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Il grande nascondimento

di p.d.

 

Esistono, ormai sparsi per il mondo, in Israele, a New York e anche a Milano, ebrei provenienti da un’unica, collettiva esperienza, poco conosciuta in Italia: gli ebrei persiani di Mashad. È merito di Daniel Fishman di aver ricercato documenti e raccolto testimonianze tramandate oralmente da padre a figlio, da nonno a nipote per raccontare la loro storia: una storia di persecuzioni, di soprusi, ma soprattutto la vicenda di una conversione forzata che non solo non ha cancellato il loro ebraismo, ma ha reso ancora più coesa, più solidale la loro comunità. Davide Nassimiah, membro della Comunità Mashadi di Milano, nella premessa si richiama a una “eredità culturale che ci accompagna”, che accompagna ancora oggi la grande “Famiglia Mashadi”, che fa ancora usare indifferentemente il nome arabo o quello ebraico, ovunque si sia installata.

In “Il grande nascondimento” dopo aver brevemente ricordato le migrazioni che lungo le vie commerciali portarono gli ebrei in Persia e a Mashad, i condizionamenti cui gli ebrei erano sempre sottoposti, in particolare dopo l’avvento dell’Islam in Persia, e descritto la vita quotidiana del nucleo, l’autore racconta ciò che avvenne in quella città nel 1839: l’ambiente circostante, i motivi nazionali, politici e commerciali esistenti alla base dell’avversione per il nucleo ebraico, il (o meglio, le diverse ipotesi di) casus belli, per giungere alla “allahdad”, cioè all’ordine di conversione forzata, pena l’eccidio. L’eccidio di tutta la comunità, perché “l’attacco non era contro i singoli ebrei, ma contro l’intera collettività”.

Fu questa la ragione per cui si creò la rete di stretta solidarietà, che consentì al gruppo di fare ciò che a un singolo isolato sarebbe stato impossibile: apparire all’esterno come fedeli musulmani, frequentare le preghiere collettive, studiare nelle scuole coraniche, partecipare ai pellegrinaggi obbligatori, ma mantenere clandestinamente, nel limite del possibile e nonostante i controlli ad esempio sul cibo o sullo shabbat, l’osservanza delle norme, delle festività, delle tradizioni, lo studio nella lingua “jadidi”, alfabeto ebraico corsivo con lettere Rashi; anche i precoci contratti di matrimonio per evitare il rischio di matrimoni misti. L’autore ricorda i vari sotterfugi cui gli ebrei di Mashad ricorrevano per nascondere il loro permanere ebrei, e nota che, nonostante la situazione, non si creò un sincretismo tra le due religioni, ma una doppia osservanza, anche se una soltanto formale.

Nell’ultimo capitolo l’autore pone a confronto gli jadidi di Mashad e i marrani spagnoli, sottolineando le differenze storiche, ideologiche, di contenuto della persecuzione, le reazioni da parte ebraica, le conseguenze sui singoli e sulla collettività; a conclusione percorre la storia più recente dalla rivoluzione del 1909 all’avvento della dinastia Palhavi ai moti popolari antiebraici del 1946 e alla conseguente definitiva scelta degli ebrei di Mashad di abbandonare la città, di spargersi per il mondo

 

                                                        p.d.

Daniel Fishman, Il grande nascondimento, Giuntina 2015, € 12