Roma

 

Le elezioni a Roma viste da Tagliacozzo

di Alessandro Treves

 

Domenica 21 giugno, solstizio d’estate, il sole si è fermato a risplendere come 500 anni fa sulla cittadina abruzzese di Tagliacozzo. In una delle caratteristiche gite fuori porta, favorite dall’apertura delle porte del ghetto, la grande diaspora dei Tagliacozzo e dei loro parenti, soprattutto da Roma ma anche da altre città d’Italia e da Israele, è tornata per alcune ore nel luogo da dove, per quello che si riesce a ricostruire dagli scarsi documenti, i loro antenati per via paterna sono stati espulsi, o almeno incoraggiati ad andarsene, a partire dal 1515. Per essere rinchiusi dopo quarant’anni da Paolo IV nel ghetto di Roma o in altri, come quello di Ancona.

Tagliacozzo (L'Aquila). La targa inaugurata in occasione dell'incontro degli eredi delle famiglie cacciate 500 anni fa.

 

La splendida giornata, la bellezza del luogo, il caldo abbraccio filo-semita del sindaco e di tutto il consiglio comunale che riunitosi in seduta ufficiale ha voluto concedere ai ‘fratelli ebraici’ tornati la cittadinanza onoraria di Tagliacozzo, i panini con la concia e i dolci alle mandorle hanno stimolato una conversazione rilassata e amichevole, ed uno dei temi sono state naturalmente le elezioni per il consiglio della comunità ebraica di Roma, della domenica precedente. Il campione di oltre 100 elettori, accomunati dall’origine tagliacozzana, diretta o acquisita o anche soltanto immaginata, includeva simpatizzanti di tutte e quattro le liste. In autobus ho sentito elogi per Fiamma Nirenstein, candidata di Israele Siamo Noi (“se non ci fosse lei a battersi per Israele, come faremmo?”). Co-organizzatore e portavoce dei gitanti era Giacomo Moscati, vice-Presidente uscente della CER e rappresentante della lista Per Israele. Forse erano però sovra-rappresentate le altre due liste, quella tutta al femminile delle Binot e Menorah, che aveva candidato Maurizio Tagliacozzo, presente anche lui alla gita.

Sarebbe stato deluso chi avesse pensato che l’occasione informale potesse far emergere espressioni di intensa acrimonia, di accusa verso coloro che hanno gestito il sistema che ha governato finora la comunità di Roma, oppure di dileggio verso coloro che tale sistema avevano creduto di poter cambiare. Invece prevaleva, almeno agli occhi di un esterno, un certo candore buonista, una voglia di fare e di superare le contrapposizioni. Trascrivo brevi estratti di tre quasi-interviste riprese col cellulare.

 

Tamara Tagliacozzo (cugina di Maurizio ed eletta alla Consulta nella sua lista Menorah): “c’è una gran voglia di cambiamento, ma non radicale. Cambiamento restando uniti. Voglia di costruire nella continuità. Le persone che si contrappongono vengono spesso dalle stesse famiglie, e condividono più o meno gli stessi ideali. C’è però un bisogno di vedere le cose da una nuova prospettiva. Secondo me, non c’è più una contrapposizione radicale fra sinistra e destra, ma posizionamenti più sfumati. La lista che un tempo sarebbe stata classificata come di centro-sinistra ora, a voler proprio usare categorie vecchie, sarebbe di centro… fra le due liste di destra ci sono persone molto simili, che hanno scelto l’una o l’altra magari per storie personali. Sì, c’è lo stesso legame con Israele, ma quello ce l’hanno tutti; una delle cose più belle è che è venuta fuori quest’energia di Binah, tutte donne (ma poi, vabbeh, entreranno anche gli uomini), un movimento trasversale, ci sono anche religiose, donne con un atteggiamento diverso, più pratico, una voglia di fare, di rompere questo monolite come è stato finora. La cosa più importante è che ora si può parlare. C’è questo gruppo online, Kol Israel, dove simpatizzanti di tutte le liste hanno discusso e si sono confrontati, anche accanitamente, per settimane. Secondo me è un momento positivo, perché persone come me che finora non si erano impegnate, che erano lontane, ora si sono avvicinate e possono portare il loro contributo, di idee e di voglia di fare”.

Sergio Tagliacozzo (Sergio Tagliacozzo (marito e cognato di Alessandra e Cinthia Spizzichino candidate al Consiglio nella lista Binah): “è stata fondamentalmente una votazione pro o contro, pro o contro Riccardo Pacifici, non c’erano altre grosse alternative. E il risultato come è interpretabile? Come un sostanziale pari, un pari che non accontenta nessuno. Adesso bisognerebbe trovare un presidente di garanzia. Ci vorrebbe uno Spadolini, una soluzione alla pentapartito…” “e ci sono personalità all’altezza di questo ruolo?” “beh, sì, ci sono persone come XXX e YYY…”

 
 

Nathan Orvieto (durante la guerra, si è salvato con la famiglia, in sette, nascosti a Tagliacozzo): “C’è stata una presenza di liste che ha portato ad un interesse in più ed anche ad un leggero aumento nel numero dei votanti, e questo è già un fatto positivo; secondo, c’è stata una poliedrica partecipazione di elementi poi eletti, e questa secondo me è la premessa indispensabile perché in ambito ebraico possa esserci, pur nella diversità, una convergenza d’intenti ed una collaborazione fra parti diverse; terzo, queste premesse sono reali - questi nuovi consiglieri ora ci sono e devono spendere le loro energie per mettere su una giunta di coalizione efficiente, in cui devono essere rappresentate tutte le parti, per promuovere gli interessi fondamentali comunitari: sana gestione e crescita culturale. La Comunità ha un bisogno assoluto di crescita culturale; che non vuol dire (solo) erudizione, bensì cultura, cioè andare a cercare quelli che sono i valori comuni, fondanti dell’ebraicità, da portare in ogni ambito operativo, la scuola, i circoli culturali, le varie attività, per capire qual è oggi il messaggio che l’ebraismo può portare al mondo”.

Un messaggio che c’è da augurarsi venga recepito, prima di tutto, dagli oltre 7000 iscritti alla Comunità di Roma che non hanno votato.

Alessandro Treves
Trieste e Tel Aviv

 

   

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