Cuneo

 

Una biblioteca per Argon

Intervista a Alberto Cavaglion

 

 

Il Piemonte non è soltanto una regione geografica, ma è un autentico crogiolo di cultura. Un suggestivo recipiente di montagne e pianure nel quale si sono rimescolati popoli e storie. Senza l'atmosfera non avremmo la vita terrestre, ma possiamo immaginare la civiltà umana senza la cultura? L'atmosfera è una miscela di gas alcuni dei quali particolarmente inerti e in quantità molto piccole, detti anche gas nobili. "Il poco che so dei miei antenati li avvicina a questi gas. Non tutti erano materialmente inerti, perché ciò non era loro concesso: erano anzi, o dovevano essere, abbastanza attivi, per guadagnarsi da vivere e per una certa moralità dominante per cui “chi non lavora non mangia”; ma inerti erano senza dubbio nel loro intimo, portati alla speculazione disinteressata, al discorso arguto, alla discussione elegante, sofistica e gratuita" scriveva nel suo Il sistema periodico Primo Levi, che come chimico conosceva bene gli elementi. Gli ebrei giunsero dalla Spagna cinquecento anni fa. "Respinti o male accetti a Torino, si erano stanziati in varie località agricole del Piemonte meridionale, introducendovi la tecnologia della seta, e senza mai superare, anche nei periodi più floridi, la condizione di una minoranza estremamente esigua. Non furono mai molto amati né molto odiati". Tra i gas nobili c'è Argon che è anche il titolo del primo capitolo del libro di Levi, così gli ebrei piemontesi diventano il popolo o la civiltà di Argon.

Se la storia degli ebrei piemontesi è nota, così come è riconosciuto il loro contributo eroico al Risorgimento e alla lotta di Liberazione, molto meno si sa di quegli aspetti più intimi e modesti che accompagnano la quotidianità dei sentimenti. La civiltà di Argon sembra oscurata dai grandi nomi e dai loro contributi istituzionali e storici. Esiste invece molta letteratura in parte dimenticata. Fra qualche mese aprirà i battenti a Cuneo una biblioteca sulla civiltà di Argon. Il suo promotore è lo storico e scrittore Alberto Cavaglion (alberto.cavaglion@unifi.it), studioso di ebraismo e professore all'Università di Firenze. Tra i suoi libri: Felice Momigliano (Il Mulino 1988), Notizie su Argon (Instar-libri 2006), Il senso dell'arca (L'Ancora del Mediterraneo 2006), Gli ebrei nell'Italia unita (Unicopoli 2012).

 

Professor Cavaglion in Notizie su Argon lei tratta gli ebrei piemontesi in modo un po' particolare. Anche Levi, parafrasando Calvino, affermava come la nobiltà si veda nella decadenza.

L’osservazione di Calvino è geniale. L'emancipazione per una parte dell’ebraismo è stata considerata come una forma di declino; questa idea crepuscolare coincide con la decadenza di Torino, che cessa di essere capitale e diventa periferia della nazione nuova. Dentro e fuori l'ebraismo questo declino è stato considerato una forma d'identità da compensare con un atteggiamento di esteriore nobiltà dello spirito. Un processo che riguarda il Piemonte nel suo insieme, il suo modo d'essere. Torino non è più capitale, i Savoia si spostavano. Gli ebrei in Piemonte possedevano un fortissimo patriottismo. Quindi a partire dalla seconda metà dell'Oottocento si percepisce un fenomeno simile a quello descritto ne I nostri antenati di Calvino. Lo scrittore utilizzava il Visconte dimezzato o il Barone Rampante come una metafora dell'esistenza umana. Non c'entra per niente la nobiltà calpestata in quanto tale, ma di una nobiltà letteraria si tratta. In questa misura i personaggi che Levi inserisce nel racconto “Argon” sono definiti “nobili”, sono un po' come il Visconte dimezzato perché hanno perso l'alone aristocratico.

 

Lei ha anche scritto che dal Piemonte non sono scaturiti grandi nomi della cultura mondiale come potrebbe essere stato per gli ebrei ungheresi, per esempio.

Sopratutto nella cultura umanistica! La cultura ebraica piemontese dell'Ottocento è stata fortemente scientifica, medica, antropologica, matematica e fisica. Per esempio è impressionante il monopolio dell'insegnamento della matematica all'università. La carenza è nelle materie umanistiche, i letterati, con le debite eccezioni, hanno dovuto scappare presto! Attilio Momigliano, Giacomo Debenedetti... Non che siano mancati i grandi scrittori, solo che non hanno trovato in Piemonte un ambiente naturale per svilupparsi. Hanno dovuto espatriare, chi a Firenze, chi a Roma, chi da un'altra parte. La cultura umanistica è sempre stata guardata dall'alto in basso. Anche il padre di Primo Levi era un ingegnere. È vero che leggeva molti romanzi e credeva alle sedute spiritiche, ma aveva una vocazione lombrosiana. A quei tempi i poeti e i letterati venivano guardati con sufficienza.

 

La biblioteca degli scrittori ebrei piemontesi che sarà inaugurata il prossimo autunno è una sua iniziativa.

C'è una ragione personale: il tentativo di colmare la melanconia del vuoto causato dalla prematura scomparsa di mio fratello l'anno scorso. Vorrei lasciare un segno nella città dove sono cresciuto e dove mio fratello ha lavorato per tanti anni. Allo stesso tempo mi sono accorto che, oltre al dovere morale personale, c'è il desiderio di colmare una lacuna. Esistono tante biblioteche, ma non una specialistica sulla civiltà di Argon. Non esiste un luogo dove trovare quell'immenso patrimonio di autobiografie che vanno dall'’800 fino al Sistema periodico. Qui in Piemonte, più che altrove, tanti ebrei hanno raccontato la loro vita, che fossero rabbini, matematici o altro. Qui c'è una fertilità di scrittura autobiografica che non esiste da nessun’altra parte! Tra i testi raccolti ci saranno anche le opere delle personalità più importanti che hanno operato non solo nel cuneese, ma in tutto il Piemonte: da Rinaldo De Benedetti a Cesare Segre che era di Verzuolo, da Primo Levi, la cui famiglia era originaria di Bene Vagienna, a personalità maggiori o minori. Tutti autori che hanno contribuito con i loro scritti a celebrare la civiltà di Argon con caratteristiche e modalità stilistiche spesso molto simili. Questo luogo si chiamerà la "Scola di Cuneo" e sarà adiacente alla vecchia sinagoga. Nell'ebraismo italiano, scola è qualcosa di più di una scuola. Andare "a scola" nell''800 significava recarsi in un luogo di incontro dove si studiava, dove c'era una biblioteca, ma era anche l'edificio dove le persone s’incontravano, la sinagoga. La "Scola di Cuneo" avrà poi un titolo più preciso: Biblioteca e centro studi sull'ebraismo in Piemonte “Davide Cavaglion”.

 

Quando è nata l'idea?

Nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di mio fratello. Era una promessa non mantenuta. Un giorno poco prima di ammalarsi Davide mi convocò. Voleva che andassimo insieme dal sindaco di Cuneo. I giornali avevano scritto come la città, a differenza di altre località vicine come Alba, Saluzzo, Mondovì, non avesse una vita culturale particolarmente brillante. Il sindaco volle allora raccogliere le opinioni di diversi enti e associazioni cercando delle idee. Per questo aveva anche convocato anche mio fratello. Proponemmo di fare questa biblioteca. Il mio obiettivo è di inaugurare la Biblioteca a novembre, a un anno esatto dalla sua scomparsa.

 

Quanti testi ci saranno?

Abbiamo dichiarato duemila-duemilacinquecento. È una piccola biblioteca! Ho spazi limitatissimi perché si tratta due piccoli locali. Devo operare una scelta molto drastica.

 

Ci saranno testi scritti a mano?

No, l'archivio non potrò farlo, ma non ho in mente una biblioteca solo per specialisti. Deve essere aperta a tutta la città! Ci saranno libri di saggistica e di storia. Cercherò di allestire un piccolo percorso didattico per il visitatore. Ci saranno inoltre degli incontri periodici come presentazioni di libri. Sarà un Scola dove si potranno consultare dei libri, svolgere manifestazioni e qualche piccola mostra. I locali sono sì piccoli, ma molto suggestivi!

 

Ha avuto aiuti?

Ho avuto un'imponente adesione di amici e conoscenti che sul piano personale mi hanno consentito di iniziare. C'è anche chi mi ha donato molti libri come Anna De Benedetti, Renata Segre, Anna Laura Momigliano. La Biblioteca Civica di Cuneo inoltre mi ha messo a disposizione il personale che inserirà i libri nel rete bibliotecaria cittadina e nel sistema bibliotecario nazionale.

 

C'è anche l'assenza di una cultura cabbalistica, ben presente in altre zone dell'Italia

Fa eccezione quell'Amadio Momigliano di Caraglio, citato in una novella di Rinaldo De Benedetti [vedi Ha Keillah del marzo 2013, ndr]. Lui era sicuramente un mistico. Proprio tra i libri che ho raccolto ho trovato traduzioni di un suo testo, che intendo ripubblicare. Si tratta di una traduzione dall'yiddish de La via dei giusti, di evidente impostazione mistica, diverso dai trattati di precettistica morale circolanti all’epoca.

 

Scriveva in italiano?

Scriveva in italiano, ma ha scritto pochissimo, come i più grandi ingegni. Tutto passa attraverso il loro insegnamento orale. Solo qualche opera di istruzione per i nipoti. Amadio raccoglieva libri. Nelle lettere al rabbino Dario Disegni scriveva frasi come "da Parigi ho fatto venire questo libro..", ma ora della sua biblioteca non si sa più nulla. Alla sua morte quella famiglia si è completamente smembrata. Era stato una specie di patriarca.

 

C'è anche stato un "ebraismo ateo” in Piemonte?

Direi laico! A Torino sopratutto! L'ebraismo laico è però molto difficile da definire Sono definizioni molto sottili.

 

Ho un amico che si dichiara ateo e anche ebreo per educazione

Sono dell'idea che, come accade per ogni fede religiosa, l'ebraismo non sia più se stesso se non ha un qualche dialogo con la trascendenza. Non credo a una definizione di ebraismo solo basata sulla cultura e sulla storia. Certo per molti è così! Però l'ebraismo come ogni altra confessione religiosa pone il problema di Dio. Anche in negativo come fa Giobbe, che però dialoga con Dio! Il laico, per definizione, su quel terreno non dovrebbe mettersi.

 

Rinaldo De Benedetti, pur essendo di famiglia ebrea, si dichiarava ateo

Lui era molto coerente, ma una posizione come la sua è molto rara nell’ebraismo del Novecento. È più diffuso il tentativo di far convivere laicità ed ebraismo, talvolta con metodi alquanto sofistici. Esistono invece molti modi di essere ebrei, una pluralità di vie che è molto visibile in America ed anche in Israele, da noi prevale spesso una certa confusione dietro una omogeneità di facciata.

 

Gli ebrei sono litigiosi!

Sono molto litigiosi! Le fonti processuali sono una manna per gli storici! Il tasso di litigiosità era nell’Ottocento così alto che degenerava spesso in controversie giuridiche e lacerazioni all’interno dei network famigliari.

 

Una grande figura dell'ebraismo piemontese fu Felice Momigliano

Cercava di conciliare il socialismo col mazzinianesimo e il profetismo. Era contrario a ogni forma di formalismo. Detestava qualunque forma di materialismo. Ebbe una vita difficile per le sue idee, ma educò delle generazioni. Per esempio, Rinaldo De Benedetti scrisse nelle sue memorie di dover moltissimo allo zio Felice. Fu un uomo sfortunato. Una delle cose che esporrò sicuramente nella “Scola” è il suo testamento spirituale arrivatomi da una sua nipote. Si tratta di un manoscritto di otto facciate nelle quali traccia le sue ultime volontà e sintetizza i suoi ideali.

 

Ma perché si è ucciso?

La sua vita era stata infelicissima. Sua madre morì dandolo alla luce. Venne sbattuto dalla vita, dagli studi e dal socialismo in giro per l’Italia. A fine secolo, a differenza di oggi, se si manifestava il dissenso a volto scoperto, la polizia rispondeva con le cannonate di Bava Beccaris. Per gli insegnanti questo significava subire i trasferimenti punitivi, magari in Sardegna.

 

Ha insegnato all'università!

Sì, ma molto tardi. È stato insegnante liceale per una vita intera. Non c'è città dove non sia stato! Quando io scrivevo il libro sono andato sulle sue orme a Udine, a Pavia, a Cremona e prima ancora a Tempio Pausania. Una sede assolutamente disagevole, quest'ultima, per quel periodo. D'altra parte lui e molti altri come lui pagavano così la loro fedeltà al socialismo. A questo si aggiungeva l'infelicità della vita e la solitudine. Felice Momigliano non era di casa con nessuno. Osteggiato dall'ebraismo perché diceva che Gesù era l'ultimo dei profeti, inviso al mondo della politica perché socialista. Arrivò all'Istituto di Magistero nel '18-19, vi insegnò qualche anno, poi morì. Fu collega di Pirandello all'Istituto Magistero Femminile. Carteggiava con Croce, Gentile e tanti altri intellettuali del suo tempo. Scrisse una gran quantità di saggi oggi dispersi, ma che meriterebbero di essere raccolti. Felice Momigliano è stato una meteora, ma inattuale al suo mondo.

 

Un filosofo da riscoprire che potrebbe diventare d'attualità

Oggi? Non lo so! È difficile. Anche oggi sarebbe un outsider, figuriamoci! Per quello che è rimasto del socialismo! L'ebraismo stesso ha faticato tanto a rinnovarsi e non credo che sottoscriverebbe metà delle cose che Felice Momigliano scriveva allora. È un pungolo e una figura di riferimento per chi ha a cuore i diritti delle minoranze e una certa idea di ebraismo. Sarebbe anche oggi una voce dissonante.

Intervista di Emanuele Azzità