Libri

 

Serra con ciclamini

di Bruna Laudi

 

Rebecca West (Cicily Isabel Fairfield, 1892 - 1983, giornalista e scrittrice di origine irlandese. Sono tre reportages, a seguito dei viaggi compiuti in Germania tra il ’46 e il ’54 in seguito raccolti in A Train of Powder, pubblicato come trilogia nel 1955).

 

Norimberga, settembre 1946, sono le fasi conclusive del processo a ventuno criminali nazisti. Il processo si conclude con tre assoluzioni, undici condanne all’impiccagione e sette condanne alla detenzione.

I giornalisti venuti a seguire il processo sono alloggiati nello Schloss, dimora pretenziosa di un ricco fabbricante di matite: il giardino, le statue, i padiglioni in rovina sono l’emblema della disfatta tedesca. Ma, all’interno del parco c’è una serra, ben tenuta e ordinata, dove, tra altri fiori, spiccano vasi rigogliosi di ciclamini. La serra è curata da una bimba di dodici anni e da un uomo che arranca tra i fiori reggendosi su stampelle: ha perso una gamba in combattimento. Questa visione dà lo spunto alla West per alcuni giudizi sprezzanti sulla “crudeltà” tedesca: … il governo nazista aveva mostrato una mostruosa crudeltà verso il suo stesso popolo sotto due aspetti. Non cercavano i propri morti scavando le macerie dopo le incursioni aeree. Per questo motivo tutte le città tedesche puzzavano nei caldi giorni dell’estate 1946… né compirono il giusto sforzo per fornire arti artificiali ai loro mutilati di guerra, e per le strade tedesche si vedeva un numero terrificante di uomini con un braccio solo o una gamba sola.

Ma l’uomo senza una gamba rappresenta la volontà incrollabile di ripresa economica, il desiderio di riprendere i commerci e, non a caso, l’uomo si rammarica che a settembre il processo stia per finire e non duri fino a Natale, dandogli così la possibilità di vendere molte più piante.

Con lo stesso stile asciutto e preciso la West descrive l’atmosfera del processo, la noia mortale di tutti quelli che, per motivi vari, sono costretti ad assistervi, anche come protagonisti; si sofferma sulla difficile convivenza tra la varie forze occupanti, con rapidi tratti descrive la diffidenza di inglesi e americani verso i francesi e l’ostilità di tutti verso i russi.

Il libro non entra, se non marginalmente, nelle pieghe del processo, non racconta nulla delle testimonianze sulle atrocità commesse dai nazisti, si limita a riferire i risultati della sentenza. Ma il ruolo che si assume è un altro: raccontare le persone con immagini che somigliano a scatti fotografici, e queste sono sicuramente le pagine più belle del libro, e raccontare la Germania, occupata da forze vincitrici, spesso in conflitto tra loro. Nella narrazione la West cerca sempre di essere oggettiva, convinta che la risposta migliore alla barbarie da cui l'Europa sta uscendo, sia l'onestà intellettuale. Per questo analizza la legittimità del procedimento cercando di spiegare come le differenze procedurali tra paesi anglosassoni e Germania rendessero a volte difficile agli stessi avvocati degli imputati muoversi nell'interesse dei loro clienti e come tali differenze fossero incomprensibili per i tedeschi anche se antinazisti e ansiosi di giustizia.

Gli imputati, rassegnati a una condanna certa, hanno perso ogni autorevolezza: … del loro potere e della loro gloria non rimaneva la minima traccia; nessuno di loro sembrava aver mai potuto esercitare alcuna valida autorità. Göring aveva ancora gesti imperiali, ma erano così volgari da far pensare che non avesse mai occupato una qualche posizione di rilievo… Hess era notevole perché era così evidentemente pazzo… aveva la pelle cinerea, e quella strana facoltà, tipica dei lunatici, di piombare in posizioni forzate che nessuna persona normale potrebbe mantenere per più di pochi minuti, e immobilizzarsi nella contorsione per ore.

Ma, al momento della sentenza, sembrano ritrovare una dignità che l’autrice riconosce.

Nella prima parte del libro la West si sofferma sugli sforzi della corte di sancire la legittimità del processo e sulle difficoltà dei giudici, esposti alle critiche perché costretti ad emettere sentenze su reati minori, più facilmente dimostrabili con prove inoppugnabili, mentre la gente si aspettava la condanna per crimini contro l’umanità.

C’è poi l’ironia con cui descrive le misure disciplinari imposte al pubblico (severamente vietato a tutti accavallare le gambe, perché il gesto, se compiuto da donne, incute pensieri peccaminosi e disagio agli imputati!), oppure le lunghissime procedure di controllo dei lasciapassare rese particolarmente difficoltose dalla luce fioca a cui nessuno pensava di porre rimedio.

Nella seconda parte c’è un’ampia descrizione delle difficoltà nell’organizzare la vita di tutti i giorni. Nel 1949 a Berlino si consuma la difficile convivenza tra le forze occupanti, che stabiliscono le nuove regole economiche a cui la Germania deve sottostare: fa un certo effetto leggere, con lo sguardo di oggi sulle restrizioni della Grecia, dell’insofferenza tedesca alle limitazioni allo sviluppo industriale, alle intromissioni sulle questioni sindacali o alle imposizioni valutarie che ritengono dannose per la loro ripresa economica. Il tutto avviene sotto la cappa delle incomprensioni sempre più aspre tra il blocco sovietico e le potenze occidentali, descritte dalla West con implacabile ironia: i russi sono descritti come capricciosi e bizzarri, i loro interlocutori come miopi e incapaci di osservare e comprendere l’avversario e, di conseguenza, di pianificare strategie adeguate.

Tra le righe si legge una certa ammirazione, da parte dell’autrice, verso i berlinesi, saldamente anticomunisti, che lottano disperatamente e con grande tenacia per riconquistarsi un ruolo economico. Una parte molto interessante riguarda la vita delle donne, costrette a lavori tradizionalmente maschili che si battono con energia inaudita, opponendosi ai soprusi e alle angherie dei russi.

L’ultima parte è scritta a Lucerna, nel 1954, durante un congresso di economisti e riprende i temi trattati in precedenza, alla luce di nuovi avvenimenti tra cui la pubblicazione, tramite uno stratagemma, di un libro di Fritzsche, capo della radio del Ministero della Propaganda di Goebbels, uno dei tre assolti al processo di Norimberga, che riporta in primo piano la questione della “verità storica” che il processo voleva sancire. Fritzsche, dopo aver fatto qualche anno di prigione secondo le leggi della denazificazione, aveva il divieto di pubblicare a suo nome e si servì quindi del nome della moglie, sposata dopo il rilascio. Nel libro si metteva in dubbio un filmato in cui venivano aperte casse contenenti gioielli, valori e denti d’oro estratti ai cadaveri dei prigionieri: l’autore insinuava che il filmato fosse una montatura di propaganda. La West trae spunto dall’episodio per una serie di considerazioni sul valore del processo in quanto tale e, soprattutto, sull’importanza della mole di documenti che nell’occasione erano stati accumulati e che avrebbero per sempre inchiodato i nazisti alle loro responsabilità.

La Germania ormai si stava risollevando economicamente a gran velocità, aveva risolto brillantemente e molto meglio delle altre potenze occidentali il problema dei milioni di profughi che la guerra fredda aveva generato. La West esprime le oscure paure suscitate da tale rinascita: non tanto il timore di una potenza egemone quanto quello che una simile potenza non fosse abbastanza strutturata, non avesse sufficiente coscienza di quale forma di governo auspicare. Mentre i berlinesi, a causa delle esperienze subite durante la spartizione, avevano ben chiaro l’orrore verso qualunque forma di totalitarismo ed erano in qualche modo vaccinati contro la cultura della morte che aveva portato alla nascita del nazismo, secondo la West, in quei giorni, non si poteva esserne altrettanto certi per quel che riguardava il resto della Germania.

Il libro è scritto in modo esemplare, non a caso la West è stata acclamata “migliore scrittrice al mondo” dal “Time” nel ’47: la lettura, seppur scorrevole, non sempre risulta facile, perché ci sono riferimenti giuridici ed economici piuttosto complessi. Lo stile è talmente sintetico ed incisivo che rende impossibile una sintesi ulteriore e sicuramente la recensione non rende giustizia alle innumerevoli argomentazioni di cui è ricco il testo.

Bruna Laudi

 

Rebecca West, Serra con ciclamini, Il processo di Norimberga e la rinascita economica della Germania Ediz. SKIRA - 2015, pp. 165, € 16

 

   

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