci sono guide e autorità riconosciute, anche se vi si possono incontrare persone eccezionali per creatività e cultura? In cui tutti i partecipanti sono chiamati a dedicare una parte del proprio tempo al volontariato perché non ci sono impiegati, non ci sono inservienti? In cui non si vuole propagandare un’ideologia, ma solo aiutare noi stessi e tutti gli altri a fare un passo in avanti nel proprio cammino ebraico?

Il Limmud Italia Day, che si è svolto a Firenze l’1 e 2 giugno e ha visto circa un centinaio di partecipanti, risponde affermativamente alla domanda: l’atmosfera è stata piacevole e distesa, le discussioni sempre pacate e corrette, le attività di alto livello. Dati i riscontri positivi, sorprende che la partecipazione non sia stata più numerosa, ma gli organizzatori hanno preferito non partire subito con grandi numeri. Il pubblico era variegato per età, provenienza, livello di osservanza (significativa la presenza di alcuni rabbini), opinioni. È stata l’occasione per numerosi e piacevoli incontri e nuove conoscenze. Forse in futuro si potrà migliorare qualcosa dell’organizzazione, per esempio forse potrebbe essere opportuna una gestione diretta delle prenotazioni alberghiere, e forse il Centro La Pira, pur nella sua posizione eccezionalmente comoda (in pieno centro, a poche centinaia di metri dalla stazione), dispone di spazi un po’ troppo piccoli; ma si tratta di dettagli: la cosa importante è che l’evento sia stato percepito da tutti come un successo.

Impossibile dare conto qui di tutte le presentazioni proposte, che spaziavano dallo studio della Torà o di passi talmudici alla storia, alla filosofia, a temi di attualità, a musiche e balli: mi limito a citarne qualcuna, a titolo di esempio: Quali modelli per una Comunità; Interpretazione e significato. Quanto sono indipendenti?; Uscì una voce-figlia e disse … Cinque donne raccontano cosa ha potuto significare ascoltare e far ascoltare la propria voce in sinagoga; L’eternità del mondo in Maimonide (tenuta dal torinese Shemuel Lampronti); Jonas, Levinas, Nussbaum: tre declinazioni dell’etica ebraica contemporanea; La storia degli ebrei di San Nicandro Garganico; Diaspora e Israele - Silenzi, coraggio, paure, conformismo; Gli ebrei nell’epopea risorgimentale italiana; Disperazione e coraggio: figure femminili nel Talmud; Leggere, discutere, interpretare: un’insegnante ebrea alle prese con la Commedia di Dante (tenuto dalla sottoscritta); I social network e noi; Aspetti e fasi della modernità ebraica; Pregare a Gerusalemme: un privilegio o un diritto? (intervento pubblicato su questo numero di Ha Keillah); Politica estera di Israele oggi. Ogni presentazione non poteva dilungarsi oltre l’ora e una campanella segnava i momenti di cambio (con dieci minuti di pausa che consentivano gli spostamenti da una saletta all’altra). In ogni ora (otto la domenica e due il lunedì) si poteva scegliere generalmente tra quattro presentazioni diverse. Un tour de force non da poco per i partecipanti, ed una sfida non facile anche per chi doveva parlare a un pubblico di cui era difficile prevedere la composizione.

In alcuni momenti ho avuto l’impressione che la maggiore apertura e il maggior pluralismo impliciti in Limmud rispetto ai tradizionali momenti di incontro del mondo ebraico italiano avessero attirato un pubblico tendenzialmente più di sinistra (impressione che ho avuto in modo molto forte in particolare durante la presentazione su diaspora e Israele del giornalista Stefano Jesurum), ma può darsi sia un’impressione errata dovuta all’argomento della presentazione stessa e al nome del relatore; se così fosse si evidenzierebbe il rischio che, in particolare sui temi politici, la pluralità di attività in contemporanea possa limitare in qualche misura un franco scambio di opinioni perché ciascuno andrà a sentire i relatori con cui si sente ideologicamente più in sintonia.

Anche con questo dubbio e questo limite rimane il fatto che l’assenza di selezioni e censure preventive e il pluralismo programmatico hanno consentito un dibattito aperto su molti temi che nell’ambito dell’ebraismo italiano ufficiale si trattano un po’ in sordina, dalla politica di Israele al ruolo della donna. Anche se personalmente sono sempre stata una paladina dell’unità dell’ebraismo italiano nell’ambito dell’ortodossia, credo sia comunque positivo che a Limmud abbiano partecipato anche persone che aderiscono a forme di ebraismo non ortodosso, realtà che nell’Italia di oggi esistono anche se talvolta si ha l’impressione che si finga di ignorarle.

Molto bello nella serata lo spettacolo di Manuel Buda e Miriam Camerini Un grembo, due nazioni, molte anime - Parole e musica degli ebrei d’Italia. Il titolo prende spunto dall’episodio biblico in cui Rebecca sente i due gemelli, Giacobbe ed Esaù, lottare nel suo grembo e le viene spiegato che dai due gemelli nasceranno due nazioni; poiché Giacobbe è Israele ed Esaù viene identificato dal midrash con Roma, l’episodio è il simbolo della duplice identità degli ebrei italiani: Israele e Roma si combattono da sempre, ma sono nati dalla stessa madre, sono incastrati l’uno nell’altro, come due feti che si contendono un utero ma che per forza lo abitano insieme. … Le molte anime sono gli infiniti modi in cui ognuno degli ebrei italiani ha declinato la sua italianità permeata di ebraismo, e viceversa. Una duplicità spesso tutt’altro che conflittuale, con curiose convergenze, per esempio la simpatia con cui il Risorgimento ha guardato alle vicende degli antichi ebrei come paradigma di popolo perseguitato, come dimostrano tra l’altro il Mosè di Rossini e il Nabucco di Verdi (lo spettacolo si è concluso con il canto di Va pensiero a cui tutto il pubblico è stato invitato a unirsi). Tra l’altro Un grembo, due nazioni, molte anime sarà presentato a settembre anche a Torino. Coerente con lo spirito dello spettacolo, e quindi con il desiderio di proclamare orgogliosamente la duplice identità ebraica e italiana nel giorno della nascita della nostra Repubblica, la conclusione di Limmud, in cui al canto dell’Hatikvà - abituale negli eventi ebraici - è stato affiancato quello dell’inno di Mameli.

 

Anna Segre

 

Sukkot a Venezia (Joel Itman)