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Oggi come allora

 

Giovedì 23 aprile si è svolto il Consiglio Europeo straordinario sulla questione dei migranti nel Mediterraneo. Durante il Consiglio - che riunisce i capi di stato e di governo dei paesi dell’Unione europea - non è stata stabilita nessuna cifra - nemmeno indicativa - sul numero dei rifugiati che l’Ue è pronta ad accogliere. Il presidente Juncker, durante la conferenza stampa, ha ammesso che sul fronte dei ricollocamenti avrebbe «voluto un risultato più ambizioso». Juncker avrebbe richiesto che il numero fosse di almeno 10 mila persone, ma la sua linea non è stata appoggiata ed è stato deciso di togliere da questo punto ogni riferimento numerico.

Tratto dal notiziario il Post, 24 aprile 2015
 www.ilpost.it/2015/04/24/europa-immigrazione/

 

Frontiera siriana 2015 (da Il Secolo XIX)

 

Il 6 luglio 1938 viene inaugurata, a Évian, la Conferenza intergovernamentale promossa dal Presidente Franklyn Delano Roosevelt per lo studio del problema degli emigrati israeliti. A presiederla è designato Myron Taylor, rappresentante del Presidente degli Stati Uniti. Copresidenti sono nominati il Senatore Henri Bérenger, rappresentante della Francia e il delegato britannico Lord Winterton. Partecipano alla conferenza 31 paesi.

 Assenti di rilievo: Italia e Germania. Non partecipano, asserendo di non essere in grado di ammettere nuovi rifugiati, la Polonia, la Cecoslovacchia e la Romania. Secondo le stime fatte al momento dell’inizio della Conferenza, si valuta che saranno oltre 50.000 gli ebrei e i non ariani che dovranno lasciare l’Austria entro l’anno in corso. L’inglese Daily Telegraph and Morning Post ritiene che, probabilmente, tutte le nazioni rappresentate a Évian saranno pregate di accettarne una certa percentuale e che alla Germania si chiederà di concorrere alla soluzione del problema.

Lo svolgimento della conferenza si ridurrà a un classico scaricabarile.

Nella prima giornata, la Francia lamenta il fatto di essere satura di profughi. La Gran Bretagna la segue, asserendo poi che è in fase di studio un piano di insediamenti nel Sud-ovest africano. Nei giorni seguenti si assiste a una successione di dichiarazioni di disimpegno. Il Belgio deve ancora studiare la questione prima di assumersi impegni internazionali. L’Australia e il Canada possono favorire solo i cittadini britannici, l’Olanda è impossibilitata ad accogliere nuovi rifugiati. I paesi dell’America del Sud si dichiarano più disponibili ma pongono limiti e condizioni. L’Argentina si mostra disposta ad accogliere un certo numero di profughi a condizione che siano agricoltori. Il Brasile è disposto a sostenere gli sforzi del Comitato, senza specificare offerte d’accoglienza. Il Messico aprirà le sue porte soprattutto agli ingegneri e agli artigiani. Il Nicaragua, Costarica, l’Honduras e Panama offrono l’appoggio morale ma non intendono modificare la loro legislazione per favorire questi profughi. La Colombia, l’Equador, l’Uruguay, il Venezuela e il Perù sarebbero disposti ad accogliere gruppi di rifugiati a condizione che accettino di fare i coloni.

L’offerta dei paesi europei risulta altrettanto minimalista. La Svezia è disposta ad ammettere un certo numero di fuggiaschi. La Svizzera lamenta che nel paese ne sono già arrivati troppi e puntualizza che la Confederazione entra in linea di conto limitatamente come paese di transito. I delegati di 32 associazioni confessionali invitano la Conferenza a esaminare il problema dei profughi politici di tutti i paesi ove vi è una emigrazione forzata e chiedono l’avvio di negoziati con il Reich affinché i rifugiati possano portare con sé parte dei loro beni.

 

Frontiera Svizzera ticinese 1943-44

 

Nell’impossibilità di risolvere il benché minimo problema, la delegazione statunitense propone di varare una nuova Commissione permanente con sede a Londra. Quest’ultima proposta viene accettata anche da Sir Neil Malcom, alto Commissario della Società delle Nazioni. Il 14 luglio si conclude la conferenza di Évian senza che nessun paese abbia aumentato il contingente dei profughi che è disposto ad accogliere. Si auspica, inoltre, che la Germania collabori alla soluzione del problema permettendo ai profughi di portare seco almeno una parte dei propri beni.

Il risultato della Conferenza di Évian, alla luce dei fatti, appare assai tragico. È oramai chiaro che non vi sono sbocchi per le centinaia di migliaia di ebrei alla mercé dei nazisti, tanto più che anche la possibilità di una emigrazione in Palestina si rivela, proprio negli stessi giorni, come una soluzione assai difficile da attuare visti i continui disordini e il deterioramento della situazione generale.

 

Da Silvana Calvo, 1938 Anno infame,
Antisemitismo e profughi nella stampa ticinese
,
Edizioni dell'Arco, Bologna, 2005, pp.89-91

 

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