Italia

 

Tutti pazzi per il Talmud

di Rav Ariel Di Porto

 

Negli ultimi anni gli strumenti, in modo particolare informatici, per affrontare gli studi ebraici tradizionali si sono moltiplicati, innescando fenomeni molto interessanti, che hanno indubbiamente accresciuto l’interesse generale attorno alla cultura ebraica. Reperire i testi tradizionali non costituisce ormai da tempo una difficoltà, per chi abbia un minimo di dimestichezza con il web. Tantissimi siti ed applicazioni forniscono materiale di assoluta qualità, in forma assolutamente gratuita. Un semplice smartphone, tramite alcune applicazioni, consente di addentrarsi nei testi della tradizione ebraica in qualsiasi momento, ovunque ci si trovi. Una vera manna dal cielo per chi vuole studiare. Anche l’Italia, a modo suo, non è rimasta immune da questa rinascita. Gli studi ebraici in Italia, almeno quelli rivolti al grande pubblico, avevano come ambito principale quello storico, in particolar modo sul periodo della Shoà. L’interesse mostrato nei confronti della cultura ebraica tradizionale era molto inferiore e lasciato, tranne rare eccezioni, all’iniziativa personale degli studiosi. Il precedente più significativo di un’operazione collettiva, in ambiente strettamente ebraico, è la traduzione del Tanakh ad opera dell’Assemblea dei rabbini di Italia, coordinati da Rav Dario Disegni, che risale ormai a cinquant’anni fa. Nel frattempo all’estero, in modo particolare in America ed Israele, venivano pubblicate opere di ampio respiro, come il commento di Kehati alla Mishnà e le edizioni Steinsaltz e Schottenstein del Talmud, che rendevano accessibili per la prima volta i principali testi della tradizione rabbinica anche a coloro che non avevano una formazione tale da comprenderli a pieno, dando una forte spinta agli studi ebraici, anche in ambito accademico. Oggi il Progetto Talmud segna una svolta significativa per gli studiosi di lingua italiana. Certamente si tratta di un proposito molto ambizioso, nel quale in passato si erano cimentate comunità più forti e numerose di quella italiana, prime fra tutte quella israeliana e americana.

 

Il progetto Talmud

L’idea di avventurarsi in questa impresa risale al 2010, quando la professoressa Clelia Piperno, dell’università di Teramo, la propose ad Antonio Agostini, allora direttore generale per la ricerca del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, e a Rav Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma e direttore del Collegio Rabbinico Italiano. Cinque anni fa, nel gennaio 2011, è stato firmato il protocollo d’intesa fra Consiglio dei Ministri, MIUR, CNR e UCEI sul progetto, che è stato avviato, con l’inizio della traduzione, nell’ottobre dell’anno successivo. Al progetto lavora un team molto nutrito, imposto anche dalla natura monumentale dell’opera, che alla fine conterà non meno di 25 volumi, composto da 55 tra traduttori e revisori, 15 redattori, 7 informatici, 4 scientifici, coordinati da Rav Riccardo Di Segni e Rav Gianfranco Di Segni. La notizia dell’intesa, alcuni anni fa, ha provocato una serie di reazioni, anche nel mondo ebraico, che andavano dal disfattista, ritenendo che non fosse possibile tradurre il Talmud adeguatamente, all’entusiastico, oltre a varie perplessità, ma una cosa va detta, e sono certo di non poter essere smentito: questo progetto, indipendentemente dalla sua riuscita e validità, ha dato un impulso agli studi talmudici in Italia senza precedenti, almeno negli ultimi decenni. Basterebbe segnalare il numero di corsi di Talmud che sono stati avviati in varie comunità, fra cui Torino, in seguito alla pubblicazione del primo volume dell’opera, e il numero di presenze, notevole rispetto alla norma, che li ha accompagnati.

 

TRADUCO

Lo Stato italiano ha contribuito in modo determinante alla realizzazione del progetto, tramite il sostegno economico fornito e mettendo a disposizione competenze di primissimo livello. Nello sviluppo del progetto è assolutamente fondamentale l’apporto del CNR. L’istituto di linguistica computazionale del CNR di Pisa ha infatti sviluppato la piattaforma che ha reso possibile il lavoro, il sistema TRADUCO, giunto alla versione gamma, ed oramai in grado di impaginare, ricercare, suggerire traduzioni. Questo sistema, una vera eccellenza nel campo, frutto della ricerca nostrana, ha permesso di affrontare la principale difficoltà che un’equipe di traduttori incontra, ovvero quella di uniformare i testi prodotti da diverse persone, spesso portate a rendere differentemente una medesima espressione. Il testo del Talmud, sezionato in numerosissime piccole stringhe, derivanti dal testo punteggiato, acquisito dall’edizione Steinsaltz, è stato caricato nel sistema. Quando il traduttore esamina una certa stringa, il sistema propone una serie di stringhe, più o meno simili a quella originaria, valutandone il grado di consonanza e visualizzandolo tramite un numero di stelle, variabile da uno a cinque, fornendo al contempo la traduzione che è stata effettuata da altri, che hanno tradotto in precedenza altri brani, già caricati nel sistema. In tal modo il traduttore è consapevole delle scelte operate dagli altri affrontando un testo paragonabile. Ovviamente con il tempo, e aumentando il materiale inserito, i suggerimenti forniti dal sistema divengono sempre più precisi e preziosi. Il sistema presenta vari vantaggi, primo fra tutti quello di essere accessibile tramite un browser ed un accesso ad internet. Questo software, che viene usato per la prima volta nel progetto Talmud, sta mostrando progressivamente le sue potenzialità, e certamente potrà essere utilizzato in futuro, con minimi adattamenti, per altri testi della tradizione ebraica, e per opere in altre lingue.

 

Il primo volume

Il primo volume dell’opera, il trattato Rosh ha-shanà, edito dalla Giuntina, è stato presentato all’Accademia dei Lincei e consegnato al Presidente della Repubblica il 5 aprile, ed è giunto già alla sua terza ristampa, segno di un interesse veemente, e forse inaspettato. Il volume è stato presentato al Salone del Libro di Torino e il 9 giugno in Comunità, con la partecipazione di Sandro Servi, redattore capo del progetto, Rav Alberto Moshè Somekh, direttore della scuola Margulies-Disegni, che ha pronunciato un devar Torà sullo sforzo legato allo studio della Torà, che può rivoluzionare il senso di un’esistenza, volgendola totalmente all’insegnamento, e Rav Jacov Di Segni, fra i traduttori del volume. Dopo i saluti del presidente Dario Disegni, nel corso della presentazione, caratterizzata da una buona partecipazione di pubblico, segnale del grande interesse per l’argomento, sono stati illustrati aspetti generali, ricostruendo la storia del Talmud, indicando le caratteristiche principali delle edizioni a stampa che hanno avuto maggiore fortuna, e descrivendo la considerazione di cui il Talmud godeva in ambito ebraico e non. Rav Jacov Di Segni nel suo intervento ha ricostruito la storia e indicato la natura dei principali commenti del Talmud, sottolineando la gloriosità della tradizione italiana, che ha dato vita a varie opere fondamentali, ancora oggi studiate nelle yeshivot. Ampio spazio è stato dedicato all’illustrazione del funzionamento del software di traduzione, e alla presentazione dell’impostazione dell’opera, corredata da un esteso apparato di note, glossari e approfondimenti sui maestri del Talmud, sulla linguistica e il mondo della natura.

 

Prospettive future

La pubblicazione del primo volume del Talmud ha richiesto alcuni anni, ma contemporaneamente si è lavorato a vari altri trattati, e le uscite si susseguiranno pertanto con un ritmo decisamente più serrato. Questo progetto impegnerà numerosi studiosi di lingua italiana, sparsi per il mondo, ancora per vari anni. È difficile prevedere se anche l’uscita degli altri volumi sarà accompagnata dallo stesso entusiasmo del primo, ma di certo per l’ebraismo italiano ogni uscita - e questo è al di là di qualsiasi altra considerazione l’aspetto principale di questa impresa - fornirà un’occasione di studio e di riappropriazione delle proprie radici profonde.

Rav Ariel Di Porto

Il Talmud in italiano

 

 

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