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Complessità, scienza e democrazia

di David Terracini

 

Avanza l’integralismo islamico, crescono i partiti della destra razzista ed i movimenti populisti e qualunquisti. “Non ci sono più valori, i politici fanno solo i loro interessi, l’occidente è caduto in una decadenza inarrestabile provocata da complotti segreti ”. Ovunque un mantra echeggia tra i media: “La democrazia è sull’orlo della fossa ossa ossa…”

Ma la democrazia è da difendere pregiudizialmente come fosse una religione o amorevolmente come fosse la mamma? O la sua difesa può avere motivazioni razionali più profonde?

La democrazia è un regime complesso che ha in sé la capacità di rinnovarsi e di sostituire i gruppi al potere che sbagliano o che non piacciono più ai cittadini. In termini tecnici questa capacità di auto-correzione si chiama retroazione, o, come è di moda, feed-back. Questa capacità di auto-correzione è totalmente assente nei regimi autoritari. I disastri cruenti che questi hanno provocato e dai quali sono stati travolti dimostrano la loro incapacità di frenare la loro corsa, anche quando è evidente a tutti il loro esito suicida.

Le teorie con cui la scienza spiega i complessi fenomeni del mondo non sono eterne. La scienza è basata su un principio: una teoria va bene fin quando non si dimostra che è superata. Il cambio di teoria è deciso sulla base degli esiti dell’esperienza sperimentale. Dunque anche la scienza è dotata di feed-back, come la democrazia.

Ma il parto del principio scientifico-sperimentale è stato lento e doloroso: per secoli gli alchimisti medioevali hanno rifiutato di far tesoro degli insuccessi nella ricerca della pietra filosofale e nei tentativi di trasformare i metalli in oro. Lo stesso dicasi degli astronomi rimasti fedeli, dopo Copernico, al sistema solare tolemaico, o dei naturalisti creazionisti, che ancora oggi rifiutano la teoria evolutiva di Darwin. Ciò è accaduto quando gli scienziati sono rimasti inchiodati a testi filosofici o religiosi ritenuti sacri, anche quando le teorie sostenute dai testi erano contraddette dalle prove sperimentali.

Analoga mancanza di feed-back dimostrano i regimi che si ispirano a testi sacri di filosofia politica le cui teorie semplificative vanno in contrasto con fatti socio-economici complessi, una volta che tali teorie siano sperimentate sul campo. È propria caratteristica dei regimi autoritari l’ostinazione a costringere crudelmente la società dentro modelli semplici, precostituiti ed immutabili.

La prassi dell’ebraismo rabbinico di sottoporre a discussione e commento anche i testi più sacri ha consentito a rabbini del passato di coltivare le scienze sperimentali, senza che le due attività fossero ritenute contraddittorie. I nostri maestri hanno seguito nelle loro discussioni principi rispettosi del parere della minoranza, principi analoghi a quelli a base della democrazia. Questa prassi intellettuale spiega, forse, la tendenza ebraica a rifiutare in passato i regimi politici autoritari, e spiega viceversa la propensione di questi ultimi a diventare antisemiti.

Ma non è tutto rose e fiori: anche tra noi oggi c’è la tendenza a dimenticare, insieme al valore etico delle mitzvot, l’importanza della democrazia come strumento che consente la correzione delle rotte sbagliate intraprese dalle nostre società complesse.

 

David Terracini

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