Germania

 

La forza del Caso

di Aldo Zargani

 

La peste nera, quella bubbonica, ha infuriato per secoli in Europa e si credeva che la causa fosse l’influsso delle stelle, l’aria malsana, la punizione divina…, ma quando nel XIX secolo si è scoperto che l’origine altro non era che un batterio che si chiama “Yersinia pestis”, l’epidemia si è spenta. Non è stata dimenticata, ma non ci angoscerà mai più.

Tutte le epidemie che hanno flagellato l’umanità hanno una loro storia: cominciano, si evolvono, divengono micidiali, ma l’uomo fino a oggi è sopravvissuto non solo descrivendone gli atroci effetti e la propria angoscia, ma con la continua ricerca delle cause, quelle vere.

L’odio per gli ebrei, o, meglio, l’odio per il prossimo, è un morbo antico anch’esso, e ha avuto proprio nel XX secolo, quando le epidemie batteriche stavano per essere debellate, l’esplosione della sua terrificante potenza distruttiva. E ancora oggi respira chi l’ha visto dilagare. L’odio è un vizio dell’animo umano come tanti altri ma solo con la Shoah ha mostrato il volto epidemico di Medusa e proprio nel Continente che si vantava il più civile del mondo, l’Europa. Dal 1945 quell’epidemia delle menti è stata descritta , ma nessuna causa reperita si è poi dimostrata bastevole a qualificarne l’atrocità delle immense dimensioni, quali rare volte si erano viste nella Storia del genere umano.

Ma come si può accertare la causa di una malattia del pensiero? Chiamiamo Giusti coloro che non ne furono infetti e che rischiando la vita, si adoperarono per salvare le vittime. Tuttavia Fra’ Cristoforo non fermò l’epidemia di peste a Milano, come non fermarono la Shoah coloro che erano immuni dal nuovo, incredibile morbo dell’anima. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è un dettame prezioso, ma non si è dimostrato antidoto efficace contro il genocidio degli armeni, quello degli ebrei, quello della peste bubbonica…

Ma nei giorni che stanno oggi trascorrendo, il Caso ha forse permesso di trovare la causa di quella malattia.

Martin Heidegger odiava gli ebrei. E allora? Molti li odiano. Lui però è stato anche uno dei massimi filosofi del Secolo Breve, e quindi forse fra i pochi in grado di creare un sistema di pensiero nel quale la nuova epidemia della mente trovasse luogo: odiava gli ebrei e ne sapeva misurare il perché. Autore di una vasta produzione filosofica a capo della quale si pone Essere e Tempo, si associò ben presto al nazismo in cui la sua mente malvagia ma profetica vedeva la mano armata decisa a sterminare il nemico che si annidava nel suo cervello: noi, il popolo ebraico.

L’angelo della storia si affaccia anche nel personaggio di Heidegger. È un angelo che con occhi mesti e penetranti, guarda alla catena di rovine accumulatesi ai suoi piedi. Ma la tempesta non spira dal Paradiso, non lo solleva in alto. Il vento tagliente soffia gelido contro le sue ali e l’angelo resta immerso nelle brume della Foresta Nera.”.

Così Donatella Di Cesare chiude il saggio Heidegger e gli ebrei: I Quaderni neri ed. Bollati Boringhieri, al quale è stato dedicato l’incontro la sera del 6 maggio 2015 a Roma, con la partecipazione di Clotilde Pontecorvo, la stessa Di Cesare, Stefano Levi Della Torre, Paola Di Cori e mia.

Heidegger odiava gli ebrei, i nemici dell’Essere, diceva, cioè della civiltà ellenico-germanica destinata a dominare il mondo dopo la sconfitta del ”Nulla”, cioè la nostra sconfitta. Era uno dei massimi filosofi del Secolo Breve, ma ha anche commesso un fatale errore che è risultato essere una insperata fortuna per il resto dell’umanità. Heidegger, come tanti altri filosofi prima di lui, ritenendosi il terminale del pensiero umano, ha scritto “I Quaderni Neri” a complemento del resto della sua opera e nei quali ha lasciato ai posteri il proprio messaggio sulla intrinseca necessità dello sterminio del popolo del ”Nulla”, gli agenti della tecnoscienza, i manutengoli della metafisica. Siamo sempre noi, che lo crediate o no: gli ebrei, noi tutti quanti. Disse che era necessario sterminarci anche perché irriducibili alla schiavitù, a differenza dei popoli inferiori, come, per esempio, gli slavi e i senegalesi, che avrebbero trovato un loro posto, quali servi del nuovo ordine del futuro. Questi Quaderni vengono adesso stampati dai suoi posteri, i tedeschi di oggi, che non somigliano, nemmeno dipinti, ai tedeschi nei quali lui sperava e a cui dedicava i suoi ferali pensieri.

In questo errore del Filosofo della Foresta Nera giace probabilmente l’etereo batterio della distruzione di ogni prossimo. È troppo sperare allora che nel 2015, sia stata scoperta, per caso, l’origine dei massacri dei popoli? Del nostro popolo? Degli zingari?

Nel corso della serata del 6 maggio passato, nella quale spirava una nuova aura e sono state pronunciate parole altissime, tanto alte da apparire quasi banali come quelle di Aristotele, Fleming, Einstein, Heisenberg, banali come il: “Tempo verrà…” di Fra’ Cristoforo.

È troppo pensare che sia tornato, in una sera di maggio, all’Arco de’ Tolomei, il tempo dell’ Hatikvah [la speranza, ndr]?

Troveremo, troveremo ben presto, la causa della peste del XX secolo, la troveremo perché non siamo solo ebrei, siamo anche tedeschi, quelli del dottor Koch, americani, quelli del dottor Sabin, russi, quelli del dottor Pavlov, francesi, quelli del dottor Pasteur, inglesi, quelli del dottor Shakespeare, italiani, quelli del dottor Alighieri.

Per chi non lo ricordasse, Dante Alighieri era laureato in medicina e farmacologia.

Hazak veamaz

Aldo Zargani

Roma, 10 maggio 2015

   

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