Israele

 

La pace è l’arma dei forti

di Israel De Benedetti

 

La visita del papa Francesco si è svolta per fortuna senza incidenti: gli ultra nazionalisti religiosi non hanno fatto dimostrazioni, come si temeva. I loro ministri si sono limitati a disertare la loro presenza all’arrivo in aeroporto del Papa.

Non sono però mancati articoli e espressioni di critica: per esempio commentando la visita del Papa a Yad Vashem (ricordiamo che è il terzo Papa che lo fa con commozione) alcuni giornalisti hanno tenuto a sottolineare il comportamento più che ambiguo di Pio dodicesimo durante la seconda Guerra mondiale. Altri hanno commentato la preghiera del papa al muro di divisione tra Israele e i Palestinesi. Note sgradevoli che potevano essere evitate.

In ogni caso l’incontro con Peres, sottolineato dalla presenza di un coro di bambini israeliani e palestinesi, è stato forse l’apice della visita, dopo le parole commoventi espresse da Francesco a Yad Vashem prima di baciare ad una ad una le mani di sei ex deportati.

L’incontro successivo in Vaticano tra il Papa, Peres e Abu Mazen non ha avuto un gran rilievo nella stampa e nella televisione. Il pubblico israeliano resta diviso tra coloro (come il sottoscritto) che sottolineano e applaudono ad ogni atto di amicizia con Israele e coloro (spero siano una minoranza) che non perdono occasione per sottolineare che non tutto è rosa come sembra.

 

Poco dopo la visita del Papa, si è svolta l’elezione del presidente dello Sato di Israele, presidente che succede a Shimon Peres. Si sono presentati sei candidati: Fuad Ben Eliezer del partito Laburista, Reuven Rivlin del Likkud, Meir Shitrit e Dalia Izzik della Tnuà, Dalia Dorner già avvocato e giudice di fama e Dan Schetman, premio Nobel per la Chimica. Questi due ultimi hanno dichiarato di non aver alcun legame con partiti politici e hanno dichiarato di voler condurre una Presidenza al di sopra di ogni divisione per religione, idee, nazionalità per rappresentare degnamente tutti i cittadini di Israele.

Subito dopo la presentazione delle candidature (ogni candidato era tenuto a presentare le firme di un minimo di 10 membri della Keneset in suo favore) è cominciata una gimkana di fatti che sarebbero stati giudicati ridicoli e irrazionali se non si trattasse della elezione del primo cittadino di Israele. Fuad Ben Eliezer sospettato di aver accettato in passato somme considerevoli (corruzione?) viene interrogato dalla Polizia, e pur protestandosi innocente ritira la sua candidatura. Parallelamente Netanyahu conduce una campagna contro Reuven Rivlin, pur essendo tutti e due membri dello stesso partito. L’ostilità di Bibi verso Rivlin ha origine lontane: durante tutto il periodo in cui ha ricoperto l’incarico di Presidente della Kenesset, Rivlin, pur essendo ideologicamente fedele alla destra per una grande Israele, ha sempre osservato e fatto osservare le leggi della democrazia, opponendosi a tutte le proposte di legge volte a discriminare i cittadini arabi di Israele; non solo ma si è sempre dichiarato difensore del sistema giuridico del paese, più di una volta accusato dalla destra di essere filo sinistra. Le male lingue hanno anche fatto osservare come Sara, la moglie di Bibi, non lo abbia troppo in simpatia. Per paura che Rivlin ottenesse la carica. Netanyahu ha perfino pensato di proporre di rimandare le elezioni per dar modo di studiare un nuovo sistema politico senza la carica di Presidente dello Stato. Queste manovre, non condivise da buona parte degli stessi membri del Likud, hanno invogliato molti nemici di Netanyahu a sostenere la candidatura di Rivlin.

Alcuni giorni prima del giorno fissato per la elezione (a votare sono solo i 120 membri della Keneset), sondaggi tra vari strati della popolazione hanno scoperto a sorpresa che i due candidati non politici, Dorner e soprattutto Schetman, ottenevano una buona percentuale di voti.

Finalmente, giunto il gran giorno, altre sorprese non sono mancate: Schetman ha ottenuto un voto solo, la Dorner poco di più, mentre Meir Shitrit, a sorpresa generale si è attestato subito dietro a Rivlin. Nelle poche ore passate tra la prima votazione e il ballottaggio si sono moltiplicate le notizie su una presunta relazione tra Shitrit e una sua donna di servizio, che sarebbe stata licenziata con una generosissima indennità e l`impegno a mantenere il segreto. Questo e altro ha fatto sì che al ballottaggio Rivlin è stato eletto con 63 voti mentre Shitrit ha dovuto accontentarsi di soli 53.

Rivlin è considerato una persona seria ed onesta che saprà reggere la carica con onore, senza far notare le sue personali opinioni politiche. Il premo Nobel Schetman ha commentato, ridendo, il suo unico voto ricevuto osservando come quanto è avvenuto sta a dimostrare come è lontano il mondo politico dalle opinioni dell’elettorato: una vera frattura tra il popolo e i suoi rappresentanti.

 

Nel primo pomeriggio del 13 giugno, i mass media israeliani hanno dato notizia della scomparsa di tre giovani studenti di una yeshivà nel Gush Ezion (nel centro degli insediamenti). I tre ragazzi sarebbero stati visti per l’ultima volta alle 22 di Giovedì in una stazione di autobus, in attesa di un autostop per tornare alle loro case. Dopo qualche minuto giunge una telefonata alla polizia "Sono stato rapito…" Pare che questa telefonata non sia stata decifrata subito e sono passate alcune ore prima che esercito e polizia si muovessero. Da allora sono passate quasi due settimane. Giorni e notti di perquisizioni, ricerche negli anfratti e nei pozzi, da parte di ingenti formazioni dell`esercito, della polizia e dei servizi speciali. Le ricerche finora non hanno dato risultati concreti e i rapitori (la cui identità pare sia stata scoperta) non si sono fatti vivi per chiedere riscatti di prigionieri. Il governo di Israele ha approfittato della occasione per effettuare decine di arresti di attivisti di Hamas (tra cui anche una cinquantina di quelli liberati a suo tempo per ottenere in cambio la liberazione di Ghilat Shalit) in tutta la zona di Giudea e Samaria. Nei primi giorni non si sono avute reazioni particolari da parte della popolazione. Abu Mazen ha preso la parola (in arabo) in una riunione di Ministri Arabi per condannare il rapimento e promettere che le forze palestinesi faranno di tutto per trovare rapitori e rapiti.

Con il proseguire di arresti e perquisizioni si sono avute le prime dimostrazioni di protesta, specie da parte di giovani studenti. Ci sono scappati i primi morti e si teme che la situazione possa precipitare in una nuova intifada. Per di più sta per iniziare il mese di Ramadan. L’opposizione chiede al governo di sospendere le operazioni in grande stile, ritirare le truppe dai territori e permettere alla popolazione palestinese il ritorno a una vita quasi normale. Le ricerche dei tre ragazzi dovrebbero continuare solo a mezzo intelligence e reparti speciali. La destra ovviamente insiste per proseguire e mettere in pratica nuove restrizioni, di ogni tipo. Pare invece che gli alti comandi militari questa volta siano loro a premere sul governo per il ritiro delle truppe: ormai tutti i ricercati di Hamas sonno stati arrestati e Israele non ha nessun interesse a incrementare l’odio con possibili altri morti. Il proseguire dei rastrellamenti potrebbe portare Abu Mazen a schierarsi anche lui tra coloro che accusano Israele e decidere un ritiro della collaborazione con le forze israeliane.

Oggi nessuno può sapere o immaginare il destino dei tre ragazzi e Israele si stringe intorno al dolore delle famiglie. Tuttavia non possiamo dimenticare che anche i Palestinesi piangono i loro giovani morti.

Quando si troveranno nei due popoli dei leader che sappiano imporre finalmente la via della pace? Una regista iraniana che ha presentato un suo film a un festival cinematografico in Israele, proprio in questi giorni di tensione, ha dichiarato: "La forza è l’arma dei deboli, la pace è quella dei forti".

Israel De Benedetti

Ruchama, 24 giugno 2014

 

 

   

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