Libri

 

Il mondo senza sonno

 di Anna Segre

 

A cent’anni dallo scoppio della prima guerra mondiale la casa editrice Skira pubblica quattro testi di Stefan Zweig finora inediti in Italia da cui emerge la lucida consapevolezza del grande scrittore sull’entità della catastrofe che si era abbattuta sull’Europa. L’articolo Il mondo senza sonno (Die schlaflose Welt), pubblicato il 18 agosto 1914 sulla "Neue Freie Presse", ci offre una straordinaria testimonianza dei sentimenti che pervadevano nei primi giorni del conflitto un intellettuale che si sentiva profondamente europeo e che vedeva il proprio mondo disgregarsi per sempre. Un altro articolo Ypres, pubblicato il 16 settembre 1928 sul "Berliner Tageblatt", presenta invece una riflessione a dieci anni dalla fine della guerra descrivendo il flusso di inglesi in visita ("Una kermesse sopra i morti") nei luoghi della strage dei loro connazionali. Eppure: è giusto che in un luogo della terra si conservino i segni atrocemente visibili del grande crimine. È giusto che centomila persone vengano qui scoppiettanti nella loro spensieratezza, poiché, volenti o nolenti, queste innumerevoli tombe, queste foreste avvelenate, questa piazza a pezzi sono fonti di ricordo. E ogni ricordo è formatore, perfino per la natura più primitiva e più inerte. Ogni ricordo, quale che sia la sua forma o la sua intenzione, riporta la memoria a quegli anni spaventosi che non debbono mai essere dimenticati. Queste parole, poste a conclusione dell’articolo, suonano particolarmente inquietanti pensando che quei segni non sarebbero serviti e che poco più di dieci anni dopo il mondo sarebbe precipitato in una altro conflitto mondiale ancora più sanguinoso del precedente.

I due racconti Episodio sul lago di Ginevra (Episode am Genfer See), scritto nella primavera del 1918 e pubblicato nel 1929 e L’obbligo (Der Zwang), scritto nella primavera del 1918 e pubblicato nel 1920 sono entrambi ambientati in Svizzera e ci offrono due protagonisti (nel primo un contadino russo e nel secondo un pittore tedesco) lontanissimi tra loro per condizione sociale e cultura ma accomunati dall’orrore per la guerra a cui sono chiamati loro malgrado a partecipare. Uno dei due racconti terminerà con un suicidio (che in qualche modo prefigura quello dello stesso Zweig del 1942 per il rifiuto di accettare un mondo in cui non ci si può più riconoscere); l’altro, dopo aver tenuto il lettore con il fiato sospeso (che farà il protagonista? Obbedirà alla chiamata alle armi o diserterà? Ad ogni pagina la situazione sembra capovolgersi), si chiude con una nota di speranza.

 

Anna Segre

 

Stefan Zweig, Il mondo senza sonno, traduzione di Leonella Basiglini, Skira, 2014, pp. 101, 12

 

    

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