Israele

 

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Rubi

Dopo una campagna poco edificante, con sei candidati in lizza, la Keneset ha eletto Reuven Rubi Rivlin come Presidente dello Stato di Israele. Il mandato di Peres terminerà a luglio. Il giovane novantenne ha risollevato l’immagine dell’istituzione dopo scandalosi eventi, imprimendo alla carica di "primo cittadino" un contenuto che supera i poteri limitati dalla legge. Il successore, figlio di una famiglia gerosolimitana che risale all’alyà dei "mitnagdim" di due secoli addietro, i Rivlin, e il cui padre, prof. Yosef, tradusse in ebraico il Corano, ha contemperato nella sua carriera politica la proclamata fedeltà all’ideale della Grande Israele e di Gerusalemme indivisa e ebraica, con un forte attaccamento alla democrazia, soprattutto nei confronti delle minoranze, da discepolo di Jabotinsky. Da speaker della Keneset ha salvaguardato i diritti anche degli oppositori più estremisti, guadagnandosi il rispetto di chi, da posizioni opposte, gli ha dato il suo voto. Vedremo come il succedersi vorticoso degli avvenimenti verrà affrontato dal nuovo Presidente, ben dotato di una notevole carica di calore umano e di tolleranza verso le diverse opinioni.

 

Papa Francesco

Seguendo con costanza le news del mondo, ho guardato su Youtube parte dell’incontro di preghiera per la pace nei giardini del Vaticano, soffermandomi sugli interventi degli ebrei e israeliani presenti a me noti; e sono riandato alle immagini del viaggio papale in Terra Santa di pochi giorni prima. Confesso che nelle giornate del passaggio di Papa Francesco ho temuto atti di provocazione o peggio; per fortuna la situazione è rimasta sotto controllo. Occorre considerare le reazioni israeliane in una più ampia prospettiva: questo pellegrinaggio è stato diverso dalle visite dei predecessori per la calda personalità di Papa Bergoglio e per l’impegno a trascendere, per quanto possibile, condizionamenti di uno stato di cose critico nei rapporti delle forze operanti nel Medio Oriente. Si è criticata la sosta presso il Muro divisorio tra Betlemme e Gerusalemme, barriera di difesa contro il terrorismo, sul quale era stato tracciato un graffito "come nel Ghetto di Varsavia", contemperata dall’omaggio alla lapide con i nomi delle vittime degli attentati sul monte Herzl, dove il Papa ha deposto una corona con i colori vaticani sulla tomba del giornalista che nel gennaio del 1904 si sentì rispondere da un altro Pontefice: "Non possiamo approvare gli ideali del Sionismo senza l’adesione ebraica alla Chiesa". Ambienti nazionalisti e ortodossi hanno denunciato la richiesta vaticana di "possesso" della Sala del Cenacolo, sovrastante la tomba di Re Davide sul Monte Sion. E non da tutti è stato accolto con favore l’invito a Roma dei due Presidenti, israeliano e, soprattutto, palestinese, per un incontro di preghiera per la Pace, dopo la costituzione di un governo di "pacificazione" con Hamas.

Di nuovo bisogna evidenziare la carenza di conoscenza da parte ebraica, almeno in Israele, della realtà cristiana e in specie cattolica, conoscenza inficiata da pregiudizi e ignoranza, frutto di un conflitto millenario. Il cammino per un dialogo è ancora lungo e frastagliato, con la geopolitica incombente e minacciosa.

Reuven Ravenna

 

Dodici famiglie (Joel Itman)

 

    

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