Libri

 

Il fascismo "visibile"

 di Paola De Benedetti

 

Il libro, che ha come sottotitolo Rileggendo Alberto Asquini, si presenta come una lettura per specialisti per i temi trattati e per i personaggi tratteggiati, nomi che hanno richiamato alla memoria la mia antica frequentazione del diritto commerciale. Ma è la "morale" del libro, presentata da Gastone Cottino con la sua consueta chiarezza e incisività nella prefazione, che ci riguarda tutti: la vicenda del tradimento messo in atto da un intellettuale, uno studioso, un maestro di cultura giuridica, e la successiva rimozione delle colpe e la coltre di oblio che ha accolto il suo ritorno, assolto dai colleghi che ne ricordano soltanto la "integrità scientifica"; ciò che è accaduto nel campo accademico è uno spaccato di un’amara realtà che l’autrice, professore ordinario di Diritto commerciale, riporta meritoriamente alla nostra memoria.

Il cammino del "liberale" prof. Asquini durante il fascismo, sia come giurista sia come parlamentare dopo l’eliminazione dei partiti politici, può essere riassunto nell’intitolazione dei capitoli che seguono il suo cammino di uomo pubblico: "in un certo senso liberale", "non proprio liberale", "tutt’altro che liberale", partecipe alla formazione di leggi che si piegano al volere del dittatore, fino all’adesione alla Repubblica Sociale, con una scelta consapevole tra un governo forte e l’Italia "semprerinascente", collaborando (anche nelle riforme legislative in campo societario) con i tedeschi, nonostante l’alleanza fosse diventata un’occupazione e nonostante il palese disprezzo dell’alleato per il regime.

Nel capitolo dedicato a "Asquini e la questione ebraica" l’autrice esordisce ricordando che il prof. Asquini nelle sue memorie, in un tentativo di auto-assoluzione, dichiarava di non aver considerato il giuramento imposto ai professori come un fatto straordinario, in quanto anche Giolitti aveva proposto un giuramento per i professori: è peraltro da presumersi che il prof. Asquini il testo del giuramento lo avesse letto, e ne avesse compreso la portata, profondamente diversa da quella proposta da Giolitti. Pochi mesi dopo ai professori veniva chiesta (imposta) l’adesione al Partito.

La promulgazione delle leggi razziali (che espulsero dagli atenei tanti suoi colleghi, nei confronti dei quali non risulta vi sia stato da parte sua alcun atto di solidarietà) lo trovò consenziente: nel settembre ’38 Asquini si complimentava con Mussolini per "la rottura del monopolio semitico su alcune caratteristiche branche dell’attività triestina"; definiva Trieste "oggi doppiamente redenta" e osservava che "l’arianizzazione delle istituzioni economiche è intesa dalla coscienza popolare, anche a Trieste, non come una espropriazione, ma come una restituzione".

Altrettanto consenziente, e con un’adesione carica di cinismo, lo trovò la legislazione della RSI che dichiarava gli ebrei "stranieri in guerra": nel suo diario a Trieste nel settembre 1943 annotava: "In giornata è avvenuta la prima retata degli ebrei, tra molte recriminazioni dei non ebrei, i quali si guardano bene dal pensare a ciò che gli ebrei farebbero se potessero averci vinti tra le loro mani" (l’autrice si chiede come conciliare quel perfido pensiero con le parole che lo stesso Asquini dedicherà, anni dopo, al collega ebreo Ascarelli in memoriam: "Quando tornò da noi, cercando di rendersi ragione delle cause e delle cause delle cause che avevano reso possibile il fatale sconvolgimento, ne parlò il meno possibile, lontano da rancori, fiducioso nell’avvenire").

Ce ne è stato abbastanza per una breve epurazione, ma, evidentemente, non abbastanza per non riammetterlo, as­solto, come insigne giurista nell’ambito accademico, per non consentirgli la completa rimozione del suo passato.

Non è certamente stato l’unico, e non solo fra gli accademici; ma la ricostruzione analitica e documentatissima che l’autrice ci offre di questa vicenda umana ci invita - ci costringe - a riflettere ancora sulle luci e sulle ombre del nostro recente passato.

 

Paola De Benedetti

 

 

Caterina Montagnani - Il fascismo "visibile" - Rileggendo Alberto Asquini. Editoriale Scientifica - Napoli 2014 - pp. 156 - 14

 

    

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