Ricordi

 

Michele Luzzati

di Anna Bravo

 

Di Michele Luzzati, amici e colleghi in lutto hanno ricordato la figura di libero intellettuale, di grande medievista e di pioniere degli studi ebraici nel nostro paese - è dell'83, in largo anticipo sul resto della comunità disciplinare, la curatela insieme a Sofia Boesch Gajano del numero di “Quaderni storici” intitolato Ebrei in Italia. Tutti hanno citato la sua vastissima opera e i suoi ruoli istituzionali, dalla direzione del Dipartimento di Medievistica dell’Università di Pisa alla presidenza dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo.

Mi pare che finora nessuno abbia sottolineato un altro aspetto, il suo interesse a "coniugare storia degli ebrei d'Italia e gender history", come si legge nella Premessa a Donne nella storia degli ebrei d'Italia, uscito nel 2007 presso Giuntina. Curato da Luzzati e da Cristina Galasso, il libro presenta gli atti dell'omonimo Convegno internazionale tenuto a Lucca nel 2005, in cui si erano incontrati studiose e studiosi dei due filoni storiografici. Ne erano uscite molte idee e una ricognizione preziosa sullo stato della ricerca: in Italia avevamo parecchi ottimi studi per l'età medievale e l'ancien régime, mentre la storia contemporanea era la più sguarnita - dei 30 saggi del volume, 19 riguardano i secoli dal '400 al '600, 5 l'800, 4 il '900. In parte questo scarto resta.

Ma qui vorrei far notare che non era affatto scontato che uno storico uomo guardasse con attenzione alla storia delle donne - già nel '90 Luzzati aveva scritto Alle radici della “judische Mutter”: note sul lavoro femminile nel mondo ebraico italiano tra Medioevo e Rinascimento, in  La donna nell’economia, secc. XIII-XVIII, a cura di Simonetta Cavaciocchi. Anche se negli anni duemila la "correttezza politica" imponeva ormai di citare la presenza femminile, anche se alcuni avevano lavorato con cura su temi specifici, la maggioranza degli storici non scriveva di donne (e non leggeva opere di donne). Interessante fenomeno antropologico non ancora del tutto superato - a molti colleghi si potrebbe girare la domanda di Anne Hays al New Yorker: "Does The New Yorker have girl problems?".

L'impegno a intrecciare storia degli ebrei d'Italia e gender history era ancora meno scontato, e infatti il Convegno di Lucca è stato la prima occasione di confronto, esteso agli anni della Shoah - tengo a dirlo perché si discuteva e tuttora si discute, in particolare negli Stati Uniti, sull'utilità, addirittura sulla legittimità di applicare uno sguardo di genere al genocidio.

Ma in quel convegno Luzzati e le sue colleghe e colleghi avevano creato un clima ideale per la discussione, che era stata feconda, aperta, di alto livello. E aveva messo al centro la ricerca di tracce dell'autonomia e del potere femminile conquistato nella società patriarcale; mentre, bisogna pur dirlo, gli storici maschi di solito si limitavano a rendere doveroso e succinto omaggio all'immagine stereotipata della vittima dolente e oblativa.

Anche di questa scelta gli sono, con molte altre storiche, profondamente grata.

Anna Bravo

 


Michele Luzzati (a sin.) col pronipote Marco e il figlio Tommaso.
Seder di Pesach 2013, Molina di Quasa (PI)

 

   

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